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Editoria, in senato la Lega prova il salva-Angelucci

Un emendamento firmato da Calderoli concederebbe il «condono tombale» ai deputati-truffatori sui contributi ai giornali.

Giovedì prossimo il decreto Peluffo sull’editoria dovrebbe sbarcare nell’aula del senato per il primo passaggio in vista della conversione. Tra le decine di emendamenti piovuti in commissione Affari costituzionali al senato, spunta una sorta di «condono tombale» per i tanti «furbetti» (tutti di centrodestra) che in questi anni hanno abusato dei fondi per l’editoria perché proprietari di più di un giornale finanziato dallo stato e adesso sono sotto processo per truffa aggravata.

Si tratta, tra gli altri, di pezzi da novanta come Antonio Angelucci (deputato Pdl), Giuseppe Ciarrapico (senatore Pdl), Italo Bocchino (deputato ex Pdl oggi a Fli). A salvarli ci pensa la Lega, con l’emendamento 2.19 firmato dall’ex ministro Roberto Calderoli, Sergio Divina e Roberto Mura. La norma dei leghisti vuole dare un’interpretazione «autentica» (con trent’anni di ritardo…) alla legge 255 del 1990 sull’editoria.

Fuori dal tecnicalese, il Carroccio sostiene che per dimostrare il collegamento tra più testate finanziate non servirebbe più il vecchio e sacrosanto principio del controllo economico (cioè chi le possiede o le amministra di fatto) ma quello, indimostrabile, di «influenza dominante o notevole sull’autonomia della linea editoriale».

Per sovrappiù, l’emendamento cancella anche il controllo «indiretto» (cioè attraverso società apparentemente diverse ma in realtà di un unico proprietario).

Non è una norma «ad personam» ma «ad personas». Angelucci, per esempio, era il proprietario occulto di due testate che ricevevano finanziamenti pubblici: Libero e il Riformista. È vietato e dopo una lunga battaglia legale il Consiglio di stato ha bloccato al deputato-editore tutti i fondi percepiti dal 2006 al 2010 (34 milioni).

Stessa storia per Bocchino (aveva il Roma e l’Umanità, ex organo del Psdi). Con la norma leghista non solo un qualsiasi signore potrebbe comprare tutti i giornali finanziati con soldi pubblici (purché non si faccia beccare al telefono col direttore dandogli la «linea editoriale») ma i truffatori che hanno perso il diritto a quei fondi potrebbero perfino richiederli allo stato. Magari con gli interessi.

Una norma indecente. Sulla quale per fortuna tanto lo stesso relatore del Pdl (Malan) che il governo hanno espresso parere contrario.

dal manifesto del 19 giugno 2012