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Editoria, i numeri di una crisi

Altro che «casta» e vacche grasse a spese dello stato. I numeri dell’editoria sono da brivido e parlano della crisi più grave della sua storia. Invece di aiutare il settore il governo però continua a tagliare qua e là, azzerando di fatto quasi ogni sostegno pubblico. Nell’italia delle parentopoli e delle mance agli enti più oscuri dell’universo è quasi un record.

Tra il 2009 e il 2010, stima l’Fnsi, almeno 1300 giornalisti sono andati in prepensionamento, cassaintegrazione o mobilità. A fine novembre c’erano 384 giornalisi cassaintegrati, 450 in solidarietà e 1.370 in disoccupazione. Nel 2010 l’Inpgi stima di spendere 15 milioni di euro solo per gli ammortizzatori sociali.

Nel giro di cinque anni, i contributi diretti e indiretti dello stato all’editoria sono passati da 640 milioni del 2005 ai 140 milioni del 2010 (dopo il milleproroghe). Un taglio che non ha paragoni in nessun altro settore industriale. Tagliare a tutti in parti uguali è infine il modo migliore per alimentare le disuguaglianze. Se un giornale «finto», per dire, prende 2 milioni invece di 3 cambia poco. Se un giornale «vero» (come questo) perde il 20% delle sue entrate in una notte si crea qualche problema a pagare stipendi e fornitori.

  • Il fabbisogno complessivo dei contributi diretti e indiretti fino al 2005 è stato di 640 milioni.
  • Nel giro di tre anni lo stesso fabbisogno è stato ridotto a 414 milioni (dati 2008).
  • Il 1 aprile 2010 con la soppressione delle tariffe postali agevolate sono stati tagliati ulteriori 230 milioni.
  • Il fabbisogno 2010 dei contributi diretti ammonta a 180 milioni.
  • Il fabbisogno 2010 dei contributi indiretti per le tariffe postali non profit è di 30 milioni.
  • Nel bilancio della presidenza del consiglio per i contributi diretti sono stanziati solo 85 milioni. Perché bisogna ricordare che comunque sul fondo editoria gravano spese che nulla hanno a che fare col settore (convenzione con la Rai, debito pregresso verso Poste spa, spese varie).
  • La legge di stabilità aveva aumentato questo fondo di 100 milioni ma il milleproroghe li ha dimezzati (-50 milioni).
  • A novembre solo tra i giornalisti c’erano 384 cassintegrati, 450 dipendenti in contratto di solidarietà e 1.370 in disoccupazione.
  • Nel 2010 l’Inpgi stima di spendere a bilancio circa 15 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali dei giornalisti (Cigs, solidarietà, mobilità).