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Editoria, Fini rompe il silenzio sui contributi pubblici

Il manifesto è ormai in una «no man’s land». Nella terra di nessuno tra la gestione storica della cooperativa e l’arrivo dei commissari «liquidatori». Grazie a voi in questi giorni abbiamo testardamente bucato molti muri di gomma. Ma il salvataggio e il rilancio di una testata con quarant’anni di storia alle spalle dipendono, purtroppo, da due fattori al di là del nostro controllo.
Il primo, il più grave, è il necessario intervento del governo Monti. Senza correzioni rilevanti e immediate al fondo editoria non chiuderemo il bilancio del 2011 (i tagli, lo ricordiamo, sono retroattivi). E dunque le pagine che avete letto in questi giorni sarà come se non fossero mai esistito. Il battere di un tempo che non è mai stato.

E’ una situazione critica che non riguarda solo il manifesto. Ieri anche il Secolo d’Italia (storico giornale del Msi prima, di An poi e oggi «nel» Pdl) ha annunciato le sue difficoltà.

Da parte del parlamento, a parte pochi sporadici casi (che ovviamente ringraziamo), quasi nessuna voce si è levata contro il suicidio assistito, freddamente certificato, di decine di giornali. Muto Bersani. Silente D’Alema. Distante Casini. Altrove Di Pietro.

Fa perciò ancora più rumore la dichiarazione di Gianfranco Fini, presidente della camera, in difesa del sostegno pubblico ai giornali. Parole prudenti, quelle dell’ex leader di An, ma difficilmente non condivisibili: «Se il legislatore decidesse di non spendere un solo centesimo per l’editoria, questa scelta sarebbe per molti aspetti comprensibile in questa fase di crisi economica, ma comporterebbe la chiusura di alcune testate che per il ruolo che hanno avuto e in nome del pluralismo meritano di sopravvivere», ha detto il presidente della camera. Nel garantire i finanziamenti alle testate, ha aggiunto, «si deve partire proprio da queste, che hanno un particolare valore culturale e politico».

Non una dichiarazione (nemmeno dal Pd) sui 113 milioni fatti sparire da 5-6 parlamentari del Pdl per finanziare giornali più o meno inesistenti. Milioni che fanno impallidire le «mazzette» di Tangentopoli ricordate in questi giorni.

L’informazione nell’era Monti è una storia che somiglia a quella di decine di vertenze di lavoro raccontate su queste pagine. Sali sulla torre o sul tetto, digiuni, lotti. Ma sei solo. La politica è sempre altrove. Il mercato è diventato un «giudizio di dio» al quale nessuno si può sottrarre.

Come avete letto grazie al bilancio presentato dal nostro cda e da Valentino Parlato, da diversi mesi non possiamo più contare sull’accesso al credito bancario. Una situazione critica per qualunque impresa, aggravata dall’avvio della liquidazione coatta che ci impedisce anche formalmente un’interlocuzione con le banche.

Diciamola così: ormai siamo nel mercato «puro». Viviamo alla giornata. Solo le vendite ci consentono di comprare la carta per stampare il giornale. Ma sono ancora troppo basse. Con voi siamo stati più trasparenti di qualunque altra impresa. Vi abbiamo detto tutto: dai nostri debiti ai nostri stipendi. Le difficoltà e i pregi li conoscete.

Nonostante i vostri sforzi (e i nostri per offrirvi un «prodotto» almeno adeguato), il traguardo delle 30mila copie giornaliere in edicola non è ancora stato raggiunto. I dati di vendita sono parziali, resi molto più complicati dalla neve, ma bisogna fare di più. Nei prossimi giorni vi regaleremo molte altre sorprese. L’obiettivo lo vediamo, è lì a un passo. Ma dobbiamo arrivarci. Tutti insieme.

dal manifesto del 18 febbraio 2012

  • matteo

    Caro Matteo
    ti segnalo che giovedì al Senato verrà discusso l’emendamente 2.19 al DL sull’editoria che prevede di salvare Libero Riformista Angelucci Bocchino e Ciarrapico e annullare le sanzioni di Agcom e le sentenze del Consiglio di stato
    http://www.ccestudio.it/public/doc/emendamenti%20in%20CommAffariCost.pdf
    L’emendamento è di CALDEROLI, DIVINA, MURA ! Anche la lega mangia….la partita vale varie centinaia di milioni che lo Angelucci e compari potrebbero non restituire mai più allo stato !