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L'urto del pensiero

Eclissi dell’umano. Utero…Tecnica…Sinistra

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di PAOLO ERCOLANI

 

«Ai giorni nostri ogni cosa pare gravida del suo contrario. La macchina, che possiede il meraviglioso potere di abbreviare il lavoro e di renderlo più produttivo, cagiona la fame e l’eccesso di fatica. Si direbbe che ogni vittoria della tecnica venga pagata da una sconfitta morale. Nella misura in cui diviene padrone della natura, l’uomo diviene schiavo dei suoi simili e della sua propria infamia. Anche la pura luce della scienza sembra necessitare, per risplendere, delle tenebre dell’ignoranza. Tutte le nostre invenzioni e i nostri progressi paiono aver l’unico risultato di dotare di vita e di intelligenza le forze materiali e di abbassare l’uomo a forza materiale. Alcuni partiti politici possono deplorarlo, altri possono auspicare di essere liberati dalla tecnica moderna e in pari tempo dai conflitti moderni. Per quanto ci riguarda, noi non ci lasciamo abbindolare dallo spirito perfido che non si stanca di segnalarci tutti questi contrasti» (K. Marx, Speech at the Anniversary of the People’s Paper, in «People’s Paper», 19 aprile 1856).

«Ci fanno vedere troppi alberi per impedirci di vedere la foresta».

È la metafora che utilizzava il filosofo Gunther Anders per spiegare come, se ci si perde nel «cattivo infinito» delle parti, si possono smarrire i contorni del tutto.

Il tutto e le parti si condizionano reciprocamente, come insegnava Hegel, ma non sono identiche.

La verità del rapporto fra il tutto e le parti consiste nella «mediazione», e questa mediazione è data dalla capacità di innalzarsi a una visione di insieme per cui, anche considerando i tanti (e diversi) alberi singolarmente, tuttavia non ci sfugga il tipo di foresta di fronte alla quale ci troviamo.

La visione d’insieme

Insomma, la considerazione dei tanti e molteplici aspetti problematici (di una vicenda, di un problema, di un’epoca), risulta vana, sterile ed improba qualora ci si limiti a perdersi fra i singoli episodi (che per natura sono infiniti, di qui il «cattivo infinito» di cui parlava Hegel) senza impegnarsi nella fatica concettuale di assurgere a una visione di insieme.

Di fermare il punto chiaro, il «paradigma» attraverso cui comprendere di fronte a quale tipo di foresta ci troviamo.

Diritti civili per le coppie omosessuali e omofobia, step-child adoption, maternità surrogata, utero in affitto, maschilismo, femminismo, sono solo alcuni dei tanti «alberi» con cui il sistema tecno-finanziario vuole confondere la nostra visione (e il nostro intendimento).

Vederli in maniera sconnessa serve a suscitare polemiche e dibattiti, divisioni e audience. Alimentando in questo modo il meccanismo perverso della competizione ideologica, per cui si è pronti a dividersi su qualunque incomprensione invece di trovare quell’accordo che viene prodotto dalla comprensione ragionata.

Comprensione del problema, appunto, ossia stando all’etimologia del termine la capacità di raccogliere tutti gli elementi e pervenire a una visione di insieme che, a quel punto (e solo a quel punto), consente un’interpretazione unitaria e coerente dei singoli fatti.

Non è un caso che, per esempio, anche a Sinistra ci si divida sulla questione dei diritti e dei corpi regolati secondo la logica del profitto.

Quando manca la visione di insieme, quando si è sprovvisti del paradigma con cui intendere (unitariamente) i tanti fatti ed episodi, ci si azzuffa sugli alberi perfettamente incapaci di scorgere la foresta.

La foresta, la visione di insieme a cui secondo me dovremmo tutti innalzarci in vista della «comprensione», è quella per cui a caratterizzare la nostra epoca è l’assalto definitivo, totale, mai come oggi così trionfante del sistema tecno-finanziario all’essere umano.

Assalto all’essere umano

Essere umano che, in questo modo, viene strumentalizzato per finalità che non sono le sue e mercificato in vista di guadagni che non lo riguarderanno.

Fin dalle sue origini l’economia ha innescato il meccanismo di sfruttamento dei pochi privilegiati nei confronti dei tanti subordinati, ma oggi essa vede nell’incredibile sviluppo di una tecnologia mai così evoluta, influente e pervasiva, un alleato fenomenale per ridurre, finalmente in maniera integrale, i corpi e le menti delle persone a merce utilizzabile in vista delle uniche due stelle comete consentite in questa galassia: il profitto e il progresso. Spesso proprio con il consenso entusiasta degli stessi sfruttati, convinti di perseguire una propria autodeterminazione in vista del soddisfacimento di bisogni fittizi che, in realtà, fanno il gioco di un sistema produttivo disumano.

Costi quello che costi.

E spesso, sempre più spesso, il costo è dato dall’essere umano. Dalla sua dignità come dai meccanismi più elementari del suo essere nel mondo.

Tutto quello che il progresso tecnologico e la possibilità economica consentono, in questa ottica, diventa perfettamente lecito e perseguibile.

Senza che ci si fermi per un attimo a porsi le domande fondamentali, in questa epoca che ha innalzato la velocità a dogma indiscutibile, per cui non solo chi si ferma, ma persino chi rallenta è perduto. Peccato che la comprensione di un problema avviene rallentando, a differenza della furia ideologica. Che invece è libera di sfogarsi nell’orgasmo compulsivo di un post in Rete.

Fermiamoci!

Si comprende leggendo un libro e dialogando con le persone. Si incappa nella cieca furia ideologica quando ci si sottomette all’immediatezza dei social network o ai tempi contingentati di una televisione schiava dell’audience e della pubblicità.

E quali sarebbero queste domande fondamentali su cui nessuno (o pochi) sembra volere o potere fermarsi a riflettere?

Stando al paradigma dell’umanesimo sociale, dovremmo chiederci, per esempio e al di là di ogni posizione ideologicamente pregiudiziale: ma siamo sicuri di voler andare verso un mondo in cui è la tecnica a stabilire come dobbiamo venire al mondo?! Siamo sicuri che vogliamo delegare alla tecnica la possibilità di consentire ciò che la natura non prevede?! Siamo così sicuri che se la natura non contempla certe «possibilità» è cosa buona e saggia «crearcele» per conto nostro?! Siamo sicuri che anche questo non significhi tradire quel concetto di «ecologia» che pur tanta importanza ricopre nell’orizzonte della Sinistra e non solo?! Siamo davvero così sicuri, inoltre, che vogliamo delegare tutto questo a una tecnica che è evidentemente ancella dell’economia, per cui non ci si fa scrupoli a mercificare il corpo della donna (ma anche il seme dell’uomo, malgrado la «consistenza» delle due situazioni sia imparagonabile)?! Non è un abominio tornare alla donna come «instrumentum procreationis», con la sola scusante che ella può però trarne un guadagno economico, quindi autodeterminarsi fiera mentre si immola alla logica del dio Mercato?! Non è altrettanto abominevole che, per esempio, negli Stati Uniti stanno già emergendo delle possibilità per cui, in base all’entità della cifra di chi paga, si potrà garantire un figlio più alto o più basso, più o meno biondo, con un quoziente intellettivo adeguato alla cifra sborsata? Siamo così sicuri di voler lasciare tutto questo a una tecnica che è benedetta (e quindi rigorosamente regolata) dalla logica del profitto (tanto paghi tanto ottieni: peccato che si parla di esseri umani)?! Vogliamo veramente un mondo dove chi se lo può permettere otterrà figli alti, biondi e intelligenti mentre ai poveri verrà proposta con entusiasmo la possibilità di vendere i propri corpi in cambio di un guadagno più o meno cospicuo?!

Umanesimo sociale

 

Analizzata con questa lente, si capisce che c’entra poco l’omofobia (io non sono omofobo, e anzi: sbrighiamoci a riconoscere le unioni civili e a permettere agli omosessuali di adottare bambini!), così come poco (o nulla) c’entrano il femminismo e il maschilismo.

A essere in gioco è l’essere umano con la sua dignità e il suo diritto a essere fine (e non mezzo) di ogni agire politico e sociale (umanesimo), e un’idea di giustizia sociale per cui non sia il denaro a rappresentare il fattore discriminante per il tipo di nascita, di vita e di morte che riguarda ognuno di noi.

Una Sinistra che voglia dirsi veramente tale, che voglia abbracciare il tempo moderno mantenendo la sua radice antica (la difesa degli umili e degli oppressi in nome di una quanto possibile uguaglianza), non può non cogliere che oggi, qui e ora, la battaglia da condurre riguarda l’essere umano e la difesa dei suoi spazi di dignità e di autonomia rispetto alle forze oppressive della tecnica e dell’economia.

Una Sinistra veramente degna di questo nome non può abdicare a questa grande battaglia, su un terreno nuovo e con contesti e rapporti di forza mutati (che quindi richiedono teorie e prassi conseguenti).

Non può essere la Sinistra ad arrendersi essa per prima alla logica del profitto (e di un progresso tecnologico che tutto consente), proprio mentre l’ondata neo-liberista sta privando i cittadini di diritti e tutele conquistati a fronte di lotte secolari. Non può essere la Sinistra a comportarsi in maniera tale per cui la possibilità economica fa passare in secondo piano quanto non consentito (ai comuni cittadini) dalle leggi della natura come da quelle dell’uomo (per quanto queste ultime da modificare e migliorare). Non può essere la Sinistra (legata alla questione morale) ad abdicare al senso alto e profondo della responsabilità, per cui i comportamenti privati di una personalità pubblica (che quindi vive anche i grossi benefici, di quell’essere personalità di pubblico rilievo) assumono inevitabilmente un valore simbolico e persino esemplare.

Non può essere la Sinistra ad abdicare all’etica della responsabilità pubblica e dell’interesse collettivo, per cui il comprensibile sentimento individuale (volontà di paternità) giustifica qualunque atto che renda possibile la realizzazione di quel sentimento stesso (per esempio il comprare e utilizzare un corpo femminile; ma anche pianificare a tavolino la nascita e la crescita anomala di un bambino, per definizione creatura innocente, che magari sarà più alto, più biondo o più intelligente a seconda di quanto alta sarà stata la transazione economica).

Il sentimento individuale, per quanto comprensibile, va frenato e regolato dalla ragione etica, altrimenti si arriverà a consentire, per esempio, l’uccisione da parte di un padre del tizio che ha violentato la figlia. E chissà che altro, sulla base di questa idea romantica ma abnorme secondo cui, a fare legge, dovrebbe essere il sentimento privato.

Non può, soprattutto e infine, essere la Sinistra a legittimare un agire sociale che non sia il prodotto anche della riflessione, di una comprensione frutto del ragionamento pacato e privo di pregiudizi ideologici (e di interessi strettamente privati).

Davvero, fermiamoci. Cogliamo questa occasione per fermarci e ragionare sulle implicazioni più gravi di una mutazione antropologica gestite dalla tecnica e dall’economia.

Non ce ne facciamo un cazzo del bellissimo slogan sul «restare umani», una volta che abbiamo lasciato trionfare tutte quelle condizioni che ci impediscono di esserlo. Umani!

  • Alfredo

    Mi trovo d’accordo con questo articolo…

  • Giovanni Lamagna

    sono sostanzialmente d’accordo con Ercolani

  • GIAMPIETRO

    niente da aggiungere,sono completamente d’accordo…bellissimo articolo

  • atregl

    un articolo venato da un forte maschilismo, eurocentrico, razzista e colonialista, incapace di comprendere molte cose della GPA….e infatti parla solamente della voglia di paternità ed è incapace di confrontarsi con la voglia di maternità di tante donne di coppie etero che si possono permettere la pratica in USA o in UK. Un articolo che tace del fatto che la GPA è utilizzatissima in tutti paesi dell’Asia da parte delle coppie piu’ acculturate ed istruite. L’estensore dell’articolo è ignorante in tutto: bastava guardare da anni i telefilm Usa o le serie indiane o vietnamite per capire che la GPA è una realtà assodata…….siete una sinistra incapace di rapportarsi con il mondo circostante. Siete uguali a color che bloccarono la PMA con la legge 40 costringendo decine di migliaia di coppie italiane ad andare a Barcellona o in Croazia o a Londra a praticare la PMA

  • atregl

    con questa sinistra che vuole uno stato etico che puo’ dire cosa devo fare o non fare per diventare madre o padre non c’è nulla da discutere, è la sinistra che sui diritti individuali è sempre ad arrancare e all’inseguimento, dai tempi del divorzio e dell’aborto

  • atregl

    siete la stessa sinistra che è rimasta spiazzata dal fatto che “il grande fratello” ha avuto successo , perché non vedevate il paese che cambiava, la stessa sinistra che non sa che fare di fronte ai social media e al loro modo di rivoluzionare l’informazione e il modo di essere connessi tra persone sinistra che si meraviglierebbe dello scoprire del’ipersessualità degli over 60, siete la stessa sinistra che dice che bisogna leggere senza capire come si sono trasformate le librerie, la lettura e i consumi culturali del mondo intero, la stessa sinistra che definisce le casalinghe o i casalinghi disperati mentre non capisce la loro vitalità
    , ecc. insomma la sinistra che per il suo venire sempre dopo sui fatti del mondo è stata sconfitta in Italia alla fine del XX secolo e ancora non riesce a capire perché.

  • paola

    Constato con piacere che c’è ancora qualche persona capace di vedere che “Il re è nudo”. Troppe altre sono troppo impegnate a convincere le donne di quanto sia gratificante e giuoiso esercitare le uniche libertà che il patriarcato ha ovunque e sempre ricnosciuto loro: prestare servizi sessuali e/o servizi riproduttivi a richiesta del medesimo.

  • Albin Planinc

    Ho letto gli ultimi due articoli del blogger/filosofo. Lo inviterei ad essere più sintetico (o se vogliamo “semplice”). Condivido il suo pensiero, ma credo che ci guadagnerebbe di molto in appeal se sfrondato da orpelli che se da un lato mostrano ampiezza di cultura dall’altro sono dispersivi e lo rendono un po’ troppo “labirintico”.

  • Albin Planinc

    era spiazzata anche la sinistra degli anni trenta del Novecento, che non aveva compreso “a tempo” le novità di fascismo e nazismo. Poi si sa come andarono le cose….

  • Albin Planinc

    se certi diritti individuali si possono realizzare solo se hai soldi non sono più universali. In tal caso si chiamano privilegi, privilegi di classe.