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Anziparla

Ecco la delibera sul cimitero dei feti

Finalmente, con significativo ritardo, è stata pubblicata la delibera approvata a maggioranza a fine ottobre dal comune di Firenze sul  cimitero dei feti. Dopo la notizia – ma prima che il testo fosse disponibile – ci sono state molte e diverse interpretazioni, giustificazioni e spiegazioni su quello che era stato deciso. Con conseguenti accuse, spesso molto violente e offensive.

Gli argomenti di chi difendeva la delibera (utilizzati anche da chi quella delibera l’ha votata e l’ha voluta) erano e restano più o meno gli stessi: puro atto amministrativo, questione di civiltà, difesa della libertà delle donne, di un diritto, del dolore di una madre o di un padre.

Testo alla mano, rivediamo i vari argomenti, le diverse posizioni e cerchiamo di stabilire che cosa è stato effettivamene deciso. Per rispondere alla domanda finale, ma che ci eravamo poste fin dall’inizio: quello della delibera è un atto amministrativo o un gesto politico-ideologico? E ancora: a Firenze è stato istituito un cimitero dei feti?

LA SEPOLTURA O LA TUMULAZIONE DEI FETI E DEI “PRODOTTI DEL CONCEPIMENTO” ERA POSSIBILE A FIRENZE PRIMA DELL’APPROVAZIONE DELLA DELIBERA?

SI. A Firenze come altrove. E’ già permesso seppellire il feto se lo si considera una persona o tumulare quelli che vengono definiti “prodotti del concepimento” sotto la decima settimana. Se sono in gioco un diritto e il rispetto di una libertà, bene, questi sono già garantiti a livello nazionale. La questione è infatti normata fin dal 1990 da un decreto presidenziale (art. 7 del DPR 285/1990):

2. Per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta età di
gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano
presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che
all’ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati come nati
morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati
dall’unità sanitaria locale.
3. A richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti
con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta
età inferiore alle 20 settimane.
4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono
tenuti a presentare, entro 24 ore dall’espulsione od estrazione del
feto, domanda di seppellimento alla unità sanitaria locale
accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di
gestazione ed il peso del feto.

LA DELIBERA FIORENTINA SI LIMITA A RECEPIRE LA LEGGE NAZIONALE?

NO. E’ vero che la delibera del comune di Firenze riguarda l’aggiornamento del regolamento di polizia mortuaria che non veniva rinnovato dal 1969. Ma non si limita a recepire la legge nazionale, fa qualcosa di più. Istituisce e istituzionalizza la sepoltura dei feti in un’area dedicata. Si tratta insomma di un regolamento che rinvia ad una prassi. Prassi che è proprio quella di aver individuato una zona e di averla destinata ad uso esclusivo.

Ferme restando le pre­vi­sioni del piano di set­tore cimi­te­riale, in rife­ri­mento alle sepol­ture pre­vi­ste ai sensi dell’articolo 7 decreto del Pre­si­dente della Repub­blica 10 set­tem­bre 1990, n. 285 e nel rispetto dell’articolo 50 comma 1 let­tera d) del mede­simo D.P.R., è con­fer­mata la prassi con­so­li­data e ven­gono pre­vi­ste le seguenti dimen­sioni per gli spazi:

– profondità non inferiore a cm. 80

– Lunghezza non inferiore nella parte più profonda a cm. 50

– Larghezza non inferiore nella parte più profonda a cm. 40

Tali spazi, della durata del turno ordinario di rotazione, devono distare l’uno dall’altro almeno cm. 50 da ogni lato. E’ consentita l’installazione di copri fossa, monumentini e altri ricordi, in conformità delle previsioni previste in via generale per le inumazioni in area concessa a privati. Tali concessioni non sono rinnovabili.

LA DELIBERA FIORENTINA È UN ATTACCO ALLA 194?

SI. E’ una delle azioni simboliche più efficaci e provocatorie della guerra che da anni viene combattuta per ottenere l’annullamento della legge 194. Legge che è già sostanzialmente inapplicata in gran parte del territorio nazionale a causa di un’adesione massiccia all’obiezione di coscienza: diritto che non può non essere riconosciuto, ma che non può ostacolare l’applicazione di una legge. La scelta di voler seppllire un figlio mancato riguarda il privato a cui si deve assicurare rispetto. L’istituzionalizzazione della sepoltura dei feti con un luogo, un servizio, un iter pubblico è un qualcosa invece che supera la dimensione personale e apre la strada al conferimento dello status di “cittadini morti” ai feti. E’ un’azione che fa regredire la discussione e non va nella direzione di migliorare le cose.

A questo si aggiunge una notizia di quegli stessi giorni: il Consiglio regionale della Toscana, il 2 ottobre, ha respinto – con un solo voto di scarto (17 a 16) e grazie al voto contrario dei gruppi di opposizione e a quello di alcuni consiglieri del Pd che hanno votato contro il loro stesso gruppo – una mozione che chiedeva maggiori garanzie per l’applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Il documento proponeva di porre limitazioni ai medici obiettori chiedendo di verificare, presso gli Ordini provinciali dei medici, l’istituzione «di elenchi di medici non obiettori e medici obiettori» consultabili dai cittadini; chiedeva che nei curricula per i concorsi ospedalieri venisse «esplicitata la posizione riguardo all’articolo 9 della legge 194»; di verificare che le Asl organizzassero «servizi di controllo e garanzia del servizio»; di vincolare «la scelta per un periodo di tempo di almeno tre anni, analogamente con quanto avviene con le nuove assunzioni»; e, infine, di implementare «le informazioni sul percorso per l’interruzione volontaria di gravidanza in tutti i presidi sanitari e sui loro siti». Chiedeva infine di tutelare «la professionalità del personale non obiettore da non relegare esclusivamente ai servizi di interruzione volontaria».

CHI HA CRITICATO LA DELIBERA FIORENTINA È ABORTISTA?

NO. Non è in discussione il divieto di seppellire i feti, cosa che, come abbiamo visto, è già garantita da una legge nazionale. Si tratta di non “istituzionalizzare” una pratica. Chi a Firenze, come Tommaso Grassi consigliere comunale di Sel, ha votato contro la delibera ha chiaramente spiegato che «non c’era alcuna intenzione di andare contro la legge nazionale, ma si chiedeva semplicemente, con un emendamento che però è stato bocciato, il semplice recepimento della legge nazionale nella delibera senza andare oltre. Cosa che non è avvenuta. Nella delibera il cimitero dei feti non viene nominato ma viene fatto. Si introduce insomma una cosa non prevista dal regolamento nazionale. Per un semplice recepimento di quest’ultimo bastava modificare l’articolo 65 che disciplina l’accoglimento nei cimiteri comunali.». Marina Terragni, tra le prime a dare la notizia sull’approvazione della delibera, ha spiegato molto bene chi sono i veri abortisti, in questo post.

CHI, SUBITO DOPO L’APPROVAZIONE DELLA DELIBERA, HA MOSTRATO IL PROPRIO ENTUSIASMO?

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Il 2 novembre, il cardinal Betori prima nell’omelia del giorno e poi con un tweet, ha «ringraziato» il Comune per la scelta di aver approvato il «cimitero dei feti» e per aver deciso di prendersi cura anche dei «bambini non nati».

A FIRENZE È STATO ISTITUZIONALIZZATO UN CIMITERO DEI FETI? 

SI. Lo spiega e lo ribadisce lo stesso sindaco di Firenze Matteo Renzi, candidato alla segreteria del Pd alle primarie del prossimo 8 dicembre, nella newsletter di giovedì 31 ottobre e anche martedì 12 novembre. Renzi ha rivolto gravi accuse (quella di essere dei “professionisti dell’ideologia”) a chi ha sollevato la questione e criticato il contenuto della delibera: delibera che ha definito «un’iniziativa doverosa e semplice: «la possibilità per i genitori dei bimbi nati morti di seppellire i propri figli».

E ancora, insiste sulle parole “bambini nati morti”, sulla possibilità di seppellimento (come abbiamo visto mai negata e già normata) e soprattutto sulla questione di cui stiamo discutendo e che risulta dirimente: il fatto che ci sia già e che sia stato istituzionalizzato da un preciso regolamento un “luogo appositamente indicato”: 

«Seppellire i bambini morti in utero non ha niente a che vedere con la legge 194 o con il diritto all’aborto. Non è obbligatorio, né esiste alcuna forma di costrizione psicologica. Ciò che deve essere consentito, perché previsto per legge da venti anni in Italia, è che i genitori che perdono un bambino durante la gravidanza abbiano la possibilità, se lo vogliono, di seppellirlo in maniera civile ed in luoghi degni, appositamente indicati dai regolamenti cimiteriali del Comune Il fatto di voler dare dignità a creature desiderate, volute, amate e non venute alla luce non mina in nessuna modo l’applicazione della legge 194. La libertà di ognuno (e quindi i suoi diritti) finisce quando collide con quella altrui ma dove le due libertà viaggiano parallele come in questo caso non vi è ragione di apporre paletti».

Post scriptum:

Il 6 novembre Cristina Giachi, che fa parte della direzione regionale del PD ed è Assessore all’Educazione, Fondi Europei, Università, Ricerca, Politiche Giovanili e Pari Opportunità del Comune di Firenze è intervenuta sulla questione parlando di «disinformazione» e ribadendo varie questioni: non è stato istituito niente si p trattato di un puro recepimento.

Schermata 2013-11-06 a 22.37.00

Dichiarazioni smentite nell’intervista della vicesindaca Stefania Saccardi che come Cristina Giachi ha votato per la delibera uscita su Avvenire in cui spiega molto chiaramente come stanno le cose: «a Firenze si è pensato di dedicare a questo servizio uno spazio apposito, in cui poter erigere anche lapidi, perché chi ha la convinzione che quel feto è una persona possa avere la libertà di seppellirla come tale». L’approvazione nel nuovo regolamento era stata bloccata già nel 2012, proprio per le polemiche sullo spazio per i “bambini non nati”. Adesso invece il testo è passato con 30 voti a favore (compresi quelli del Pd), 4 contrari e 7 astensioni: per tenere unita la maggioranza però è stato necessario ritoccare il testo, togliendo i richiami espliciti alla sepoltura dei feti e rimandando in maniera più generica alla legge nazionale. «Un compromesso che mi ha lasciata molto perplessa – commenta il vicesindaco Saccardi – perché si accetta che una cosa venga fatta, purché non la si metta per scritto». “La cosa” è stata fatta. 

Twitter: @glsiviero

  • Jacopo

    “Non ho mai sentito nessuna donna incinta, anche in procinto di abortire, parlare di “grumi di materia”, “feto” o “materiale abortivo”. Anche nel linguaggio comune, quando parlano con me in qualità di ginecologa, dicono “il bambino”, o “mio figlio”. E questo a prescindere dal fatto che dopo poche ore affronteranno una interruzione di gravidanza. A maggior ragione quelle pazienti che sono al quarto o quinto mese: come ho detto prima, per loro è un figlio a tutti gli effetti”. Alessandra Kustermann

    http://www.huffingtonpost.it/2013/11/06/alessandra-kustermann-i-cimiteri-per-bambini-non-nati-_n_4223203.html

  • Jacopo

    ““Posso dirlo? Lo trovo un dibattito molto vetero. Una perdita di tempo. Persone a me vicine hanno scelto di interrompere con dolore una gravidanza al quinto mese perché sapevano che quel bambino era molto malato o non sarebbe sopravvissuto. Ecco, sapere che avrebbero potuto seppellire quel figlio nella tomba di famiglia le ha aiutate a metabolizzare il dolore””. Alessandra Kustermann

    http://www.huffingtonpost.it/2013/11/06/alessandra-kustermann-i-cimiteri-per-bambini-non-nati-_n_4223203.html

  • giuliasiviero

    Non è in discussione la qualità del dibattito (e anche fosse, “vetero” femminista non la considero una diminutio). Chi vuole seppellire un feto o come lo vuole chiamare, con rispetto degli altri e Lidia Ravera ha chiarito il suo primo post, LO PUÓ GIÀ FARE.

  • Antonella

    Proprio non capisco, perchè destinare una zona del cimitero ai feti minerebbe la 194? Se una donna che ha perso il suo bambino lo vuole seppellire deve farlo senza disturbare e che non si sappia troppo in giro? Che cosa pretende, che non se ne parli? Guardi che non è questo il modo di difendere la 194.