closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Quinto Stato

Ecco come Renzi divide le università in serie A e B

@Tam Tam

@Tam Tam

La riforma Madia della pubblica amministrazione vincola l’accesso ai concorsi pubblici alla valutazione delle università e non solo alla laurea. Studenti,sindacati, rettori, M5S e Sel, tutti contro il governo: «Classista». «Incostituzionale». «Mette Nord contro Sud». «Abolisce il valore legale del titolo»

***

Dopo la scuola, ora è il turno dell’università. Erano in molti a pensare che la «Buona Università» – il nome scelto per sancire definitivamente l’esistenza di atenei di «serie A» e di «serie B» in Italia, come sostenuto dal Presidente del Consiglio Renzi in un discorso al Politecnico di Torino del 19 febbraio scorso– sarebbe arrivata in autunno. Invece il governo ha pensato di anticiparla a luglio con l’emendamento 13.38 all’articolo 13 della riforma della Pubblica amministrazione presentato dal deputato Pd Marco Meloni (già lettiano e ex responsabile università del Pd) in commissione Affari Istituzionali alla Camera. Nei fatti è l’abolizione del valore legale della laurea come criterio qualificante per l’accesso ai concorsi pubblici. Così è stato inteso ieri l’emendamento da rettori, studenti e sindacati, uno schieramento non certo «naturale»: «Allucinante», «classista», «incostituzionale», «brutta copia del modello americano», «aggraverà le disparità tra atenei del Sud e del Nord».

L’onda dell’indignazione ha travolto Meloni il quale intendeva escludere dai concorsi per la P.A. requisiti come «laurea di primo livello con voto minimo 100» e vincolare il voto medio a quello conseguito dalla facoltà nell’ambito – probabilmente – della valutazione dell’ente dedicato a questo scopo, l’Anvur creato dalla riforma Gelmini. Contro il governo si è alzato un fuoco di fila: dal presidente della Crui Paleari («Stanno pensando di abolire il valore legale del titolo di studio?») alla Funzione Pubblica della Cgil (Dettori: «Introdurranno una nuova diseguaglianza tra studenti di serie A e B») e alla Flc-Cgil (Pantaleo: «Dove starebbe il merito in tutto questo? Diminuiranno ancora le iscrizioni, soprattutto nel sud anche per l’assenza di una seria legge sul diritto allo studio»).

Ci si è messa anche la politica con il Movimento 5 Stelle: «Dopo la riforma della scuola, una nuova porcata – sostengono i parlamentari – Renzi spacca in due il paese». Per il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni non è «una selezione per censo. Questo è classismo». E gli studenti: «Questa norma incentiverà la concorrenza tra gli atenei, è una variante dell’abolizione del valore legale del titolo di studio sostituito dalle classifiche contestate dell’Anvur – sostiene Alberto Campailla del coordinamento universitario Link – Lo diciamo subito: non siamo disposti a discutere. Bloccheremo queste follie». «È una politica completamente scollegata dalle condizioni reali degli atenei e degli studenti. Siamo stufi che continuino a giocare sulla nostra pelle» ha aggiunto Gianluca Scuccimarra dell’Udu.

Poi è arrivata la conferma da parte dello stesso Meloni. Lui era intenzionato a escludere la laurea di primo livello dai requisiti per i concorsi (dove ci sono), stabilendo «il voto medio di laurea di classi omogenee di studenti». Al resto ci ha pensato il governo che ha introdotto «un criterio di delega tale da definire una differenziazione tra atenei» sostiene Meloni. Il fuoco di fila ha prodotto un risultato: è stato dunque il governo, e non un semplice deputato, a volere trasformare la valutazione della ricerca e della didattica degli atenei a criterio integrativo per l’accesso ai concorsi pubblici. Nei fatti un grave attacco al principio del valore legale del titolo di studio che non gode certo di buona salute ed è costantemente oggetto di attacchi, soprattutto dall’inizio della crisi, da parte di tutti i governi dell’austerità e delle piccole o grandi «intese» (confindustriali). Meloni ha aggiunto una frase non certo rassicurante: «Se il governo e la maggioranza intendono mantenere questa impostazione, è necessario definire il criterio di delega e le intenzioni del governo nel successivo decreto». In altre parole, attraverso un emendamento trasformato dall’intervento diretto del governo si cerca di far saltare un grappolo di norme costituzionali, senza aspettare la riforma che potrebbe negare ai docenti il contratto da dipendenti pubblici e applicare un Jobs Act ai ricercatori precari (questi gli annunci della responsabile Pd scuola-università Francesca Puglisi).

Il progetto del governo Renzi risale, in realtà, a un’iniziativa analoga adottata dal governo Monti nel gennaio 2012. Allora si cercò inutilmente di abrogare il valore legale della laurea, modificando il sistema di «accreditamento» degli atenei e privilegiando quelli «eccellenti» da quelli più poveri del Sud ai quali sarebbero stati erogati fondi decrescenti. L’ossessione è rimasta la stessa: una laurea presa a Bari non deve avere lo stesso valore di una presa alla Bocconi di Milano.

  • paola

    il movimento 5 stelle ha tra i punti del suo programma proprio l’ abolizione del valore legale del titolo di studio. hanno forse cambiato idea? mi sono persa la consultazione con la Rete….

  • Antonio Calamonici

    che il percorso universitario necessita di rivisitazione siamo d’accordo, ma non deve andare a scapito dello studente e a maggior ragione di chi studia. Il concorso deve essere aperto a tutti allo stesso modo e dare accesso ai più meritevoli. Vi sono persone che nonostante la complessità del percorso universitario di appartenenza, sono capre in quanto studiano a memoria e superano comunque brillantemente gli esami, ma poi? nella pratica? non hanno capito molto. Altri studenti che nonostante i lascivi prof e i programmi smilzi che gli vengono presentati e, per cause di forza maggiore impossibilitati a cambiare ateneo, escono molto preparati in quanto formati autonomamente, con approfondimenti e comprensione più ampia della materia. Perché penalizzarli????? E’ assurdo pensare che questo sistema assicuri nelle pubbliche istruzioni professionisti maggiormente preparati. Credo che in tutto questo non si stia prendendo in esame lo studente e il suo futuro a 360°,ma il controllo sull’ateneo e un sistema punitivo educativo agli studenti raffigurandoli in un tutt’uno a forma di maschera “furbetta”. Volete la preparazione e non la furbizia? Bene, cominciate a cambiare l’accesso alla politica e fate in modo che la gente che vi entra sia veramente in possesso delle qualità empatiche e cognitive necessarie alla ricerca e all’attuazione del miglioramento di questo paese. creiamo per esempio una classe dirigente/formativa valutativa dell’ateneo al fine di mantenere alti insegnamenti, valutazioni e ricerca. Creiamo ambienti migliori per gli studenti, ma non penalizziamo il loro accesso al lavoro, già difficoltoso. Per esempio creiamo degli standard formativi più misurati: sia nell’insegnamento che nella valutazione. Obbligatori per esempio i laboratori in certe discipline per valutare direttamente sul campo e praticamente ciò che lo studente ha compreso. I laboratori attuali sono solo un prolungamento della materia non una sua verifica di applicabilità. Inventiamoci un modo differente di fare scuola.

  • spd eight

    Questa mi giunge nuova .. Hai un link a supporto dell tua accusa?

  • paola

    Basta leggere il programma con cui si sono presentati alle politiche. Non mi sembra un’ accusa….

  • GiacomoXT

    Nel programma elettorale del 2012 del M5S, alla voce “Istruzione”, è riportato al quinto punto l’abolizione del valore legale del titolo di studio: http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf

    Anche a me suona veramente strano che il Movimento abbia cambiato idea su una cosa che avevano addirittura inserito nel programma elettorale.

  • Annamaria Monteleone

    Vorrei sapere secondo quale credito viene stabilito che un università é migliore di un altra. Frequento giurisprudenza all’unical e mi sono confrontata con colleghi di Roma che sono delle capre mentre io mi “faccio il culo” e faccio 10 esami più di loro perché la mia università è una delle poche ad aver inserito esami di economia avanzata nel programma.
    La verità è che vogliono affondare il Sud e favorire i ricchi che possono permettersi di spostarsi e poi prendere un lavoro migliore e aumentare le iscrizioni dove vogliono loro; questa è una genialata lo ammetto. Complimenti per la fantasia, se anche voi politici al governo siete usciti da queste “eccellenti” università “l’abbiamo fatta buona”.