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Ebrei in fuga e il giornalismo che ci meritiamo

Ieri il Foglio e oggi Il Giornale dedicavano ampio spazio ai rigurgiti antisemiti in Europa ma soprattutto al fatto che molti ebrei starebbero lasciando il continente proprio a causa di questa nuova ondata di intolleranza anti ebraica. Una delle massime firme del CorSera, Pigi Battista riprendeva questa teoria su twitter (aggiungendoci anche un pizzico di Libia e di Isis che di questi tempi non guasta) e con questo articolo.

Facciamo finta che tra questi articoli e il fatto che si stia discutendo sul riconoscimento della Palestina da parte dell’Italia (passaggio che la maggior parte dei paesi europei hanno già fatto) non ci sia nessun legame. Facciamo finta anche che gli stessi quotidiani e giornalisti non stiano scrivendo contro Renzi e il suo governo perché sembrerebbe che vogliano fare questo passaggio a tutti gli effetti formale ma che rimane un atto politico. Usciamo da tutto questo e ragioniamo nel merito.

L’articolo de Il Giornale (link) riesce a smentire da solo la teoria che cerca di portare avanti. Del resto anche su Il Foglio, Giulio Meotti, fa riferimento a questo studio del “Pew Research Center di Washington”. Per smontare l’articolo de Il Giornale useremo le parole stesse dell’intervistato, Sergio Della Pergola descritto come “il decano dei demografi israeliani”. L’articolista, Noam Benjamin, afferma che questo “esodo” è frutto de “l’azione combinata dell’intolleranza (dal pregiudizio antisionista dei media agli atti di violenza antisemita) e della crisi economica che sferza l’Europa dal 2008”. A parte che a me sfugge questo pregiudizio antisionista dei media europei, non me ne sono mai accorto. Anzi, spesso si denunciano i silenzi riguardo le politiche del governo israeliano. Della Pergola affermando che «Lo vediamo dal profilo dei nuovi immigrati, spesso di estrazione piuttosto modesta» e che “un milione di russi hanno lasciato il paese per trasferirsi in Israele” non fa altro che tornare sulla politica immigrazionista dei governi israeliani per chiunque abbia origini ebraiche. Tanto che la storia recente racconta di immigrati russi in Israele arrestati perché componenti di bande neonaziste. Nell’ultimo capoverso leggiamo che “gli ebrei occidentali si spostano col contagocce e che l’emigrazione dall’Ucraina e dall’Ungheria è più evidente”. Beh mi piacerebbe ricordare ai questi illustri giornalisti che in Ucraina c’è una guerra tanto quanto nell’est Europa le recrudiscenze fasciste sono un problema già da un po’ di tempo. E infatti l’Ungheria, paese che ha un partito neonazista come Jobbik al governo e un premier che non ha mai nascosto sentimenti antisemiti, ne è il vero paradigma.

Peccato però che proprio il premier di questo paese, Orban, era in prima fila nella recente manifestazione di Parigi, quando i principali capi di stato hanno sfilato in testa alla manifestazione dopo la strage del Charlie Hebdo, ed era a pochi metri dal premier israeliano. Anche lui era Charlie.

Che ci sia un problema di antisemitismo nessuno lo nega. Diciamo che tra xenofobia, antisemitismo e islamofobia in Europa non ci facciamo mancare niente. E proprio in questi ultimi anni abbiamo assistito allo sdoganamento del fascismo. Infine chiudiamo con l’articolo de Il Foglio che mischia tutto, dimenticando ad esempio che in Francia a profanare i cimiteri ebraici siano stati sempre i neofascisti. Dimenticando che nei paesi scandinavi da loro citati negli ultimi mesi ci sono stati diversi attacchi alla comunità islamica e alla moschee da parte di gruppi neofascisti autoctoni. C’è un problema enorme nella Vecchia Europa e uno dei problemi lo sono anche questi sedicenti “amici di Israele”. Ma del resto diceva bene quel bel fumetto dal titolo “Armi di persuasione di massa”: abbiamo i media che ci meritiamo.