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L'urto del pensiero

E se l’Italia non fosse mai stata una Democrazia?

ITALIA

 

Una specie di delirio in una notte di piena estate.

Me lo dico da solo non certo per mettere le mani avanti (ché di questi tempi è preferibile tenerle dietro…), quanto perché i residui della ragionevolezza non rinunciano a farsi sentire neppure in questa situazione.

Una situazione per cui, di giorno, il caldo asfissiante di questa stagione tende a fagocitare le energie fisiche e mentali.

Mentre di notte la canicola si attenua quel tanto che basta non per dormire, e quindi neanche per garantire un minimo sindacale di lucidità alle elucubrazioni, ma quantomeno per ricollegare i pensieri a una qualche attività. Nel mio caso scrivente.

LA LUNGA NOTTE DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA

Di notte. Per una curiosa similitudine è proprio in quel frangente che mi viene alla mente quella che Sergio Zavoli aveva chiamato la «lunga notte della Repubblica italiana».

In quel caso ci si riferiva gli anni di piombo, alle tante (troppe) stragi che hanno costellato il nostro infausto Paese, rimanendo per lo più irrisolte e avvolte da un mistero inquietante.

Nel mio delirio notturno, invece, la notte si estende più o meno a tutta la storia patria, spingendosi fino a credere che mai (se non in rarissime e fugaci occasioni) l’Italia sia stata baciata dalla luce della democrazia.

Certo, democrazia è parola complessa assai. Fin dalle sue origini, risalenti alla Grecia periclea, non stava certo a indicare il governo del popolo (visto dai filosofi antichi come una sciagura e chiamato piuttosto col nome di «oclocrazia»), bensì di una pletora di cittadini (il demos, appunto), da cui erano esclusi gli «stranieri» (barbari), le donne, gli schiavi e i non benestanti.

Democrazia non è mai diventata il governo effettivo del popolo nelle nostre democrazie occidentali. Del resto, sarebbe impossibile e forse perfino deleterio, come ben sapeva Popper.

Però siamo arrivati, seppure nel corso di secoli, a riconoscere il suffragio universale, ossia a dare a tutto il popolo (esclusi i minorenni) il diritto di votare un partito o una parte politica preferita, eleggendo un parlamento incaricato di nominare a maggioranza il capo del governo (quantomeno nelle democrazie parlamentari quale è il caso dell’Italia).

Capo del governo che, va da sé, veniva scelto tra gli esponenti più rappresentativi della parte politica che aveva conseguito la maggioranza dei voti popolari.

Democrazia indiretta, o rappresentativa, per dirla sinteticamente.

DEMOCRAZIA CERCASI

Una cosa che in Italia non esiste più da tre governi. Mario Monti, Enrico Letta e infine Matteo Renzi, con la complicità dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (ed eseguendo i diktat provenienti dai poteri tecno-finanziari sovranazionali), hanno governato e governano legittimamente questo Paese ma al di fuori delle dinamiche democratiche che abbiamo poc’anzi descritto.

Il fatto è che il caldo asfissiante ti sfibra, sciogliendo i freni inibitori dell’interpretazione storica.

In questo modo è un attimo chiedersi quanto mai, e quando mai, l’Italia sia stata davvero un paese democratico, intendendo in senso molto lato e persino ideale l’aggettivo democratico.

Nata in seguito al «patto dei gentiluomini» (alta finanza del Nord – legata a sua volta alla massoneria straniera – con i grandi latifondisti del Sud: sostanzialmente la Mafia), in poco più di mezzo secolo di esistenza la Penisola si perdeva fra scandali bancari e politici che nulla hanno da invidiare a quelli di oggi. Con il Vaticano che frenava le riforme più civili, il trasformismo che non garantiva una seria rappresentanza del voto popolare, l’inettitudine della classe politica che provocava danni inestimabili sia in ambito di politica estera che interna (per non dire di quella culturale).

Fino ad arrivare alla sciagurata Prima guerra mondiale. In cui sono iniziati tutti i nostri disastri tattici, strategici e geopolitici per i quali ancora oggi siamo tristemente famosi.

Alla fine delle due guerre mondiali, e di fatto fino al 1989, la nostra democrazia prevedeva l’esclusione a priori (con tanto di intervento militare programmato in caso contrario) dell’opposizione social-comunista e poi soltanto comunista dai bottoni del governo.

Non è questa la sede per schierarsi o per ritenere giusta o sbagliata la cosa. Ma solo per prendere atto del fatto che il voto popolare, con mezzi leciti o meno, doveva garantire un governo retto da una parte politica e da cui fosse sistematicamente esclusa la parte avversa.

Strategia della tensione, stragi, manovre più o meno occulte da parte dei nostri servizi segreti e chissà cos’altro. Tutto pur di non far vincere una parte politica che, a onor del vero, a partire da un certo momento (o forse fin dall’inizio?) di vincere non ci pensava neanche, trincerandosi dietro varie forme di compromesso (più o meno storico) di cui poi avremmo pagato tutti i danni, persino con gli interessi.

DOPO IL 1989

Nel 1989, poi, ossia con la caduta del Muro e la fine del mondo diviso in blocchi, proprio quando il tracollo del regime comunista avrebbe potuto «aprire» la nostra democrazia, succede che il centro del mondo (e quindi degli interessi, del flusso di denaro, del potere che conta davvero a livello globale), si trasferisce dal Mediterraneo all’oceano Pacifico, ponendo di fatto le basi per la realtà che ci troviamo oggi a vivere.

Una realtà globalizzata in cui i governi (specie dei paesi minori, quale è il caso dell’Italia) poco o nulla contano e poco o nulla possono decidere, specie se queste decisioni vanno contro gli imperativi categorici della finanza internazionale e della Troika (Fmi, Banca Mondiale, governo americano).

Ancora una volta, insomma, per lo specifico che concerne il nostro Paese (anche se stavolta siamo in ottima compagnia) ci troviamo di fatto a vivere una condizione in cui le istanze del popolo, seppure rappresentate in forma indiretta dal parlamento e dal governo che esso nomina, poco o nulla trovano un riscontro, poiché a decidere sono le poche agenzie economiche sovranazionali con la complicità dei governi più potenti (nel caso europeo la Germania).

Potrebbe essere un delirio, ne sono consapevole, certamente potrebbe trattarsi di una visione catastrofistica per nulla aliena da forzature assai discutibili.

Fatto sta che la tentazione è quella di pervenire alla convinzione secondo cui, salvo rare e brevissime eccezioni, la nostra Italia ha vissuto una notte assai lunga, che probabilmente le impedisce la luce fin dalle origini e sicuramente la fa essere ancora oggi fra i paesi più marginali, ininfluenti e quindi martoriati dalla teologia tecno-finanziaria.

Prima ancora di riflettere su quale Europa vogliamo, cosa che si rivela opportuna e persino indispensabile, nel caso di noi italiani si tratta di pensare e agire (qui e ora!) per riaccendere o accendere per la prima volta la luce di una democrazia popolare dignitosa ed affidabile.

Mentre fuori dalla finestra, l’unica luce che riesco a scorgere è quella del sole che finalmente sorge.

E che nel frangente di un tempo brevissimo tornerà a rendere l’aria pesante e irrespirabile.

PS Questo Blog va in vacanza. Il prossimo appuntamento è per l’ultima settimana di Agosto. A tutti i lettori i più sinceri auguri di giornate estive prolifiche e moderatamente filosofiche!

  • Ariel Shimona Edith Besozzi

    Potrebbe essere interessante se non fosse così sapientemente pervaso del solito complottismo che di fatto legittima l’inazione e l’irresponsabilità che ha condotto e sta conducendo, a mio parere, l’italia e l’europa verso una deriva assai pericolosa.
    Condivido, l’italia non è mai stata una democrazia, anche se non sono innamorata della democrazia, (poichè sta mostrando molti limiti, ma credo sia uno dei migliori modelli fino ad oggi conosciuti). Ciò che però a mio avviso va detto molto chiaramente è che i limiti sono sono fondativi e che per uscire da questa situazione sarebbe necessario come primo passo proprio il recupero della responsabilità individuale a cui far seguire il perseguimento di misure legali e conidvise che portino all’autodeterminazione dei popoli presenti sulla penisola.