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losangelista

Whitney Houston 1963-2012

Nata in New Jersey 48 anni fa alla luce riflessa non di una buona stella ma di un intera costellazione di grande gospel: mamma Cissy, le cugine Dee Dee e Dionne Warwick, la madrina Aretha Franklin,  e assurta giovanissima agli onori grazie, come direbbe Leonrad Cohen, al dono di una  voce d’oro, Whitney Houston e’ scomparsa ieri alla viglia dei Grammy, premio da lei vinto ben 6 volte.  L’apice della fama per lei erano statai gli anni ’90 quando il suo crossover pop e’ stato siglato dalla performance dell’inno nazionale al Superbowl che sullo sfondo della prima guerra del Golfo ne fece una star nazionalpopolare. Lo stesso successo cioe’ che la rese invisa a molti afroamericani come una venduta del soul (ricordo i miei amici black che all’epoca la chiamavano ‘Whitey’). Al successo pop si aggiunse quello del cinema con Bodyguard con l’allora superstar Kevin Costner. Ma a lungo andare Whitney sarebbe tornata alla familiare parabola di celebrita’ distruttiva provata da molti musicisti, da Billie Holiday a Tupak Shakur. Il matrimonio con Bobby Brown sarebbe devoluto presto in un rapporto di abuso codipendente – anche questo  modulo ben sperimentato,  da Ike e Tina a Rihanna e Chri Brown. Sarebbe seguito il noto corollario di droga, disastrose performance, tentati rientri, TV reality  e,  ieri, troppo giovane, la fine.