closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Rovesci d'Arte

E il kalashnikov andò al museo

Il kalashnikov è stata un’arma micidiale sì, ma anche molto rivisitata dall’arte. La sua silhouette, definita l’«Ikea del design», ha ispirato diverse creazioni fantasiose. Così, gli oggetti che tributano un omaggio alla sua icona sono moltissimi: dalle lampade da tavolo firmate da Philippe Starck che sfruttano il fucile d’assalto come supporto, ai tappeti afgani che hanno come motivo decorativo l’AK47, fino alla «escopetarra» impugnata dal musicista e pacifista colombiano César Lopez. Esiste pure una Vodka in suo nome: venne lanciata nel 2004 dal suo stesso ideatore, ormai ultraottantenne, quel Mikhail Timofeevic Kalashnikov, ex sottoufficiale dell’Armata Rossa che inventò l’arma – di facile utilizzo – su un letto di ospedale.
Adesso però la sua popolarità fa discutere: il museo del design di Londra ha deciso di inserirlo fra i «classici» della sua collezione. E non tutti hanno digerito la sua presenza fra gli oggetti da culto.
A lanciare la provocazione è stato Jonathan Jones, giornalista del Guardian, che nel suo blog ha formulato la fatidica domanda: «Può una macchina per uccidere diventare un classico del design?». E in rete si è scatenato un acceso dibattito. A difesa del fucile sovietico, c’è chi ha rispolverato la spada di re Artù, quella di Cesare Borgia o l’immenso arsenale del Medioevo, tutte armi esposte nelle teche di migliaia di musei sparsi per il pianeta.
Difficile essere «romantici» riguardo al kalashnikov (ha fatto più vittime della bomba di Hiroshima), ma è necessario separare la sua funzione dal disegno grafico, dice qualcuno. Anche Leonardo, in fondo, si era applicato nella ideazione di un orrorifico carro falciante da combattimento. A essersi pentito di quella invenzione che ha scritto la «storia delle guerre» più recenti sembra invece essere stato proprio il signor Kalashnikov. Consapevole (in vecchiaia) delle stragi causate dal suo fucile automatico, avrebbe sentenziato così: «Avrei preferito inventare un tagliaerba».