closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Street Politics

Egitto: è crac agricolo, senza grano, raccolte e riserve non bastano

images

La crisi economica ha messo in ginocchio i contadini egiziani. La produzione di grano è calata drammaticamente nel 2012, secondo alcuni dati quasi dell’85 per cento. Il crac agricolo è fortemente condizionato dalla diminuzione delle importazioni da parte dell’Autorità nazionale sul grano (Gasc).
Il governo egiziano sembra aver sovrastimato le sue capacità di affrontare la drastica diminuzione di raccolto. Abbiamo raggiunto al Cairo Issandr el-Amrani, economista e direttore del noto sito the arabist. Questi dati accelereranno le procedure per dare il via libera al prestito di 3,8 miliardi di euro dal Fondo monetario internazionale (Fmi). «I Fratelli musulmani vogliono prendere tempo, ma ormai hanno la necessità di fronteggiare la cronica mancanza di moneta e energia. Per questo avranno subito un prestito dal Qatar ad alti tassi di interesse per 2 miliardi di euro. Il paese fornisce all’Egitto petrolio ad un prezzo molto più basso, questo determina una garanzia significativa per il prestito», inizia Amrani.
Questo aggrava le condizioni dei poveri già fortemente colpiti. La mancanza di benzina fa aumentare i costi di importazione di fertilizzanti e pesticidi, complicando l’irrigazione dei campi e minacciando il raccolto effettuato con mezzi meccanici. Secondo il Gasc, molti contadini hanno intenzione di abbandonare il raccolto per la mancanza di benzina, in particolare nell’Alto Egitto.
«I Fratelli musulmani non hanno ancora implementato la riforma dei sussidi che avevano presentato a dicembre. Ma il sensibile aumento del prezzo della benzina colpisce i più poveri più del promesso taglio ai sussidi. L’Egitto si trova di fronte ad alti livelli di disoccupazione, aumento dei prezzi con un quarto della popolazione vicino alla soglia di povertà e alla chiusura delle principali aziende. Mentre ad una necessaria riforma del sistema sanitario, si preferisce dare priorità al sistema privato di opere caritatevoli della Fratellanza per costruire la base del sostegno politico. Non solo puntando sull’emissione di sokuk (bond islamici, ndr) hanno intenzione di privatizzare beni pubblici sullo stesso schema dell’ultimo governo di Mubarak per poi finanziare con i flussi di cassa infrastrutture pubbliche», prosegue Amrani.
E all’orizzonte ci sono nuovi scioperi, primi fra tutti i fornai in merito alla riforma del pane a prezzi calmierati, che hanno spostato i sussidi dalla farina al pane. «Aumentano gli scioperi di settori che non hanno nessun legame con le fazioni politiche. Ma si scontrano con leggi sugli scioperi repressive ed autoritarie. Nonostante sia passata la legge sui sindacati indipendenti che però non ha trovato applicazione», conclude Amrani. I beni degli ex oligarchi di Mubarak tornano nelle loro mani in cambio di protezione politica, accordata dalla Fratellanza, e intanto l’economia del paese precipita.

Articolo apparso sul Manifesto del 12 aprile 2013