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Quinto Stato

Due poltrone per un Profumo

Perché l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio Catricalà non si è autosospeso dalla carica di presidente dell’Antitrust, ma ha dovuto dimettersi al momento della nomina, mentre il ministro dell’Istruzione Profumo non rinuncia all’ incarico di presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr)?

L’ex rettore del Politecnico di Torino è in imbarazzo e si è rivolto proprio all’Antitrust, ora presieduto da Giovanni Pitruzzella, per avere un parere su qualcosa che sa già: la sua carica di ministro è incompatibile con quella di presidente del Cnr. Non solo: legge alla mano, Profumo sarebbe già decaduto da presidente del Cnr.

Ma il ministro dell’Istruzione fa finta di niente e rinvia ogni decisione al 16 febbraio, novanta giorni dopo la sua nomina a Viale Trastevere, quando dovrebbe arrivare il parere. Negli ultimi giorni, pressato da un pensiero imminente, ha dichiarato in maniera contraddittoria di non essere più «né rettore [del Politecnico di Torino], né presidente del Cnr». Il passaggio di consegne sarebbe avvenuto il 16 novembre scorso quando, a Torino, ha lasciato il bastone del comando al pro-rettore Marco Gilli, mentre a Roma affidava il Cnr a Maria Cristina Messa, docente a Medicina della Bicocca di Milano.

Tutto questo non farebbe una piega se Profumo non avesse aggiunto di avere affidato una delega al Cnr «ad un sottosegretario». Parliamo del «maestro di strada» Mario Rossi Doria oppure di Elena Ugolini, preside del Malpighi di Bologna dal 1995? Al Cnr nessuno è a conoscenza della notizia. Quali competenze tecniche avrebbero i due sottosegretari alla scuola per ricoprire il ruolo appena evocato?Non mancheranno occasioni per chiarire il «mistero».

Profumo ha improvvidamente aggiunto di attendere ancora «la risposta dell’Antitrust». Il più grande ente di ricerca italiano dovrà aspettare almeno novanta giorni dalla sua nomina a ministro (quindi il 15 febbraio) per l’avvio dell’istruttoria. Non è però detto che la decisione finale sarà presa in tempi brevi.

Nel frattempo si moltiplicano i dubbi sulla plausibilità di questo atto. Sarà forse per una carenza di comunicazione, ma il sottosegretario Catricalà non sembra avere spiegato al collega che la sua ultima relazione semestrale da presidente Antitrust ha già escluso la compatibilità tra le cariche. Quello in atto non è affatto un «conflitto di interessi» perché l’attuale ministro sarebbe già decaduto da presidente del Cnr, così come del resto è accaduto per la sua carica di rettore. La stessa scelta dovrebbe farla Corrado Clini, ministro dell’ambiente e presidente dello Science Park di Trieste.

Ma allora perché perdere tempo con l’Antitrust? Profumo è in imbarazzo perché, nella sua qualità di ministro, dovrebbe nominare un “search committee” per nominare, a sua volta, il proprio successore al Cnr. Il suo predecessore, il fisico Luciano Maiani, oggi presiede la commissione Grandi Rischi ed è fuori gioco. E se il governo Monti dovesse rassegnare le dimissioni? In quel caso, e in un colpo solo, Profumo perderebbe ben tre alte cariche.

Ma i paradossi non finiscono qui. L’enfasi sulla ricerca applicata spesa da settimane in vista dei finanziamenti del programma «Horizon 2020», vedrebbero escluso proprio il Cnr senza governo, né direzione, e ormai in stallo totale.

«Se il ministro ritiene che il suo sia un mandato a termine, in quanto componente di un governo tecnico, lo dica – afferma Domenico Pantaleo segretario della Flc-Cgil che insieme ai segretari di Fir-Cisl, Uil-Rua e Anpri ha denunciato l’incompatibilità – questa situazione è inaccettabile per l’intero sistema della ricerca e lede il principio di autonomia degli enti di ricerca sancito dalla
Costituzione. È necessario definire in tempi brevissimi l’assetto ai vertici del Cnr».

Per sgomberare il campo dai dubbi, Profumo ha assicurato di non ricevere una doppia indennità come ministro e come presidente del Cnr. Ciò gli fa onore, e fa capire come la questione stia diventando urgente, a dispetto della ristrettezza delle via d’uscita possibili. Ciò che tuttavia a noi preme comprendere è perché Profumo si è infilato in questo vicolo cieco, sostenendo posizioni difficili da mantenere. Questioni di opportunità, certo. Forse una certa tendenza ad accentrare incarichi. Ma c’è anche una questione di status che nel governo dei tecnici, non diversamente da altri a dire la verità, è diventata la sua cifra particolare. 

Clini, Profumo e, al principio fu Filippo Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica, saltato agli onori della cronaca per una casa al Colosseo pagata a prezzo low cost (l’immobile non era di pregio, sostiene il ministro). L’ex sottosegretario Malinconico, dimessosi per avere accettato una vacanza a spese di terzi, era il curatore dei suoi interessi in quella vicenda. Ma quello della casa al Colosseo – che può essere considerato un classico di questa legislatura, dopo la vicenda Scajola – è un elemento secondario in questa vicenda. Patroni Griffi, per anni, ha ricoperto un doppio incarico, con doppia indennità, magistrato amministrativo e capo di gabinetto di molti ministri.

I tecnici del governo delle liberalizzazioni soffrono, o hanno sofferto, di troppe incompatibilità. Accade nel paese dove le università e il valore legale del titolo di studio vengono trattati come i distributori di benzina o le farmacie, cioè come “servizi” da “liberalizzare” a favore dei “consumatori”. E dove un’incompatibilità dichiarata dalla Costituzione (il ministro dell’Istruzione è il controllore del Cnr e quindi non può essere anche il presidente di questo ente) viene sottoposta al giudizio dell’Antitrust, cioè dell’agenzia che valuta i conflitti di interessi.

E’ probabile che Profumo, come Clini, alla fine si dimetteranno. Ma il loro gesto, auspicato da molti, non cancellerà quel gusto esibito all’accumulo delle cariche, e al decisionismo, che in Italia è una questione di status, non di opportunità politica.