closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Popocatépetl

Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Dopo la grandiosa figura delle Olimpiadi, pirotecnica di glamour autocelebrativo, il governo britannico ha mostrato nel caso Assange il suo volto più scomposto e incivile, riedizione attualizzata del Mr. Hyde di Stevenson.

La sola minaccia di assaltare l’ambasciata ecuatoriana di Knightsbridge fa a pezzi quindici secoli di convenzioni che riconoscono, in una varietà di modi e paesi, il diritto di asilo.

E pensare che già nel VI secolo della nostra era, praticamente all’inizio del Medioevo, Clodoveo re dei Franchi inserì il diritto di asilo e la sua regolamentazione nelle leggi saliche in occasione del concilio di Orléans, convocato nel 511. Le chiese e i monasteri venivano considerati santuari inviolabili, in cui i ricercati e i perseguitati diventavano intangibili.

L’Inghilterra non tardò a seguire l’esempio continentale: fu Ethelbert, sovrano del Kent, che riconobbe nel 600 il diritto di asilo e di rifugio nei luoghi di culto, rinnovando una tradizione che era già presente nel mondo greco-romano. La pratica britannica assunse caratteri peculiari: il rifugiato doveva decidere, entro quaranta giorni, se prendere gli abiti religiosi, tentare la fuga o confessare pubblicamente le sue colpe. Se optava per quest’ultima soluzione, aveva diritto a un salvacondotto per imbarcarsi nel porto più vicino, che doveva raggiungere scalzo e portando una croce.  

San Etelberto re del Kent

Mi domando se i consiglieri di William Hague, il responsabile del Foreign Office che ha proferito la minaccia-bestemmia di irrompere nell’ambasciata ecuatoriana di Londra per arrestare Julian Assange, abbiano letto la storia d’Inghilterra, fosse pure sul Bignami di Wikipedia. Credo proprio di no (oltretutto devono essere allergici a tutto ciò che è Wiki), se no gli avrebbero sconsigliato fortemente quella grossolana castroneria.

E pensare che fra i beduini dell’Higiaz – una cultura nomade di guerrieri, carovanieri e poeti (basta leggere ‘L’Arabia antica e la sua poesia’ di Carlo Bernheimer) – se un cavaliere in pericolo di vita arrivava a toccare le corde di una tenda entrava istantaneamente sotto la protezione del patriarca della tenda, fosse anche di un clan rivale. Quest’ultimo aveva anche il dovere di accompagnare il rifugiato, se necessario con una scorta, fino a un territorio sicuro.

La tenda è un santuario

Insomma, la minaccia di William Hague, ardente ammiratore di Margaret Thatcher, contro un perseguitato considerato ormai universalmente un militante di prim’ordine della libertà di espressione e di informazione, oltre a rappresentare un tentativo maldestro di riportare indietro l’orologio della storia, rivela il disprezzo suprematista dell’ex-potenza coloniale per quello che considera uno staterello sudamericano disobbediente e agita lo spettro di un effetto domino mondiale contro il diritto di asilo e l’immunità diplomatica.

Dopo che i paesi aderenti all’Alba (Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Venezuela, Cuba e altri stati caraibici) e all’Unasur (l’unione di tutte le nazioni sudamericane) si sono solidarizzati con l’Ecuador, rigettando l’atteggiamento aggressivo del governo britannico, tocca ora all’Osa, l’Organizzazione degli Stati Americani, prendere posizione sul groviglio politico-diplomatico che si è creato.

In quanto al governo Usa, che insieme al Canada e a Trinidad e Tobago ha cercato di boicottare la riunione, si finge distratto e poco interessato alla questione. Ma non ci crede nessuno, specie considerando l’accanimento con cui è segregato e torturato nel carcere di Fort Leavenworth il soldato Bradley Manning, colpevole di rivelare le atrocità belliche in Iraq, anziché perseguire gli autori e i mandanti di quei crimini.  

Da parte inglese, l’ostinazione e il bullismo del governo conservatore di David Cameron, che insiste nel negare un salvacondotto ad Assange per uscire dal paese, gli impedisce di cogliere una sottile ironia della storia: il quartiere di Knightsbridge, che ospita attualmente l’ambasciata ecuatoriana, quando era un borgo medioevale faceva parte dell’abbazia di Westminster ed era una delle venti isole territoriali ecclesiastiche considerate santuari per i fuggitivi.

Un chiostro di Westminster