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Antiviolenza

Dove guarda l’Italia inGiusta

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Come diceva un personaggio morettiano nel profetico “Caimano”: quando arrivano al fondo, gli italiani cominciano a scavare, scavare, scavare. E siccome al peggio non c’è mai fine, oggi l’Italia, dopo le elezioni politiche 2013, risulta ingovernabile: la coalizione di centro sinistra (Pd-Sel), che dava per scontata la sua netta vittoria, ha la maggioranza alla Camera solo grazie al premio, mentre al Senato c’è un quasi pareggio con la coalizione Pdl-Lega (120 seggi contro 117 e quindi ben lontani dai 158 seggi necessari). La vera sorpresa però è che il Movimento 5 stelle è il primo partito nazionale, seguito dal Pd e dal Pdl (Rivoluzione Civile non è arrivata neanche al 2%), in un panorama di quasi totale parità tra il centro sinistra e il centro destra, e con una coalizione Monti insignificante. Una situazione che mette questo Paese nella prospettiva di alleanze improbabili e azzardate sia che si tratti di Berlusconi che apre a una grande coalizione, o di Vendola e il Pd che, schiacciati contro un muro, guardano con interesse le stelle di Grillo. Eppure queste elezioni dovrebbero seriamente far riflettere chi, a sinistra, continua a non voler vedere, o a sottovalutare, quella parte d’Italia con cui invece bisogna fare i conti perché rilevante: la consistente parte di italiani che ha continuato a scegliere un uomo che ci ha portati alla rovina, rovistando nel peggio della cultura ignorante, gretta, sessista, discriminatoria, violenta dell’italiano maschio medio, e anche quella che ha scelto come alternativa un movimento che alternativa non è (e non potrà essere), malgrado le intenzioni. Un’alternativa, quella dei grillini, che sta riempiendo un vuoto – che nel corso di 30 anni è diventata prima una voragine e poi un buco nero –  lasciato da una sinistra incapace di capire, di stare al passo, di ascoltare quella disperazione di cui avrebbe dovuto essere portavoce e con cui avrebbe dovuto essere continuamente in contatto. Ma come fanno due soggetti a incontrarsi se mentre uno sprofonda nel burrone, l’altro gira la testa dalla parte opposta, concentrandosi sulle macchie di un giaguaro di cui non vede i denti?

Lo scollamento che questa sinistra dimostra oggi rispetto alla realtà è talmente forte che bisognerà sottolinearlo bene, perché porterà tutti noi verso il baratro, anche chi a quel processo non ha partecipato o non lo voleva. Una sinistra che non riesce più neanche a “sfruttare” quella società civile relegata a spazi di ascolto politico ristretti ma ricca di esperienza e creatività di persone capaci, a dimostrazione di uno snobbismo intollerabile di fronte alla sofferenza e all’ingiustizia sociale sempre più dolorosa. Una sinistra che fa finta di non vedere, a riprova di una miopia totale rispetto ai cambiamenti, agli umori, ai bisogni delle persone di cui dovrebbe essere il punto di riferimento, e che oltre alla mancanza di analisi politica e sociale, ha dimostrato anche un’assoluta mancanza d’intuito: il semplice intuito di chi sa osservare. Ora Berlusconi, che quella sinistra dava per finito, pensionato, è invece lì davanti a noi e se la ride, come chi torna sul campo di battaglia e fa la sua bella figura per l’inettituidine nefasta del suo nemico che gli ha lasciato spazio perché convinto di avere in mano una vittoria che evidentemente non gli appartiene, sottovalutando le capacità e il potere che Berlusconi ha nel toccare la parte “molle” di una certa Italia. Ed è per questa sordità, inadempienza, incapacità, che oggi la sinistra ha l’amaro in bocca e cerca di rimediare come può: una sconfitta sonora se pensiamo che stavolta avevano la possibilità di vincere e alla grande. E non solo di fronte a un Berlusconi dato per “cotto” e con cui invece potrebbero essere costretti a venire a patti, ma soprattutto di fronte a un movimento, quello di Grillo, che ha saputo intercettare quel malessere che questa sinistra italiana ha dimenticato di rappresentare, un movimento che ha dato a tanta rabbia la motivazione di un riscatto, la prospettiva di una partecipazione diretta, senza però offrire una vera strategia politica in un reale percorso democratico. Una sinistra che dovrebbe fare un seria autoanalisi perché è lei che ci regala Grillo, e che ci ha riproposto Berlusconi, dopo averci fatto passare Monti per “il male minore”.

Per incoraggiare (tutti e tutte) alla riflessione, nel tentativo di evitare nuovamente false illusioni su quello che potrebbe essere il nostro immediato futuro, riprendo qui di seguito l’illuminante lettera di Wu Ming pubblicata sul Liveblog di Internazionale.

Wu Ming – Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema

Adesso che il Movimento 5 stelle sembra aver “fatto il botto” alle elezioni, non crediamo si possa più rinviare una constatazione sull’assenza, sulla mancanza, che il movimento di Grillo e Casaleggio rappresenta e amministra. Il M5S amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che il M5S occupa… per mantenerlo vuoto.
Nonostante le apparenze e le retoriche rivoluzionarie, crediamo che negli ultimi anni il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. È un’affermazione controintuitiva, suona assurda, se si guarda solo all’Italia e, soprattutto, ci si ferma alla prima occhiata. Ma come? Grillo stabilizzante? Proprio lui che vuole “mandare a casa la vecchia politica”? Proprio lui che, dicono tutti, si appresta a essere un fattore di ingovernabilità?
Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, abbia garantito la tenuta del sistema.
Negli ultimi tre anni, mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente anti-austerity e antiliberisti, qui da noi non è accaduto. Ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste confinate in territori ristretti oppure sono durate poco. Tanti fuochi di paglia, ma nessuna scintilla ha incendiato la prateria, come invece è accaduto altrove. Niente indignados, da noi; niente #Occupy; niente “primavere” di alcun genere; niente “Je lutte des classes” contro la riforma delle pensioni. Non abbiamo avuto una Piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una Piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché?
I motivi sono diversi, ma oggi vogliamo ipotizzarne uno solo. Forse non è il principale, ma crediamo abbia un certo rilievo.
Da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio – due ricchi sessantenni provenienti dalle industrie dell’entertainment e del marketing – in un franchise politico/aziendale con tanto di copyright e trademark, un “movimento” rigidamente controllato e mobilitato da un vertice, che raccatta e ripropone rivendicazioni e parole d’ordine dei movimenti sociali, ma le mescola ad apologie del capitalismo “sano” e a discorsi superficiali incentrati sull’onestà del singolo politico/amministratore, in un programma confusionista dove coesistono proposte liberiste e antiliberiste, centraliste e federaliste, libertarie e forcaiole. Un programma passepartout e “dove prendo prendo”, tipico di un movimento diversivo.

Fateci caso: il M5S separa il mondo tra un “noi” e un “loro” in modo completamente diverso da quello dei movimenti di cui sopra.

Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, cioè va dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento.
Quando il movimento spagnolo riprende il grido dei cacerolazos argentini “Que se vayan todos!”, non si sta riferendo solo alla “casta”, e non sta implicitamente aggiungendo “Andiamo noi al posto loro”. Sta rivendicando l’autorganizzazione autogestione sociale: proviamo a fare il più possibile senza di loro, inventiamo nuove forme, nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle università. E non sono le fesserie tecnofeticistiche grilline, le montagne di retorica che danno alla luce piccoli roditori tipo “parlamentarie”: sono pratiche radicali, mettersi insieme per difendere le comunità di esclusi, impedire fisicamente sfratti e pignoramenti eccetera.

Tra quelli che “se ne devono andare”, gli spagnoli includerebbero anche Grillo e Casaleggio (inconcepibile un movimento comandato da un milionario e da un’azienda di pubblicità!), e anche quel Pizzarotti che a Parma da mesi gestisce l’austerity e si rimangia le roboanti promesse elettorali una dopo l’altra.
Ora che il grillismo entra in parlamento, votato come extrema ratio da milioni di persone che giustamente hanno trovato disgustose o comunque irricevibili le altre offerte politiche, termina una fase e ne comincia un’altra. L’unico modo per saper leggere la fase che inizia, è comprendere quale sia stato il ruolo di Grillo e Casaleggio nella fase che termina. Per molti, si sono comportati da incendiari. Per noi, hanno avuto la funzione di pompieri.

Può un movimento nato come diversivo diventare un movimento radicale che punta a questioni cruciali e dirimenti e divide il “noi” dal “loro” lungo le giuste linee di frattura?
Perché accada, deve prima accadere altro. Deve verificarsi un Evento che introduca una discontinuità, una spaccatura (o più spaccature) dentro quel movimento. In parole povere: il grillismo dovrebbe sfuggire alla “cattura” di Grillo. Finora non è successo, ed è difficile che succeda ora. Ma non impossibile. Noi come sempre, “tifiamo rivolta”. Anche dentro il Movimento 5 stelle.