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losangelista

Disposition MAtrix

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Alla fine i robot volanti, punta di diamente della guerra segreta e tecnologica, saranno oggetto di un indagine delle Nazioni Unite  per determinare se siano legali come insistono gli Stati Uniti o una fondamentale violazione dei diritti piu’ elementari. Impiegati nei cieli afghani per la prima volta da George Bush nel 2008, i droni in dotazione all’Air Force, sono attualmente piu’ di 370 e negli utlimi quattro anni Obama ha autorizzato oltre 350 azioni mortali, i cosiddetti “targeted killings”, le “uccisioni mirate” che hanno caratterizzato la “deriva isareliana” dell’antiterrorismo americano. L’escalation tecnologica della guerra  co-gestita da CIA e pentagono ha prodotto un nuovo apposito e sinistro lessico: la lista compilata dal governo coi nomi degli individui da assassinare ad esempio merita l’eufemismo sublimamente neutro di  disposition matrix, piu’ comunemente nota come “kill list” che e’ ovviamente top secret  per tutti tranne che per il presidente che autorizza ogni “azione”. Alcune delle eliminazioni via telecomando ad oggi effettuate in Afghanistan, Pakistan, Yemene e Somalia, risultano meno “targeted” di altre; per queste  vige il termine signature strike che suona come un particolare lancio di baseball ma e’ invece anche noto come “crowd kill”, denominazione programmatica che indica il missile lanciato contro un gruppo di persone piuttosto che contro uno specifico idividuo. A volte i gruppi target vengono selezionati dagli “analisti” che seguono le telecamere dei droni sui monitor delle loro basi a 10000 km di distanza, semplicemente in virtu’ di comportamenti “compatibili con quelli di insorgenti” o di essere composti di “maschi in eta’ militare”. Il criterio si e’ a volte rivelato meno che affidabile come ad esempio nel bombardamento di Datta Khel, villaggio del Waziristan, dove un crowd kill ha fatto 44 vittime apparentemente  tutte “civili” anziche’ talebane come sostenuto dal pentagono, una strage aggravata dal “double tap” – altro straoridnario termine – che denota  il lancio di un secondo missile dopo un intervallo di pochi minuti per colpire anche chi e’ accorso sul posto. Un paio di mesi dopo replicando all’indignazione provocata dalla tragedia (confermata da numerose indagini), John Brennan, capo dell’antiterrosismo della casa bianca,  affermava che un errore era da escludere  poiche’ l’alto tasso di precisione acquisito dalla tecnologia non ammetteva danni collaterali. Brennan e’ una figura significativa della politica di guerra “covert” adottata da Obama, soprattutto perche’ e’ apppena stato indicato dal presidente come nuovo direttore della CIA. Alla promozione in verita’ si era gia’ pensato nel 2009 ma all’epoca il nome di Brennan era risultato eccessivamente legato alle rendition e agli interrogatori-tortura per essere proponibile.  Oggi Brennan, principale fautore degli assassinii telecomandati – e noto per una tesi di dottorato in cui promulgava una concezione “relativa” dei diritti umani (meno necessari nei paesi meno progrediti) –  e’ pronto invece ad assumere la direzione della guerra segreta e presumibilmente alla sua espansione nel Sahel nordafricano. Ragione di piu’ per auspicare una condanna ferma e unanime all’ONU della barabarica prassi degli omicidi di stato.

John Brennan

John Brennan

LucaCelada