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losangelista

Disastro del Golfo: la terza coppa

La catastrofe del Golfo e’ destinata a venire ricordata come anno zero dell’era della crisi ambientale – un evento di inquinamento provocato dalla monomania petrolifera su cui si basa la strategia energetica globale. La dimensione  “biblica” dell’evento e’ stata subito evocata su internet da postatori della Bible Belt che hanno citato l’Apocalisse (16:3):   ‘poi il secondo angelo versò la sua coppa nel mare; ed esso divenne sangue come di morto; ed ogni essere vivente che si trovava nel mare morì’. Non c’e’ bisogno invece di esser integralisti, mistici o avventisti per capire che la catastrofe e’ il risultato lineare – oltre che dell’assuefazione planetaria al consumo di idrocarburi –  anche di un macrosistema economico e delle politiche che lo hanno abilitato – come risulta dalle rivelazioni quotidiane di connivenze fra industria del petrolio e le agenzie federali preposte alla sua regolazione (un regalo per tutti noi da Dick Cheney  e i suoi amici alla Halliburton). Una delle osservazioni piu’ argute sui retroscena che hanno portato alla catastrofe e’ stata di Lisa Margonelli autrice di Oil On The Brain che paragona il rapporto fra governo e i petrolieri  a quello con l’industria finanziaria. Come le banche, le sette sorelle per anni hanno tratto favolosi profitti da una prodotto “sperimentale” (trivellazione profonda offshore, come gli strumenti finanziari tossici) gestito autonomammente, lontano dagli occhi indiscreti del pubblico con rischi sconosciuti e sempre maggiori, mantenuto una potente lobby a Washington ed entrambe sono infine risultate in una crisi catastrofica. La reazione del governo con Wall Street e’ stata la fustigazione pubblica dei banchieri seguita da una riforma annacquata che cambiera’ abbastanza poco. Un copione che rischia di venire applicato tale e quale ai trivellatori.