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Quinto Stato

Diritto allo studio: Profumo ko, prossimo round il 21 febbraio

Gli studenti hanno vinto oggi il primo round contro Profumo. Oggi la conferenza Stato regioni ha rinviato l’approvazione del decreto sul diritto allo studio al 21 febbraio, cioè 72 ore prima delle elezioni. Per Profumo il decreto s’ha da fare, anche per promuovere Monti come campione delle ragioni dei “giovani”. Vendola festeggia con un twit e spera che in 2 settimane “l’università sia garantita a tutte le latitudini del paese”. Per gli studenti esodati non se ne parla. Profumo non può fare la riforma e il diritto allo studio non è materia elettorale.

Prima di sedersi al tavolo della Conferenza Stato-Regioni, ieri mattina il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha inviato ai presidenti delle Regioni una nuova bozza del decreto per il diritto allo studio. Già disorientati dal confuso alternarsi di ipotesi sul testo, Enrico Rossi (Toscana), Vendola (Puglia), Errani (Emilia Romagna) e il berlusconiano Cappellacci (Sardegna) devono avere strabuzzato gli occhi. Profumo ha proposto una nuova modifica al testo, non discussa con il Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) né annunciata ai suoi interlocutori.
Nel nuovo decreto restano tre scaglioni Isee per accedere alle borse di studio, ma scompare la divisione tra Sud, Centro e Nord, quella che aveva fatto parlare di «leghismo universitario» e anche di «gabbie salariali» al diritto allo studio. Nella versione di Profumo saranno le regioni a decidere a quale scaglione adeguarsi: 15mila-17mila euro; 17001-19mila euro; 19.001-21mila euro. Le modifiche però non hanno convinto il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani che ha chiesto il rinvio sulla decisione al 21 febbraio, previa consultazione degli studenti, tre giorni prima delle elezioni politiche. «Non condividiamo – ha detto Errani – la modifica dei criteri di accesso per le borse di studio, chiediamo di confermare per il 2013 i criteri di accesso del 2012».

Un obiettivo ambizioso che anima una scelta discutibile. Per gli studenti, infatti, rinviare la decisione su un decreto che cambierà i criteri di erogazione delle borse di studio, e la sua stessa concezione, a 72 ore prima del voto significa avvalorare la campagna elettorale di Monti che potrebbe fregiarsi di una «riforma» a favore dei giovani. Ma lo stesso discorso vale per i presidenti come Vendola che su twitter ha festeggiato il rinvio, augurandosi che in due settimane «l’università sia garantita a tutte le latitudini del paese». Saranno i limiti del media più popolare di queste elezioni 2013, ma è difficile pensare che una simile riforma possa essere fatta oggi, se nei cinque anni precedenti è stato fatto l’opposto.

E infatti Profumo, prima di crollare al tappeto per Ko tecnico, si è gettato a corpo morto su questa uscita di Vendola evocando un concetto da lui recentemente scoperto, quello di «bene comune». Gli studenti hanno occupato da Siena a Palermo, o manifestato da Padova a Lecce. A Roma ce n’erano altri in maschera di carnevale sotto la sede della Conferenza Stato-Regioni. «Smaschera Profumo – hanno ripetuto- stoppa il decreto» mentre Profumo di dilungava sulla bontà di una riforma che aumenterà le borse del 20% passando da 117 mila a 140 mila. Non che questo non sia auspicabile, anzi, ma le organizzazioni studentesche che si mobiliteranno fino a giovedì 21, ritengono che non sia possibile «stravolgere» il diritto allo studio a partire dai criteri Isee, e per di più farlo fare da un ministro «dimissionario» che non ha né la forza politica né il consenso per affrontare una riforma di simile portata.

«Il Ministro Profumo può usare tutte le parole che vuole – afferma Michele Orezzi dell’Udu – rimodulazione, valorizzare, quel decreto è solo una nuova ondata di tagli». «Se il decreto fosse stato approvato oggi – sostiene Luca Spadon di Link – avrebbe determinato un esodo degli studenti dalle regioni meridionali verso il settentrione e un abbandono dell’università per l’inasprimento dei requisiti di merito per accedere alla borsa».