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Quinto Stato

Diplomati incerti sul futuro in una scuola di classe

19letteref02Mara Cerri scuola

XII rapporto Almadiploma: l’origine sociale condiziona la scelta della scuola secondaria superiore

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L’origine sociale condiziona la scelta della scuola secondaria superiore. È questa l’immagine della scuola italiana che emerge dal XII rapporto Almadiploma realizzato nel luglio scorso con il coinvolgimento di 40 mila diplomati in più di 300 istituti nel Lazio, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria. Il 65% dei diplomati che proseguono gli studi all’università vengono dal liceo classico o scientifico. I loro genitori sono in maggioranza diplomati. Queste scuole si caratterizzano «per una forte presenza di studenti di estrazione borghese e una sotto-rappresentazione dei figli della classe operaia» sostiene Andrea Cammelli, presidente di Almalaurea-almadiploma.

Scenario diverso tra chi ha frequentato i tecnici o i professionali. La percentuale dei genitori con titoli di studio elevati si riduce al minimo. In compenso, precisa Cammelli, 82 immatricolati su 100 provengono da famiglie i cui genitori non hanno esperienze di studi all’università, mentre 15 su 100 abbandonano dopo il primo anno di corsi. La maggiore propensione a proseguire gli studi è delle ragazze e, in generale, «di chi proviene da contesti familiari più favoriti e ottiene votazioni mediamente più elevate». Per estendere tale propensione, e cambiare la struttura di classe che caratterizza la scuola italiana, per AlmaDiploma servirebbe una vera politica del diritto allo studio e soprattutto interventi seri sull’orientamento agli studi. In questa chiave potrebbe essere utile «creare un biennio comune a tutti gli indirizzi scolastici e posticipare la scelta a 16 anni». Ciò permetterebbe anche di evitare i casi di «pentimento».

Dalla rilevazione risulta infatti che il 46% degli studenti cambierebbe indirizzo di studio o scuola. Il 41% lo farebbe principalmente per studiare materie diverse, il 22% per compiere studi che preparino meglio al mondo del lavoro, il 15% per compiere studi più adatti in vista dei successivi studi universitari. Un ruolo importante lo svolge l’«autovalutazione» delle scuole. Diversamente dal modello dominante adottato, quello della competizione tra gli istituti mediante assegnazione di punteggi in graduatoria, bisognerebbe «creare un percorso condiviso, attento al contesto socio-culturale, tra le scuole – ha detto Mauro Borsarini, dirigente scolastico del Righi di Bologna durante la presentazione del rapporto – La verifica dovrebbe avvenire in forma pubblica e trasparente».

L’indagine ha registrato inoltre che il 52% dei diplomati ha svolto uno stage previsto dai programmi scolastici (negli indirizzi professionali tali attività formative sono praticamente obbligatorie) e il 32% dei diplomati ha compiuto esperienze di studio all’estero, metà dei quali partecipando a programmi organizzati dal proprio Istituto. La lingua inglese è la più diffusa: 52 diplomati su 100 dichiarano di avere una conoscenza «almeno buona» dell’inglese scritto. L’analisi denuncia l’emorragia nella popolazione dei 19enni. Negli ultimi 30 anni, l’Italia ha registrano un decremento demografico del 40% in questa fascia d’età (-389 mila ragazze e ragazzi). Per Cammelli «quella che si chiamava la piramide per età oggi è diventata un asso di picche con forti restrizione alla base». Per questi giovani il paese non prepara un futuro favoloso. A luglio i diplomati nei tecnici (23%) e nei professionali (19%) erano incerti sul loro futuro precario.