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Anziparla

Dio è violènt. E mi molesta

Non ci suona forse familiare, anche nel discorso femminista, il fatto che gli uomini stanno dalla parte della violenza e le donne (loro vittime) dalla parte della nonviolenza? E non è altrettanto conformista il racconto del contratto sociale moderno come cessione della violenza e della forza dei singoli al monopolio statale in nome di una vittoria del diritto sull’abuso e di una pacifica convivenza?

Al di là di questo orizzonte così ovvio e tranquillizzante, ci sono però i fatti con tutta la loro imprevedibilità. Ci sono le “dominatrici” di Abu Graib, le soldate statunitensi che rivendicano il loro diritto di partecipare direttamente alla guerra, e ci sono gli statuti democratici che pacificamente coesistono e riproducono azioni violente (simboliche o materiali) rivolte sia all’esterno (le cosiddette guerre che con cattiva coscienza vengono chiamate “umanitarie”) sia all’interno, il cosiddetto “femminicidio”.

Ora, di fronte al conformismo imperante che divide buone e cattivi, contro la frode del patto sociale democratico e il silenzio della politica arriva una proposta imprevista e sovversiva da parte di una filosofa femminista. Luisa Muraro, in un pamphlet pubblicato per Nottetempo e intitolato “Dio è violent…! E mi molesta” scrive: «A queste condizioni, io dico: la storia ha voltato pagina? Bene, noi le volteremo le spalle». Farlo significa per lei «ritirare il tacito consenso all’ordine che regola la convivenza. E dirsi con un atto interiore che avrà delle conseguenze pratiche: io non ci sto (…) mi riprendo l’intera disponibilità di me e della mia forza». Ancora: «a chi detiene un potere quale che sia, io non mi presento dichiarando che ho rinunciato all’uso della forza. Fino alla violenza se necessario».

Protagoniste di questa azione sono le donne, le più istruite e le più adatte a ripensare il problema della violenza «per sollevarlo pubblicamente con la radicalità che oggi si impone». Tocca a loro, dunque, e per due principali motivi: perché del tradimento del contratto sociale hanno un’esperienza storica diretta (essendo state nel contratto sociale contemporaneamente incluse ma anche escluse come “uguali ma diverse”) e perché hanno una frequentazione intima con la violenza sessuale, quella che in vari gradi le colpisce per il semplice fatto di essere donne.

Ogni essere umano, spiega la filosofa, ha dentro di sé una forza che non deve essere lasciata andare in modo indiscriminato e nemmeno cancellata. Ma usata tutta intera, senza arretrare di fronte al fatto che il confine fra forza e violenza è incerto, non prevedibile. Che cosa questo significhi concretamente Muraro non lo chiarisce. E per questo il suo libro è rischioso, è stato criticato ed è stato interpretato in modi molto differenti. Autorizza la violenza femminile? Sfida sullo stesso piano quella maschile? Apre la strada a un revisionismo antifemminista? Certamente contiene un valido invito per tutte le donne. Quello di dosare questa spinta come fanno le cuoche in cucina con il sale: «quanto basta per combattere senza odiare, quanto serve per disfare senza distruggere».