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Antiviolenza

#dimissionipapa non annienti campagna elettorale

Lo Stato del Vaticano

Lo Stato del Vaticano

Oggi a Pianura, vicino Napoli, una donna è stata investita dal marito che ha finto di soccorrerla rassicurando i passanti che l’avrebbe portata in ospedale e dicendo che non lo aveva fatto apposta: poi ha caricato la donna in macchina, portandola poco più in là, e l’ha fatta scendere dall’auto prendendola per i capelli, per cospargerla di benzina e darle fuoco. A Roma stanotte invece, in zona Magliana, un uomo ha accoltellato la sua ex convivente incinta di due mesi, una ragazza di 23 anni, e il padre di lei, 60 anni, ricoverati al San Camillo per ferite gravi. Due aggressori, tutte e due italiani, che in poche ore hanno compiuto due tentativi di femminicidio sulle loro compagne.

Ma oggi il papa si è dimesso e tutta la stampa si concentra su questo: sulle dimissioni del capo di uno Stato ospitato dall’Italia che conta 994 abitanti e in cui lo stesso ha pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Lo Status Civitatis Vaticanæ è uno Stato dell’Europa e in confronto alla Repubblica indipendente di San Marino che conta 32.404 abitanti, per fare un esempio, conta molto di più. Che quel migliaio di abitanti del sacro suolo conti più non solo di San Marino ma anche dell’Italia, è dimostrato dal fatto che queste dimissioni – già verificate due volte nella storia del sommo pontefice con Celestino V e Gregorio XII – stiano già occupando le pagine di tutti i giornali e siano rilanciate da tutte le agenzie. Il potere che i 994 abitanti hanno sulle anime di tutto il mondo ha, evidentemente, molto appeal negli affari interni italiani, tanto che la campagna elettorale, ormai agli sgoccioli, rischia di essere completamente offuscata dalle dimissioni dal sovrano della Santa romana chiesa che invece, in uno stato laico, dovrebbe comunque non essere così invadente: non bastava Imu, tasse, e ipotesi di alleanze per oscurare la vera tragedia che questo Paese in declino sta attraversando, e dopo la rimonta di Berlusconi adesso ci si mette anche il Papa: cosa bolle nella pentola di quei 994?

A dimostrazione che il potere temporale della Chiesa non è mai morto, oggi tutti e tutte parlano solo di questo: è vero, una cosa che in due millenni è successo solo tre volte fa notizia, ma mica siamo nel Medioevo. La cosa che mi dispiace di più, a parte il resto, è che con grande fatica le donne italiane stavano cercando di riportare all’attenzione della politica e della campagna elettorale, questioni che riguardano direttamente più della metà dei 59,5 milioni di abitanti del Paese (28.750.942 maschi e 30.713.702 femmine – dati Istat) e che indirettamente coinvolgono tutta la comunità con numeri che superano di gran lunga i famosi 994 di cui sopra.

Oggi Snoq ha presentato a Roma, al piccolo Eliseo, la sua lista di richieste a chi si presenta per essere eletto, e tra i punti appaiono le liste paritarie, la riduzione dei costi della politica, la lotta ai femminicidi, la cittadinanza automatica per chi nasce in Italia, la valutazione dell’impatto di genere in tutti i provvedimenti legislativi, mettendo in evidenza che solo i partiti a sinistra – Pd, Sel e Ricoluzione Civile – hanno dimostrato un interesse sulle questioni delle donne nei loro programmi. Questioni già faticosamente messe in luce a livello mediale, anche per il fatto che gli stessi leader non ne parlavano dalle loro tribune e che adesso (col papa) saranno completamente messe in secondo piano.

Sabato scorso Serena Dandini ha presentato la conferenza stampa che la Convenzione No More! contro la violenza sulle donne ha fatto a Roma, alla Casa Internazionale delle donne, incontrando le cadidate che hanno firmato la Convenzione: una piattafroma contro il femminicidio che, come dice Dandini, “noi dobbiamo spingere con le unghie e coi denti perché qui lo scopo è fare un patto di sangue”, affinché chi va in Parlamento si ricordi di lavorare su ciò che ha sottoscritto una volta entrata nella stanza dei bottoni. Tra i punti del documento, già presentato a ottobre, sono stati ribaditi: la ratifica della Convenzione di Istanbul non “secca” ma con una reale applicabilità attraverso norme efficaci; la revisione del Piano nazionale contro la violenza varato da Carfagna ma evidentemente insufficiente, visti i risultati; una rilevazione sistematica dei dati e un osservatorio nazionale sul femminicidio; la costruzione di una rete per la prevenzione e la tutela delle donne con servizi su tutto il territorio a partire dai centri antiviolenza; il divieto dell’uso della Pas (sindrome di alienazione parentale) nei tribunali italiani. No More! ha avuto in questi mesi migliaia di adesioni e ha raccolto forte consensi della società civile su tutto il territorio nazionale, ed è per questo che chi si candida dopo aver firmato la Convenzione, deve stare ai patti. Laura Puppato (Pd) nell’incontro ha confermato il suo impegno per far applicare le leggi che già ci sono in quanto il femminicidio “deve essere una priorità”, mentre Valeria Fedeli (Pd), ha sottolineato la natura collettiva di No More! “che ha saputo mettere insieme le donne su un terreno comune mettendo a lato le differenze”. Rosa Calipari (Pd), una delle prime firmatarie di No More!, ha ricordato che “gli uomini dicono sempre che è scontato che loro sono contro la violenza sulle donne”, anche se poi (dico io) si dimenticano di parlarne ad alta voce in campagna elettorale. Gemma Azuni (Sel) ha ricordato l’importanza di prendere spunto dalle esperienze già fatte, ma solo Sara Vatteroni (Rivoluzione civile) ha ricordato i diritti dei bambini che in massa continuano a essere rinchiusi in casa famiglia, sottolineando i danni che la Pas (sindrome di alienazione parentale) ha fatto in questi anni nei tribunali “in un sistema strisciante contro le donne”.

Ieri è stato anche il giorno delle battutine maschiliste che speravamo di non dover più sentire e che ci ha fatte tornare indietro a un passato che speravamo aver messo da parte, in una penosa scenetta pubblica in cui un quasi ottantenne nonno chiedeva alla giovane ragazza “quante volte viene” e se poteva fare un altro giro su se stessa per ammirare il suo lato B. Un’offesa a lei e a tutte le italiane che non sopportano più battute che richiamano a un mondo di stereotipi senza fine: lo stesso retroterra machista che ha causato la morte di tutte le donne vittime di femmincidio in Italia e nel mondo, e che nella sua becera consistenza ha fatto il giro di tutti i giornali, oscurando, anche questo, i veri probelmi delle italiane e degli italiani.

Per questo credo che sia le dimissioni del Papa, come le battutine del nonno più famoso d’Italia, non debbano e non possano invadere l’informazione in un momento così delicato per questo Paese in piena campagna elettorale. E quindi oggi, per quanto mi riguarda – dopo le risposte di Ingroia e Vendola – ripropongo la mia “Lettera aperta (a sinistra) su femmincidio e Pas” alla quale manca ancora la risposta di Bersani a cui mi rivolgo direttamente dicendo che non basta dire che non siamo “bambole gonfiabili” (questo lo sappiamo) e che ci vorrebbe qualche battuta più forte e incisiva da parte di un leader di sinistra su certe questioni.

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Lettera aperta (a sinistra) su Femminicidio e Pas

Gentili Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Antonio Ingroia,
indirizzo questa lettera a Voi in veste di rappresentanti di quel mondo della sinistra italiana che è storicamente e culturalmente portavoce dei diritti delle donne e dei minori, per sottoporVi alcuni gravi fenomeni che colpiscono molti tra gli italiani e le italiane in cui bisogni andrete a rappresentare in Parlamento.
In qualità di giornalista esperta di diritti umani, e in particolare di violenza sulle donne e diritti violati dei minori, faccio appello a Voi affinché prendiate pubblicamente posizione, in questa campagna elettorale, su femminicidio, violenza sulle donne, uso della sindrome di alienazione parentale nei tribunali come lesione dei diritti fondamentali del fanciullo, fenomeni che stanno causando in Italia rispettivamente 1 donna uccisa ogni tre giorni, di cui il 70% all’interno di violenze domestiche che in Italia rappresentano l’85% della violenza sulle donne (dati ONU), mentre sempre più numerosi sono i bambini prelevati dal contesto in cui vivono per essere rinchiusi in case famiglia a causa dei ricorsi giudiziari sull’affidamento che spesso nascondono casi di violenza subita e/o assistita del minore o maltrattamenti o abusi (ci sono attualmente 30.000 bambini che transitano nelle case famiglia in Italia e in parte per contrasti sull’affido).

A questo proposito Vi invito a riflettere sul fatto che una delle chiavi per il miglioramento della società, come anche la ripresa economica in una crisi che è mondiale, oggi dipende dalle donne. E a dirlo non sono io, ma le Nazioni Unite che hanno constatato, attraverso programmi specifici di sviluppo nel mondo, come le donne in grado di decidere in una casa, in un’azienda, in un campo da coltivare, in una famiglia povera in cui ci sono bambini da crescere, sia una seria opportunità di vita e di sviluppo per l’intera comunità. La gestione delle risorse per il bene comune è fondamentale in questo momento, e le donne in tutto ciò hanno una marcia in più: hanno la capacità umana di pensare all’altro.

Cominciamo allora con il tutelare le italiane dall’essere uccise dall’ex marito.
Cominciamo cercando di prevenire la violenza sulle donne, soprattutto tra le mura domestiche che rappresenta la stragrande maggioranza dei casi di violenza fisica, sessuale, psicologica, economica in questo Paese.
Cominciamo vietando di far strappare “legalmente” bambini e bambine alle loro madri che invece di essere tutelati sono esposti a ulteriori traumi.

Vi chiedo di farlo non solo inserendo questi punti nell’agenda politica o coinvolgendo i vostri candidati e le vostre candidate, ma parlandone nei vostri interventi pubblici in prima persona in questa campagna elettorale.
Questa è la sinistra che molte donne vogliono, una sinistra con un cuore di cui si senta distintamente il battito.

Grazie per quello che farete e per la Vostra cortese attenzione

Cordiali saluti
Luisa Betti

  • http://rossodemocratico.ilcannocchiale.it/ salvatore venuleo

    Prometto di cercare di cambiare. Di essere all’altezza della battaglia decisiva delle donne.