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Detroit, la crisi peggio di Katrina

Per decenni, secoli, Detroit e automobile sono stati quasi sinonimi. Ma con la crisi economica la capitale mondiale dell’auto è diventata ormai una città fantasma. La disoccupazione ha svuotato la città, rendendola di fatto un aggregato immenso di spazi vuoti, edifici abbandonati, fabbriche in rovina.

La situazione è nota ma i dati dell’ultimo censimento cittadino svelano una realtà al di là dell’immaginabile. Per il New York Times è “il più stupefacente esempio contemporaneo di collasso urbano”. Il “calo percentuale maggiore della storia americana nelle grandi città”.

Detroit oggi ha soltanto 713.7776 abitanti, un calo del 25% in pochi anni. Nel 2000 sfiorava il milione. E nel 1950 era sopra i 2 milioni. Quei tempi sono definitivamente alle spalle.

La disoccupazione è peggio di Katrina. Basti pensare che New Orleans, dopo l’uragano e la catastrofe del 2005, si è svuotata “solo” del 29%. Ma il numero di persone che sono scomparse dalla città del Michigan – 237.500 – è quasi il doppio delle 140.000 che hanno lasciato New Orleans.

Senza abitanti, le casse della città sono vuote: niente tasse, niente scuole, niente servizi. Ad aggravare le cose anche il calo dei contributi federali, che sono destinati solo alle città sopra i 750.ooo abitanti. Oltre alla disoccupazione anche la popolazione nera (negli anni d’oro componeva l’83% degli abitanti della città) ha abbandonato il comune rifugiandosi nelle contee vicine in cerca di lavoro e servizi.

C’è un numero enorme di quartieri completamente disabitati, distese quasi completamente prive di esseri umani. Il sindaco fin dal 2010 ha lanciato un mega progetto per abbattere almeno 10.000 edifici abbandonati. Sono pericolosi per incendi, criminalità e perfino per la psiche umana.

Il New York Times raccoglie la testimonianza di Samantha Howell, 32 anni: “La città ti fa sentire vuoto. E’ vuota fisicamente, vuota di persone, vuota di ambizione, di energia e di progetti”.

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