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Poltergeist

Desperate Housewives – Né casalinghe né disperate

Non sono né casalinghe né disperate le quattro signore di Wisteria Lane, sono anzi tutte pimpanti ultra-quarantenni ­– a parte la modella Eva Longoria – che, come i transeunti fiori dei glicini che danno nome alla strada in cui vivono, passano le loro giornate a mascherarsi da perenni sposine, insoddisfatte ragazze bizzose che non disperano mai e anzi tramano per mantenere quelli che sono ormai i famosi segreti della serie Desperate Housewives. Sono del resto l’insoddisfazione e l’eterna fanciullezza i temi più rappresentati in tv in America. L’idea astratta dell’infanzia e dell’adolescenza come momenti immacolati dell’esistenza è per gli americani ormai un’ovvietà: la licenza di essere stupidi riempie anche i nostri bassi cieli metropolitani con insegne che promettono una vita da discoteca.

La serie è nata come una delle prime dramedies, un misto di commedia e dramma il cui esempio più compiuto è stato certamente Ally McBeal, l’eroina nevrotica e insicura che ha è diventata un’icona pop dell’antifemminismo di fine millennio. A differenza di questo personaggio movimentato e in movimento, però, i quattro personaggi di Desperate Housewives non crescono a ogni puntata, i loro misteri non celano un lato del loro carattere, gli avvenimenti intorno a loro restano eventi esterni a loro: sono donne noiose, alla lunga, non fosse per l’occasionale omicidio, tradimento o stupro. Il telefilm è famoso per i suoi cliffhanger, la sospensione della storia in un momento cruciale proprio all’ultimo episodio di ogni stagione e la sesta stagione si è chiusa con un interrogativo più inquietante di qualunque altro: un ragazzo potrebbe essere morto in un’esplosione, una puerpera potrebbe restare vittima di un giovane psicopatico, una coppia potrebbe cadere in miseria, e un neonato potrebbe essere stato scambiato in ospedale. Gli infiniti colpi di scena della serie sono efficaci proprio in quanto davvero inaspettati: non c’è alcun legame tra la personalità di un personaggio e le sue azioni, il colpo di scena è solo uno strumento narrativo per movimentare l’azione e non nasce da alcuna necessità della trama né dal naturale evolvere dei personaggi. L’indiscutibile crudezza di alcuni eventi di cui sono responsabili è mitigata dal principio che le brave persone possono sbagliare e che, come recita un adagio americano, tutti meritano una seconda possibilità. Non sono le loro azioni a definirle ma il posto che hanno nella società. Le quattro signore sono come i professori universitari che, una volta raggiunto il grado di ordinari, non possono più perdere il posto. Ex cattedra, Susan ha l’autorità di spiegare agli americani che si può tradire una cara amica e sparare a una rivale, se si è una maestrina elementare; Bree ha il permesso di lasciar morire il marito perché è una brava moglie; Lynette può impedire il matrimonio del figlio perché è una madre devota e Gabrielle può abbandonare le proprie figlie perché è una bellissima ex-modella. Le quattro donne hanno il permesso di fare veramente di tutto per la semplice ragione spiegata alla perfezione dal cantante Fat Boy Slim che con il suo singolo Because We Can ha tradotto in un inno indiavolato il principio di irresponsabilità tanto caro all’america degli ultimi vent’anni. La temporanea insanità mentale è scusata appunto perché è insania e non si è responsabili se la rabbia ci acceca, la depressione ci soffoca, se il dolore ci annebbia la mente. Quando tutto è lecito, non c’è più che la noia a farci compagnia e non possiamo che restare ancorati alle abitudini più superficiali, ai bisogni più infantili per prolungare quanto possiamo quella che, cresciuti, chiamiamo la gioiosa irresponsabilità di quando eravamo giovanissimi.

Eppure la responsabilità individuale si definisce proprio nel momento in cui si contrappone la morale all’istinto, l’educazione alle voglie. Ma se la morale e l’educazione sono princìpi che la società deve introdurre nella vita dei cittadini, è più semplice – e meno pericoloso – scusare un atto immorale che ammettere l’inadeguatezza dell’insegnamento etico di un’intera nazione. Basta avere una caratteristica che tutte le signore di Wisteria Lane condividono: essere dei bravi cittadini.

Voto: C –

 

*Le recensioni on demand che pubblicherò nelle prossime settimane, saranno, nell’ordine:

DexterRescue MeBreaking Bad.

Continuate a richiedere recensioni!

  • Paolo1984

    Ally McBeal non mi sembrava una serie antifemminista. L’antifemminismo era preso in giro attraverso il personaggio di Billy che diventava maschilista e macho a causa di un tumore al cervello. Ally è un personaggio insicuro come sono tante donne e tanti uomini e poi è un personaggio che cresceva e maturava col tempo, io mi rivedevo un po’ nel suo essere sognatrice come mi rivedo in J.D. (tra l’altro nelle prime stagioni di Ally si vedevano già le visualizzazioni delle fantasie della protagonista che Scrubs avrebbe perfezionato e sviluppato). E poi ricordo che adoravo John Cage/Peter MacNicol..anche lui un bel nevrotico insicuro!La forza di quella serie era raccontare con grande ironia i rapporti uomo-donna nella società di oggi. Analoga forza che non ho riscontrato nelle Desperate di cui ho visto solo la prima serie..ma non mi pare che Bree abbia lasciato morire il suo primo marito..è stato un tizio di cui non ricordo il nome (interpretato da Roger Bart) ad ucciderlo.
    Comunque oltre a quelle in programma vorrei richiederti due recensioni su due serie tv che amo molto: Scrubs e Reaper-in missione per il diavolo..quest’ultima dopo due stagioni andate in onda su MTV deve essere stata sospesa. Peccato!
    Ma nefeli, tu puoi recensire anche serie tv del passato?

  • Paolo1984

    E scusa se ti disturbo ancora, ma mi piacerebbe pure leggere una recensione di How I met your mother e Friends, altre serie che amo molto.

  • nefeli

    Caro Paolo,
    certo, recensisco dal tenente Colombo (su cui ho intenzione di scrivere presto) al nuovissimo Mike & Molly – è tra l’altro molto interessante recensire le serie del passato perché mostrano l’America del passato, come quelle odierne mostrano quella di oggi. Bree ha invece ucciso il marito, o meglio, non ha chiamato la polizia in tempo intenzionalmente per lasciarlo morire – un tocco da dark Lady per la signora ossessivo-compulsiva.
    La questione del femminismo di Ally McBeal è stata ampiamente discussa, anche sul Time, come accennavo in un articolo più sotto. Io, del resto, l’’ho definita postfemminista perché al centro della vita dell’avvocatessa di successo c’è sempre e solo l’amore anche se il desiderio di avere un partner non è alternativo a quello di avere una carriera. Ally vuole tutto – e avrà tutto.
    Mi segno le recensioni che hai richiesto e le scriverò dopo quelle annunciate oggi.

  • nefeli

    Preso nota.

  • Paolo1984

    Postfemminista è già diverso da antifemminista..sinceramente non vedo cosa ci sia di maschilista nel raccontare di una donna con una carriera sua che cerca l’amore romantico, non vedo contraddizione tra le due cose.
    Scusa, ma su Bree insisto..è vero che lei ha tardato a chiamare i soccorsi quando il primo marito Rex si è sentito male ma non è stato quello ad ucciderlo: il farmacista interpretato da Roger Bart che era ossessionato da Bree e la desiderava aveva scambiato i farmaci destinati a Rex avvelenandolo lentamente..il tutto all’insaputa di Bree che quando scoprirà che suo marito (che nonostante tutto amava ancora) è stato assassinato che si vendicherà.
    Scusa se ti suggerisco un’altra serie da recensire: detective Monk anche lui un ossessivo-compulsivo! Tra l’altro Monk spesso, ma non sempre riprende la modalità di Colombo di svelare l’assassino all’inizio.
    altre serie interessanti sarebbero Shark con James Woods, Nip/Tuck, Dr House, Lie to me con Tim Roth. Vabbè..ora la smetto..scusa ancora, chissà quante richieste ricevi, non voglio apparire fastidioso!

  • Francesco

    Recensione a richiesta (dal passato): Buffy the Vampire Slayer
    ..e le altre di Joss Whedon: Firefly; Dollhouse

  • http://striscebavose.blogspot.com/ Augusto

    Dexter, Rescue Me, Breaking Bad?
    Caspita che filotto!!!

  • nefeli

    Eh, adesso arrivano, sono un po’ in ritardo…