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losangelista

Democrazia Telecomandata

reaperUn grande cartellone firmato dal colosso aeronautico Northrop Graumann sul ciglio della antelope highway, verso il deserto a nord di Los Angeles, proclama su una maxi-grafica di jet militari in volo: “costruiamo la liberta’ un velivolo alla volta!”. Siamo nel cuore di “aerospace country” centro dell’industria aerospaziale californiana che ruota  attorno  alla base aeronautica di Edwards (ci lavorava il padre di Frank Zappa  e  Chuck Yeager leggendario pilota brevettatore di aerei supersonici) e aziende come la Northrop, Boeing, McDonnel Douglas e Lockheed che vivono del mastodontico budget militare americano per l’esportazione della democrazia. Il volto del business pero’ sta cambiando; il prodotto “in” non sono piu’ gli F16 ma i droni telecomandati costruiti dalla General Atomics sempre piu’ presenti sui fronti delle guerre USA. Hanno debuttato in Bosnia e Kosovo, poi nel golfo persico e in azioni di “neutralizzazione mirata” (leggi assassinio) di elementi nemici in posti come il Yemen, e ora sempre di piu’ sul fronte afghano. Un istruttivo articolo del NY Times (http://www.nytimes.com/2009/03/17/business/17uav.html?ref=world) descrive la centrale di telecomando dei droni nella base di Davis Monthan, vicino Tucson in Arizona, dove decine di operatori della airforce national guard fanno i doppi turni ricurvi sulle loro console e con levette e bottoni controllano le sortite dei droni predator e reaper che a 15000 km di distanza  pattugliano i cieli dell’Asia centrale, registrando video di sorveglianza e scagliando missili contro “sospetti insorgenti” causando regolarmente stragi fra i civili dei villaggi nelle zone di frontiera col Pakistan. Una guerra tecnologica assurdamente asettica,  assai stressante pare per gli operatori del letale videogioco. “Fa un po’ strano poi uscire dall’ufficio e andare a prendere i bambini a scuola” dichiara un “autopilota” al Times.