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Delrio (Anci): “Tremonti ha fallito, i comuni non si svendono”

Il sindaco di Reggio Emilia spiega perché questo governo ha fallito e il paese non cresce. L’Anci prepara la sua contro-manovra

«Una politica dannosa e iper-centralista che va cambiata radicalmente». Graziano Delrio, dal 2004 sindaco pd di Reggio Emilia, non trattiene la rabbia contro l’ultimo decreto Tremonti. 51 anni, cattolico e vicepresidente dell’Anci, Delrio è di fatto al timone dell’associazione dei comuni nella transizione post-Chiamparino.

Sindaco, partiamo dalla privatizzazione forzata dei servizi pubblici locali (leggi qui). Il governo vi ricatta: da un lato taglia i trasferimenti a tutti, dall’altro darà soldi solo a chi vende i servizi.
Guardi, questo è proprio il segno di uno stato incapace. È chiaro che se la legge impone di vendere tutto in un anno non troverò nessuno che pagherà il prezzo giusto. I privati aspetteranno l’ultimo minuto e ti prenderanno per il collo. È un esempio grave di una logica completamente sbagliata.

Qual è il suo punto di vista?
Come sindaco dico che le partnership pubblico-privato servono nei settori in cui mi interessa attirare capitali privati. Ma lo devo decidere io in base ai bisogni del mio comune, non in tempi stretti e per forza. In Emilia, visti i tagli, stiamo fondendo le aziende di trasporto pubblico di Modena, Reggio e Piacenza. Il governo invece di incentivare queste operazioni ci mette il cappio al collo. Ci sono decine di municipalizzate che nell’acqua, nei rifiuti e nell’energia funzionano bene. È una politica schizofrenica: le privatizzazioni forzate non servono, i comuni sono stanchi di subire regole fatte da altri.

E come Anci cosa farete contro la manovra?
Intanto partiamo dai fatti. Questa è la quarta manovra in pochi mesi ed è evidente che nessuna delle altre ha portato i risultati attesi. Sono stati tutti interventi pasticciati e confusi. Se siamo a questo punto l’errore è proprio nel manico: se vuoi ridurre il debito il vero obiettivo è stimolare la crescita, a fare i tagli a pioggia sono buoni tutti.

La colpa è solo del governo?
Ma quale governo, abbiamo sempre avuto solo un interlocutore: il ministro Tremonti. Da dieci anni è lui il regista dell’economia ed è lui che ha portato il paese sull’orlo del baratro. Possibile che solo per lui non si possano valutare i risultati delle sue scelte?

E dal suo punto di vista quali sono?
Il principale fattore che impedisce la crescita sono i vincoli del patto di stabilità interno.

Che significa in concreto?
I comuni non possono spendere nemmeno i soldi che hanno in cassa e pagare le imprese per i lavori già iniziati. Siamo vittime di un paradosso: da un lato abbiamo soldi che non possiamo usare, dall’altro non arrivano i trasferimenti. E tutto questo mentre il debito pubblico e la spesa corrente, cioè quella non produttiva, continua ad aumentare. Secondo Bankitalia nel 2010 gli investimenti sono calati del 20%. Nel 2011 caleranno di un altro 15%. Quindi per forza caleranno sia il Pil che l’occupazione. Di fatto l’intero paese è fermo. Rivedere l’impostazione seguita finora ci sembra logico. O no?

E invece?
Invece il patto è stato addirittura inasprito. E nei vari decreti si susseguono cervellotiche ristrutturazioni istituzionali fuori dalla sede propria che è il codice delle autonomie. Basterebbe dare incentivi ai comuni per fare delle unioni civiche invece di inventarsi farraginosi accorpamenti che alla fine costano come lo stipendio di tre deputati. Nei piccoli comuni i consiglieri prendono 19 euro lordi a seduta per 4 sedute l’anno. La verità è che queste pseudoriforme servono solo a salvare altri organi, come province o parlamento.

Non è vero che anche enti locali e regioni sono responsabili del debito?
Fatto 100 il debito pubblico (1.900 miliardi), il 95% è stato generato dallo stato. Quindi per diminuirlo la cosa più ovvia è ristrutturare il livello centrale. Invece si fa l’opposto. In questi anni i comuni hanno dato un saldo positivo di 3 miliardi per il patto di stabilità.

Come giudica la sincerità con cui il federalista Bossi ha confessato che per salvare le pensioni i comuni possono pure arrangiarsi?
Con questa manovra non si salvano né le pensioni né i comuni. Maroni a differenza di Bossi lo ha capito benissimo. Altro che federalismo: Roma ci dice perfino se possiamo assumere un dirigente. Il 29 a Milano ci sarà una grande manifestazione con sindaci di tutte le parti politiche. Saremo in piazza con l’orgoglio di chi ha contribuito a tenere in ordine i conti dello stato. Se non siamo falliti è merito delle autonomie, non del ministro Tremonti.

Quali sono le vostre proposte?
Presenteremo al parlamento una contro-manovra che abbia la stessa dignità di quella del governo. Chiediamo un grande piano di opere pubbliche da realizzare con i proventi delle privatizzazioni parziali delle aziende di stato e delle municipalizzate che non funzionano. È inutile che vengano a rompere le scatole a me che ho aziende in ordine e che vanno bene. E poi pensiamo che non sia uno scandalo aumentare l’Iva di un punto, magari aiutando in altre forme i consumatori a basso reddito. La manovra insomma può stare in piedi con misure totalmente differenti. Dire che questo decreto è l’unico che ci garantisce dalle turbolenze dei mercati è una solenne bugia, basta guardare la Borsa. La storia insegna il contrario: serve la crescita. Non c’è una sola ragione per cui questa manovra debba rimanere così com’è. Per noi deve cambiare radicalmente.

dal manifesto del 19 agosto 2011