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Lo scienziato borderline

Definitely maybe missing Oasis

Oramai la mia sezione di “Storie” si sta trasformando in una Redazione, con vari collaboratori che scrivono, oltre a me, i testi degli articoli. Ricordo Roberto Morgantini che mi trasmette eventi bolognesi, e Vito Vita che mi ha scritto un elzeviro musicale. Ed eccone un altro, sempre musicale. Dal mio corrispondente da Londra Marco Riva, che sta facendo la tesi in Ingegneria Energetica e Nucleare vicino a Ofxord avendo me come relatore. Ed ovviamente – per fortuna – e come me – si occupa anche d’altro che non la fusione termonucleare controllata. Ad esempio del mio gruppo musicale preferito dopo i Beatles, i Powerillusi e gli Skiantos e gli Spirit: gli Oasis.

Lui, con mia grande invidia, è stato alla mostra OASIS – Chasing the Sun 1993-1997. Vediamo che ci dice, beato lui.


Londra, 21 aprile 2014. Tra una fermata della metro e un’altra arrivo nell’east London, la zona più underground della capitale – “to where they’re not concerned about the way we are” – quella in cui trovi quelle persone che alcuni di noi definirebbero “strane”. Non a Londra.

Su un muro dipinto da bombolette, un poster dà un senso a tutto. E’ in bianco e nero, con due fratellacci sopra, i Gallagher, assieme ai tre compagni Paul Arthurs, Paul McGuigan e Tony McCarroll. Oasis.

 Viviamo a vent’anni dall’album di debutto Definitely Maybe. Quale momento migliore per celebrare la band che ha fatto sognare generazioni intere? Così, mentre i fans ancora pregano per una reunion della band, scioltasi nel 2009 dopo l’ennesimo litigio dei due ragazzacci di Manchester, Noel e Liam, con tanto di botte e (forse) chitarrate, io sono attratto da una mostra interamente in loro onore: OASIS – Chasing the Sun 1993-1997. I primi cinque anni della band, quelli della formazione originale, quelli dei più grandi successi.

 In un lampo raggiungo Redchurch Street. No, no, no non aspettatevi chissà che, parlo di una via piccola e nascosta che trovo solo grazie alla tipica fila educata di gente – British style – in attesa all’ingresso. Entrai nella galleria. Una stanza dalle luci soffuse e psichedeliche. Live Forever in sottofondo, canzone nominata dalla rivista musicale Q la più bella di tutti i tempi, terzo singolo del primo album dopo Supersonic e Shakemaker e seguita da Cigarettes and Alcohol.

 La prima cosa che vedo è lei, la Sheraton Union Jack di Noel, la chitarra che accompagnò la band inglese durante il tour mondiale di (What’s the Story) Morning Glory?, secondo album pubblicato nell’ottobre 1995. Quello dei 25 milioni di copie vendute, per intenderci. Quello di Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Some Might Say, Champagne Supernova e pecco a non citare le restanti. Rabbrividisco pensando a quanti riff ha prodotto e quante persone ha fatto cantare.

La Sheraton Union Jack di Noel Gallagher (foto di Marco Riva)

La Sheraton Union Jack di Noel Gallagher (foto di Marco Riva)

 Dopo percorro un corridoio. Sui muri foto storiche e rare ritraggono il gruppo durante le registrazioni in studio dei primi due album e del terzo, Be Here Now, insieme a qualche live, come il celebre Glastonbury, o ad altri scatti presi durante i tour. Poco più avanti una riproduzione in scala uno ad uno della stanza copertina di Definitely Maybe. L’originale ritraeva Liam sdraiato a terra, Noel sul divano con la chitarra, il padrone di casa, il chitarrista Paul Arthurs meglio noto come Bonehead, su una poltrona e gli altri due amici sullo sfondo, uno per terra e uno dalla finestra. I ragazzi erano intenti a guardare Il Buono, il Brutto, il Cattivo di Sergio Leone in una piccola tv in mezzo a bicchieri di vino rosso. Dopo mezz’ora di coda – ossequiente – mi sdraio al posto di Liam, poi afferro la chitarra e sostituisco, per pochi secondi, Noel. “In my mind my dreams are real!” – mi sembrava di esserci davvero in quella copertina.Dopo, toccava al prossimo…

Definitely Maybe, with missing Oasis (foto di Marco Riva)

Definitely Maybe, with missing Oasis (foto di Marco Riva)

 La fila di gente, in attesa di entrare nella camera, era organizzata lungo un corridoio che collegava le ultime due sale. Nella prima, che era completamente buia, venivano proiettate, sui muri bianchi, le pellicole dei video più famosi della band. La maggior parte era in e bianco e nero, tolte alcune colorate eccezioni dalle quali traspariva esplicitamente l’influenza dei Beatles. Nell’altra sala c’era di tutto: locandine, poster dei concerti, adesivi, oggetti appartenuti alla band, abiti pittoreschi usati dal frontman Liam nei live, premi vinti ed altre chitarre tra cui spiccavano la Les Paul di Noel e la Epiphone di Bonehead.

Ciò che più mi ha emozionato però sono stati quattro semplici fogli di carta. Sembravano banali appunti con frasi scritte impulsivamente, in cinque minuti. Poi qualche correzione, qualche parola alternativa e ad inizio pagina un titolo per ogni pagina: Wonderwall, Roll With It, Don’t Look Back in Anger, Champagne Supernova. Mi ero sempre chiesto come Noel, il fratello maggiore e compositore principale, scrivesse le sue canzoni. E le scrive proprio come suonano: semplici, decise, istintive. Quattro fogli e quattro capolavori che hanno lasciato un segno indelebile.

Manoscritto di Wonderwall (foto di Marco Riva)

Manoscritto di Wonderwall (foto di Marco Riva)

 Uscendo, un piccolo cinema con una decina di posti in uno stanzino mi ha fatto rivivere alcuni dei concerti più emozionanti che, ahimè, ho sempre solo visto in videocassette e dvd. Ma almeno per quel giorno è stato come essere lì in mezzo alla folla – “Tonight I’m a rock’n’roll star!”

Manoscritto di Champagne Supernova (foto di Marco Riva)

Manoscritto di Champagne Supernova (foto di Marco Riva)

La mostra è stata inaugurata l’11 aprile 2014, a vent’anni esatti dall’uscita del primo singolo assoluto della band, Supersonic, e si è conclusa undici giorni dopo, regalando a tutti i fan qualche momento tanto felice quanto malinconico. Aspettando l’evoluzione delle vicende familiari dei due Gallagher ci godiamo la loro musica perché quella, almeno quella – “We’re gonna live forever!!!” – vivrà per sempre!

Marco Riva

* virgolettato in corsivo alcune frasi tratte dal singolo Rock’n Roll Star. Ultima frase tratta dal singolo Live Forever.


Io (quello vecchio) ai concerti degli Oasis ci sono pure stato, incluso quello-che-non-ci-fu a Milano nel settembre 2009, perché pochi giorni prima i due fratelli si presero a chitarrate nel backstage del concerto a Parigi del 28 agosto 2009, e fu la fine della band. Ma questa è un’altra storia…