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Antiviolenza

Decreto femminicidio? “Non in mio nome”: incontro pubblico a Roma

Su una cosa non c’è dubbio: il decreto femminicidio, convertito in legge (1540) dieci giorni fa, sta finalmente facendo chiarezza tra le donne dei movimenti e della società civile che in qualche modo partecipano al dibattito femminil-femminista in Italia. Anzi è, diciamo così, un vero e proprio spartiacque che sta chiarendo chi sta di qua e chi sta di là, ovvero chi vuole dire “no”, prendendo parola pubblica e facendosi sentire, e chi invece accarezza l’idea che così va benone, o anche che è meglio proprio non interessarsene. Sì, perché le due lettere di Snoq Libere e Snoq Factory, che non hanno sorpreso la sottoscritta ma che stanno preludendo a uno scontro pubblico per l’assemblea nazionale ormai alle porte e che in maniera più o meno sotterranea va avanti da più di un anno, sono lì per marchiare un territorio. Ed è, in qualche modo, la stessa dinamica di quella avvenuta a Paestum ai primi di ottobre, nel tentativo di uno spostamento per una chiara affermazione di intenti (anche se diametralmente all’opposto di Snoq Libere). Forze centrifughe e centripete che il decreto femminicidio ha avuto se non altro il merito di far emergere con idee chiare sia all’interno dei movimenti femminil-femministi, ma anche (seppur in maniera meno visibile), tra le associazioni, i centri antiviolenza, le Ong e tutta la società civile che sulla violenza contro le donne ha lavorato e sta lavorando. Una chiarezza che non provoca solo “spaccatura” ma che ha ridato vita anche a un dibattito acceso e vivace come non si vedeva da tempo. Un confronto da cui emerge netta la volontà di un pezzo importante di donne che di fronte al “troppo”, come è questo decreto, non intende più farsi strumentalizzare come la vittima che “deve essere messa in sicurezza”, che deve essere tutelata da uno Stato che, tra l’altro, risulta insufficiente, incapace e superficiale anche quando crede di migliorare, e che per primo concorre alla rivittimizzazione delle donne che vivono situazioni di violenza. Istituzioni che non sono d’accordo neanche tra loro, se la stessa Cassazione ha dichiarato giorni fa che nella legge di conversione si è fatta “una parziale retromarcia” proprio “sulla scelta più significativa operata dal decreto legge in materia di atti persecutori e cioè quella relativa alla irrevocabilità della querela”, in quanto anche lo strumento introdotto per delimitare i casi in cui la querela resta revocabile “non sembra funzionale allo scopo” e presenta dubbi interpretativi. Facendo emergere un compromesso che in realtà non solo non accontenta nessuno, ma che è anche un “falso compromesso”. E non serve certo una rassegna stampa per dire che con la nuova legge 1540, le donne continuano a morire e/o a essere massacrate, di fronte a normative che sono state presentate come la “bacchetta magica” contro il femminicidio. Parola, ricordo, ancora usata in maniera impropria da molt* – istituzioni, media, ma anche dalle stesse donne dei movimenti – e che, come termine sociologico coniato da Marcela Lagarde, indica invece tutte le forme di violenza che una donna può vivere, fino anche alla morte, comprese quelle perpetrate dallo Stato nell’esporre ulteriormente le donne nel loro accesso alla giustizia (quindi un controsenso anche per definire il decreto 93/2013). Ma questo è solo la punta dell’iceberg di un procedere contro la politica e la libertà femminile: una mossa di facciata, quella del decreto 93, dietro cui si è nascosto – e questo davvero non è perdonabile in nessun modo – la legiferazione di misure repressive e di controllo del Paese tutto. Per questo mi sembra interessante la proposta del gruppo che a Paestum ha discusso di questo decreto, e di altro, e che oggi propone un incontro a Roma per uno scambio sulla possibilità di un’azione politica delle donne. Uno scambio che nasce da una “esigenza di molte di prendere parola pubblica, di pensare insieme alle prossime azioni politiche, in tempi in cui la violenza dilaga e la politica governativa si mostra inadeguata, diventandone addirittura strumento”.

non nel nostro nme

  

Incontro pubblico a Roma il 30 ottobre alle ore 17.30

Casa internazionale delle donne (Via della Lungara, 19)

“Non in mio nome”

Azioni e orizzonti della politica di donne

Paestum quest’anno è stata caratterizzata da una discussione vivace e produttiva sulle pratiche e sul senso politico del dirsi femministe oggi. Molte di noi vengono da lì e dall’appello “Non in mio nome” contro il decreto femminicidio (pubblicato sul blog di Paestum), ma pensiamo sia utile e urgente incontrarsi, vedersi, parlarsi anche con chi non era lì, con chi è mossa dal desiderio di politica e di cambiamento. Il “pacchetto sicurezza”, cosiddetto decreto femminicidio oggi diventata legge 1540, inserisce misure specifiche sulla violenza contro le donne, evocandole come vittime da tutelare e “soggetti da mettere in sicurezza”, in un quadro di provvedimenti che utilizza il corpo delle donne per intervenire sulla vita di tutte e di tutti, in un modo che nulla ha a che vedere con la politica, la libertà femminile, la giustizia. Vogliamo ripartire dall’esigenza di molte di prendere parola pubblica, di pensare insieme alle prossime azioni politiche, in tempi in cui la violenza dilaga e la politica governativa si mostra inadeguata, diventandone addirittura strumento: da Lampedusa al DL anti-omofobia, a tutti gli interventi istituzionali ed economici. Per parlare di questo e altro, per ritrovarci, per decidere su come andare avanti e per aprire e moltiplicare lo sguardo su questa realtà, invitiamo tutte a un momento di incontro e di scambio pubblico, con un’assemblea alla Casa Internazionale delle donne di Roma – via della Lungara 19 – il 30 ottobre dalle 17.30 in poi.

Grazie a chi vorrà esserci.

Info e adesioni: noinmionome@gmail.com

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Appello Post-Paestum 2013 sul Decreto femminicidio

 

non nel nostro nme

 

  • Decreto femminicidio: “Non in mio nome”. Il dopo Paestum 2013 da cui vorremmo ripartire

Paestum non è stata uguale per tutte. L’indizione originaria, mirata in primo luogo a costruire un dialogo costruttivo tra femminismi diversi, situati in parole e pratiche diverse, ha fatto emergere lo iato che intercorre tra una presa di parola politica più spostata su ciò che accade fuori di noi e una presa di parola tesa a consolidare la pratica di relazione tra donne. Se è vero che il conflitto finale per alcune è stato un “colpo di spugna”, per molte altre è stato un far emergere la contraddizione, probabilmente troppo assopita nelle plenarie, con qualche punta di conflitto più esplicito nei tavoli. Al di là del conflitto vorremmo continuare la discussione e vorremmo anche rilanciare il nostro desiderio, il nostro bisogno, di non far cadere nel nulla l’esigenza di molte, seppure non di tutte, di prendere parola pubblica sul decreto anti-femminicidio. Se le leggi non ci hanno mai riguardate è pur vero che oggi queste si consumano fino in fondo sui nostri corpi, ci usano come ci usa il neoliberismo. Pertanto, come venuto fuori anche in chiusa dell’assemblea, pubblichiamo qui questo appello a cui chiediamo di aderire come singole, associazioni, collettivi per continuare lungo questo crinale di presa di posizione diretta rispetto ai meccanismi di strumentalizzazione dei nostri corpi. Il decreto 93/2013, oggi Legge 1540, inserisce norme di contrasto al femminicidio con una forte impronta securitaria in un pacchetto in cui si dichiara la donna come un “soggetto debole” da tutelare da se stessa, tanto da toglierle anche il diritto di autodeterminazione nella possibilità di revocare la querela, e dando maggior potere al sistema di controllo poliziesco. Per questo e per tutto quello che si sta consumando sui nostri corpi, qui diciamo che tutto ciò non può essere fatto nel nome delle donne, di tutte e di ciascuna: “Non in mio nome”. Ed è da qui che vorremmo ripartire per il nostro “dopo Paestum”.

Per aderire aspettiamo la vostra email a noinmionome@gmail.com

Adesioni arrivate (finora) all’appello “Non in mio nome”

Oria Gargano Anna Simone Luisa Betti Milva Pistoni Federica Giardini Stefania Cantatore Antonella Petricone Anna Verdelocco Lucia Ferilli Vittoria Camboni Viola Lomoro Valeria Mercandino Nicoletta Stellino Teresa Di Martino Eleonora Forenza Roberta Paoletti Giorgia Bordoni Federica Castelli Alessandra Chiricosta Ingrid Colanicchia Sabrina Di Lella Teresa Di Martino Alessia Dro Serena Fiorletta Angela Iamboglia Angela Ammirati Simona Pianizzola Casa delle donne Lucha Y Siesta (Roma) Femministe Nove Imma Barbarossa Barbara Spinelli Giulia Druetta Francesca Petrini Luisanna Porcu Giulia Siviero Vittoria Tola Francesca Koch Melina Caudo Maria Antonietta Bottiglia Ersilia Salvato Chiara Marri Luisa Milia Loredana Lipperini Nunzia Scano Emilia Di Pietro Nadia Somma Claudia Martelloni Giovanna Gentilini Nadia Albertoni Elena Pullara Adriana Avano Natalina Lodato Paola Zaretti Maria Grazia Campari Luci Zuvela Ilaria Malancona Ilaria Baldini Maria Esposito Ilaria Durigon Laura Cima Claudia Forini Aurora d’Agostino Sara Pollice Nadia Pizzuti Stefania Tarantino Rossana Ruscelli Carla Centioni Rosanna Rondelli Ileana Gobbo Ivonne Banco Francesca Esposito Silvia Giardino – Coop. Soc. Le Rose blu Silvia Vaccaro Cecilia Lavalle Marisa Caputi Antonietta Bondioli Angela Balzano Elisabetta Valento Annadebora Morabito – Assolei Sportello Donna Onlus – Gianna Massari Licia Palmentieri Rachele Shamouni Dario Azzellini Beatrice Busi Ela Massari Ivana Bonelli Maria Pia Lessi Annarita Oppo Maria Assunta Vecchi Moira Miele Simona Cappiello Adriana Magnarini  Libreria delle Ragazze di Grosseto: Mariella Folchi  Giuliana Gentili Daviana Bulla Maria Vanna Zanini Paola Marchini Mariagrazia Buonamici Paola Baldelli Fiorella Asprea Cecilia Liuti Maria Giulia Galli Giovanna Tuoni Nunzia Giumentaro Brigida Bianchi Lorella Brignoli Anna Maria Fioretti Silvana Lucarelli Caterina Pialorsi Rossana Mennella Chiara Pierdominici Luciana Bova Arpa Associazione Giusy Frate Alessandra Montella – EssereDonne Project Milano Blog collettivo “Un Altro Genere di Comunicazione” Maurizio Cassi Enza Panebianco Gloria Vatti Maria Concetta Corona Viola Lo Moro Maria Grazia Ruggerini  Alessandra Bozzoli Stefania Pizzonia  Luisa Milia Rosetta Papa Vittoria Scotto Tania Rispoli  Infosex-Esc Roma Nicole Braida Giuliana Ortolan Rosanna De Angelis Diana Balloco detta Didì Lina Argetta Laura Capobianco Laura Fiore Romina Amicolo Patricia Tough Francesca Freeman Blog Women Not Afraid Geni Sardo Lucia Turco Patrizia Buzzegoli Rossana  Casalegno Luisa Lampronti Valentina Scognamiglio Caterina Pace Rossella Marchini Moira Miele Serena Maiorana Resistenza femminista Blog Vincenza Turc Irene Rui Marina Campanale Manuela Fisichella Marcella Saso Rosa Traversa Marina Martino Francesca De Masi Brunella Casalini Paola Tadiello Assia Petricelli Mariapaola Montanari Rosa Spanu Gianni Alborè Giovanna La Terra Giulia Salomoni Giovanna Casagrande amicieforse blog Lidia Mangani Nonhopauraio blog Mimma Marotta Claudia Bruno Katia Ricci Simonetta Ranieri Laura Albano Alba Bonelli Laura Capuzzo Anna picciolini Danila De Angelis Maria Grazia Quarti Adriana Perrotta Loredana Borghi Ilaria Tarabella Simona Cerrai Anna Rita Oppo Marica Guazzora Paola Meneganti Alisa Del Re Annalisa Diaz Carla Fermariello Dale Zaccaria Anita Sonego Anna Maria Natali Lea Fiorentini Stefania Voli Roberta Fantozzi Maria Fabbricatore