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losangelista

Data Mining: parla Silicon Valley

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Il tempo di scrivere l’ultimo post sul dilemma delle aziende di Silicon alla luce dello scandalo Prism, ed ecco i colossi internet passare alla prevedibile controffensiva di immagine. Fare la figura dei collaborazionisti dopotutto non puo’ che nuocere al business model che prevede la rivendita dei dati e metadati di consumo ed e’ predicato sulla libera immissione dei suddetti da parte degli utenti. Di fronte al muro di gomma del governo che per il momento si e’ limitato ad attaccare il “traditore” Edward Snowden come mitomane filoterrorista, Facebook e Microsoft hanno insistito che non esiste un accordo che di accesso illimitato ai loro server ma che le agenzie federali richiedono di volta in volta i dati di untenti “attenzionati”. Per dimostrarlo hanno cominciato a rilasciare informazioni  sul numero di tali richieste. Facebook ha reso noto  che nella seconda meta’ del 2012 il governo avrebbe chiesto e ottentuto informazioni su 19000 utenti (le richieste comprendono sia normali indagini di polizia che quelle del “controspionaggio”); la Microsoft ha dichirato di avere  ricevuto 31000 analoghe richieste nello stesso periodo. Google ha detto di essere “in trattativa” col governo per poter identificare il numero esatto di richieste nell’ambito dell’operazione Prism – dato che i dati sono coperti dal segreto di stato e’ necessaria l’autorizzazione del governo. Uno dei grandi, Yahoo, era ricorso in tribunale federale per impedire l’accesso ai propri dati gia’ nel 2008 ma l’authority  segreta sulle intercettazioni (FISA) aveva respinto  il ricorso. Twitter fa la figura migliore in quanto avrebbe finora resistito le richieste del governo, secondo gli esperti legali e’ pero’ solo questione di tempo perche’ anche la compagnia dei tweet venga obbligata ad arruolarsi. La Electronic Frontier Foundation intanto ha dato qui le pagelle ai  maggiori conglomerati valutando quanto ognuno sia disposto a difendere la privacy dei propri utenti dai soprusi della NSA. Un quadro che da un lato ridimensiona le accuse di collusione totale mosse da Snowden e dall’altro dimostra gli effetti positivi delle sue rivelazioni che stanno obbligando le societa’ a chiamarsi fuori e lo stato a giustificare la sorveglianza segreta difronte ai cittadini e al mondo.