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DARK ALLIANCE: La Lunga Notte della Repubblica Americana

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La morte di Ben Bradley questa settimana è stata l’occasione di rievocare in corsivi e necrologi l’affare Watergate e il ruolo che in esso vi ebbe l’ex direttore del Washington Post. L’indagine giornalistica più celebre del ventesimo secolo è insegnata oggi nelle scuole come fulgido momento civico e trionfo del giornalismo americano che tenendo testa alla corruzione del potere seppe svolgere appieno il proprio ruolo politico e costituzionale e condurre l’America fuori dal tunnel “vietnamita” e nixoniano. Quell’episodio è anche convenientemente rimosso dal presente: l’America obamiana della sorveglianza totale NSA in cui la narrativa del quarto potere “cane da guardia” è stata sostituita dagli anatemi lanciati contro Assange, Bradley e Snowden e contro i giornalisti che si azzardano a “fiancheggiarli” nell’atto “sedizioso” dell’informare. In realtà l’aria era cambiata già molto prima, con l’avvento di Ronald Reagan e un film uscito da poco in sala qui – Kill The Messenger – rievoca uno degli episodi più ignominiosi del giornalismo politico USA, il doppio oscuro di Watergate, avvenuto appena pochi anni dopo, a metà degli anni 90. Nel 1996 il San José Mercury News, il quotidiano a media tiratura del capoluogo di Silicon Valley pubblicò una indagine in tre parti intitolata Dark Alliance firmata da Gary Webb, nella quale il giornalista investigativo documentava un intreccio fra CIA e trafficanti di droga dell’America Latina i quali vennero  scritturati per importare cocaina in USA dagli stessi servizi segreti per destinare poi i ricavi al finanziamento occulto dei Contras nicaraguensi formati, armati ed addestrati da Washington per minare la rivoluzione Sandinista. Webb dimostrò come le operazioni fossero in diretta relazione con l’epidemia di crack che sconvolse in quegli anni soprattutto i ghetti neri di Los Angeles, devastando una generazione di dipendenti dalla marea di droga a buon mercato e innescando una mortifera guerra fra Crips e Bloods nelle strade del ghetto di cui la città porta ancora le profonde cicatrici. Kill The Messenger diretto da Michael Cuesta, regista proveniente dalla fiction cable (Six Feet Under, Dexter, Homeland) narra degli attacchi feroci subiti da Webb (nel film è Jeremy Renner) da parte della CIA e della Casa Bianca e di come il giornalista – a differenza di Woodward e Bernstein del Post all’epoca di Watergate – venne prontamente abbandonato a se stesso: scaricato dagli editors del News e anziché difeso, attaccato – questo davvero straordinariamente vergognoso – dai giornali concorrenti spiazzati dall’indagine. Il Los Angeles Times all’epoca assegnò ben 17 redattori per screditare le fonti di Webb. Licenziato e denigrato Webb finì per divorziare, perdere la propria casa e infine togliersi la vita con due colpi di pistola alla testa in circosatnze quindi mai chiarite del tutto. Da allora giornali e TV che lo criticarono all’epoca hanno riconosciuto la verità del suo resoconto e nel 1998 perfino un rapporto interno della CIA ammise le collusioni fra spacciatori e consiglio di sicurezza che negli anni più bui del reaganismo era in mano al colonnello Oliver North, specializzato nel circuire il congresso con operazioni extralegali come la vicenda Iran-Contra e il finanziamento degli squadroni della morte in Salvador. Le radici cioè della Kill The Messenger deriva che 20 anni dopo avrebbe portato ad Abu Ghraib e Guantanamo.