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Popocatépetl

Dare a Dio quel che è di Cesare

Il viaggio pastorale di papa Ratzinger in Messico (23-26 marzo), oltre a costituire un’aperta intromissione in un proceso elettorale in corso, ha finito per dare il colpo di grazia a quel che restava dello stato laico. E la sua messa domenicale ha messo letteralmente in ginocchio i tre candidati presidenziali.

i candidati di Prd, Pan, Pri

A pochi giorni dall’inizio ufficiale della campagna per le elezioni generali del primo luglio, la prima visita di Benedetto XVI in  Ispanoamerica  è caduta in un momento delicato – drammatico e cruciale insieme – della storia recente del Messico.

Approfittando degli ultimi otto mesi di governo del Pan, il partito della destra clericale che si prepara a fare le valigie dopo due sessenni al potere, il papato porta a casa un ricco bottino: una riforma costituzionale chierichetta, un recupero di privilegi che si credevano perduti per sempre, un posizionamento sulle chiese concorrenti e perfino la restituzione al pontefice di un ruolo medioevale di king maker. Papa Ratzinger non poteva volere di piú.     

Atterrato alle ore 16 di venerdí nel Pastore 1, un Airbus  dell’Alitalia, il pontefice é stato accolto nell’aeroporto del Bajío dal presidente Calderón e consorte, dal governatore dello stato di Guanajuato, da una folta rappresentanza politica e dagli alti gerarchi della Chiesa messicana. Città del Messico è stata evitata non tanto perché è governata da un’amministrazione di sinistra ma, hanno spiegato i portavoce vaticani, per riguardo alla salute del papa. La scelta del luogo dell’incontro è significativa: Guanajuato è il nido storico del cattolicesimo controrivoluzionario, dove alla fine degli anni ’20 i preti – poi santificati da Giovanni Paolo II nel 2000 – incitarono i fedeli a prendere le armi contro “la Rivoluzione atea” e si macchiarono spesso di atrocità in nome di Cristo Re nel corso di quella che passò alla storia come la “guerra cristera”.

Un onore alle armi, dunque, da parte di papa Ratzinger, che ha sorvolato in elicottero il monte del Cubilete, dove una gigantesca statua di Cristo Re ricorda l’inizio delle azioni armate controrivoluzionarie del clero messicano. Un gesto leggermente contraddittorio, visto che nel suo incontro con Calderón il papa ha lamentato la proliferazione delle armi e condannato in più occasioni la violenza.

"Che carino il presidente che mi ha fatto trovare 50mila croci!"

Ma non è stata l’unica contraddizione. Benedetto XVI ha ricevuto otto vittime della violenza accuratamente selezionate – erano tutte vedove o familiari di persone uccise dai narcos, nessuna dalle forze dello stato – ma non ha incontrato neanche una vittima delle violenze sessuali dei preti pedofili, primi fra tutti gli ex-seminaristi dei Legionari di Cristo, presenti a Guanajuato, violentati quando erano adolescenti dal famigerato padre Marcial Maciel, il fondatore dell’ordine protetto da cinque papi.

 Quindicimila poliziotti nelle cittá di Silao, León e Guanajuato per proteggere il papa, 80mila giovani volontari pronti a cordonare il percorso della papamobile, 300mila ostie preparate dalle monache di clausura per essere distribuite in dieci minuti, 650mila persone alla messa di domenica – secondo le autorità locali, ma il Vaticano si accontenta di mezzo milione. Grandi numeri in apparenza. In realtà, l’afflusso dei fedeli è stato minore del previsto: Benedicto XVI ha molto meno appeal di Juan Pablo II. Tutte le vignette satiriche dei quotidiani accentuano il ghigno del suo sorriso.

Il papa visto da Hernández
“Progressista” a Cuba, dove si aspetta che pronunci un’esplicita condanna dell’embargo statunitense, papa Ratzinger ha allineato e disciplinato l’intera classe politica in Messico: la modifica di due articoli costituzionali, che si sta cucinando nel Senato, introdurrà come un bulldozer un concetto di “libertà religiosa” che significa insegnamento di dottrina nelle scuole, presenza politica del clero, concessione di stazioni radiotelevisive e così via. Dallo stato laico di Benito Juárez, che con le leggi della Riforma nel 1857 ridusse drasticamente il potere della Chiesa, si approda così alla repubblica talibana del Pan, il partito di obbedienza vaticana attualmente al potere. E con l’approvazione di tutta (o quasi) la classe politica.

I tre principali candidati alla presidenza – Enrique Peña Nieto del Pri, Josefina Vázquez Mota del Pan, Andrés Manuel López Obrador della coalizione di sinistra – hanno assistito alla messa domenicale celebrata dal papa, ugualmente desiderosi di cavalcare la religiosità popolare. La presidenza val bene una messa!      

Solo per dare un’idea dell’aggressività politica della Chiesa in Messico: in risposta all’amministrazione di Città del Messico  che con Marcelo Ebrard nel 2007 aveva fatto approvare la depenalizzazione dell’aborto nella capitale, ben 19 stati messicani – su 32 – hanno votato, per iniziativa del Pan con la complicità del Pri, la sua criminalizzazione. Ma l’indurimento della Chiesa non si sta rivelando produttivo, al contrario. Sebbene i dati ufficiali indichino che i fedeli cattolici superano ancora l’80 per cento della popolazione, le chiese evangeliche guadagnano sempre più terreno.

C’è anche chi ha alzato la voce contro le ingerenze clericali. Sia a Guanajuato che a Città del Messico, in occasione della visita papale, le femministe hanno gridato, prima di essere cacciate a spintoni dai Papa boys :“¡Saquen sus rosarios de nuestros ovarios!”,(togliete i vostri rosari dalle nostre ovaie).

E Anonymous ha bloccato la pagina internet del Vaticano e quella dell’episcopato messicano con una foto del papa macchiato di sangue e la scritta:“Gesú amava i bambini, il Papa protegge chi li violenta. Gesú era povero, il Papa ammassa fortune. Gesú predicava la pace, il Papa benedice i dittatori e le guerre. Gesú viaggiava a dorso d’asino, il Papa in una papamobile blindata.”