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Rovesci d'Arte

Damien Hirst, i soldi sono tutto

Damien Hirst è uno che provoca semplicemente sbattendo in faccia a tutti la sua smisurata ricchezza e rovesciando qualsiasi cliché dell’artista povero in canna, riscoperto magari dopo la morte. In una intervista televisiva su Sky Arts, in Inghilterra, dopo essersi detto dispiaciuto per come sono andati i fatti in casa «Van Gogh», ha ribadito la sua fortuna economica con uno slogan per la verità un po’ scontato: «Il denaro – ha detto Hirst – è uno strumento meraviglioso per costringere la gente a prenderti sul serio…». Lui ne ha a bizzeffe ora, soprattutto dopo la geniale asta di gran parte della sua produzione artistica, gestita in proprio saltando gallerie e collezionisti. I soldi guadagnati sono entrati, al netto, tutti nelle sue tasche. E non erano pochi: nel settembre 2008, mentre Lehman Brothers dichiarava fallimento, Damien metteva al sicuro, in qualche scrigno domestico, la cifra record di 111 milioni di sterline.
Così, forte del suo reddito che si aggira adesso intorno ai 215 milioni di sterline (solo il suo teschio tempestato di pietre preziose venduto all’incanto gli è fruttato 50 milioni di sterline) ha potuto incalzare l’intervistatore, senza timore di esagerare con le parole: «Da bambino, non vivevo in una famiglia ricca. Quindi, dopo l’asta, mi è piaciuto assai camminare per Bond Street ed essere salutato come un vero uomo di affari!». In effetti, come artista, ultimamente non è che sia stato apprezzato granché dalla critica: la recente mostra alla Wallace Collection di Londra è stata attaccata senza pietà e i suoi dipinti giudicati «mediocri». Ma lui non ha perso l’aplomb e ha ribattuto che forse, dietro le stroncature, c’era solo l’invidia.

  • martino

    Il gioco è semplice per l'”arte” contemporanea: l’artista si trova un buon gallerista, leggi un gallerista ricco, che gli acuqista “opere” in quantità;il gallerista mette all’asta alcune di quelle opere e le compra lui stesso dopo aver fatto alzare lui stesso le quotazioni tramite prestanomi.Quando le quotazioni sono alte, stillicidio di aste e qualche gonzo che compra c’è sempre,come quello che si è comprato un pescecane imbalsamato per qualche milione di dollari.Un mercato finto retto da speculatori/galleristi che non hanno nessun obbligo legale di trasparenza,che diventano critici per far apprezzare le opere sulle quali essi stessi speculano.

  • mirko

    RIPETO…dopo l’orinatoio di Duchamps,i DADAISTI,la “merda d’artista” di piero Manzoni,i TAGLI di Fontana…..
    i vari scheletri di De Dominicis non cè piu nulla da aggiungere a riguardo.

    i vari Cattelan,Hirst,ecc….non fanno piu notizia. guardando le loro opere provo solo stanchezza,i tempi storici delle “rotture”sono passati.

    credo che queste speculazioni siano destinate a sgonfiarsi,come è successo di recente alle azioni delle banche americane…

  • martino

    Non penso che le speculazioni si sgonfino tanto presto: ho l’impressione che l’arte contemporanea nel mondo sia “fatta” da 100 persone,ricchi collezionisti che vanno alle aste per disputarsi tra loro le opere di artisti che hanno finanziato, speculando fintamente per accrescerne il valore;parte delle “opere” finiscono in musei e mostre prestigiose,aumentandone il valore materiale,mentre chi va a vedere quelle mostre nei musei rimane allibito e fa finta di capire quello che vede per non vergognarsi di non capirci nulla.Il governo cinese parla addirittura di “fabbrica” culturale, come finanziare artisti per entrare in un mercato e diventarne protagonista,noi subiamo gli orrori di un Jeff Koons che spaccia le sue schifezze per avanguardia artistica,o gli squali in formaldeide di Hirst,che parla del senso della morte e altre puttanate.Finora il gioco della speculazione continua e non è stato scalfito nemmeno dalla crisi finanziaria mondiale,il sistema è ben congegnato:un gallerista compra pacchi di “opere” del suo artista prediletto, le mette all’asta e tramoite prestanomi le ricompra lui stesso dopo aver fatto salire artificialmente i prezzi.Ogni tanto qualche ricco che vuol passare per colto o esibire il suo status, compra una di quelle patacche, come il poveretto che ha acquistato il famoso squalo,e i giornali specializzati commentano in visibilio tutto questo circo.