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Dal loden all’elmetto, la fase due del Professore. La rotta di Monti sul Quirinale

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il vertice di Bruxelles deve aver lasciato tracce profonde nel Professore. Crescità ed equità sono parole ormai dimenticate. Perfino la sobrietà quaresimale degli inizi oggi sembra un lusso. «Per l’Italia si prospetta un percorso di guerra», avverte il Professore all’assemblea dell’Abi.

Di luce all’orizzonte ce n’è poca. E non manca occasione in cui gli interlocutori di Monti non siano avvertiti di ciò che li aspetta. Incontrando i governatori sulla spending review, il premier avverte: «i saldi non si toccano». L’avete già sentita? Vi sembra Tremonti un anno fa? Il tono del professore è quasi apocalittico quando dice, senza dare dettagli, che al G20 di Cannes del novembre scorso Berlusconi «fu sottoposto a una pressione prossima all’umiliazione» perché ci fu «un tentativo di far cedere all’Italia buona parte della sua sovranità».

È una difesa postuma del suo predecessore che suona però più come una rivendicazione neanche tanto velata del suo ruolo all’ultimo G20 messicano. Di più: un monito a non cambiare strada tipo «prima» di me il diluvio. Il messaggio del Professore ha due destinatari: i falchi del nord Europa e, soprattutto, il confuso parlamento italiano, che all’avvicinarsi delle urne sarà tutt’altro che prono ai desideri rigoristi di Bruxelles e di Berlino.

«I partiti – indora la pillola Monti – si stanno comportando in modo altamente responsabile, pur con delle oscillazioni». Ma poi: «La fase drammatica che abbiamo alle spalle non deve uscire troppo rapidamente dalla nostra memoria». Più che un premier a pochi mesi dall’addio sembra un capo dello stato in pectore, non più allenatore di una squadra ma vero garante degli equilibri interni e internazionali sulle platee che contano.

In questo senso, il passaggio di consegne a Vittorio Grilli al ministero dell’Economia è il primo passo della seconda fase montiana: la guerra per il mantenimento senza discussioni del rigore europeo si gioca soprattutto in casa.

dal manifesto del 12 luglio 2012