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Quinto Stato

Da San Lorenzo a Cinecittà: geografia affettiva della resistenza a Roma

Largo Settimio Passamonti è un fazzoletto d’asfalto sotto una rampa della tangenziale che separa San Lorenzo dagli ex depositi ferroviari dove l’università della Sapienza ha inaugurato enormi aule deprimenti per gli studenti. È difficile vederlo per chi arriva in moto o con l’auto, anche se è da tutti considerato come la porta di uno dei quartieri più antifascisti della Capitale. Da sempre su un muro si legge una scritta cubitale: «Lode e gloria. Viva i partigiani». Nella notte tra il 24 e il 25 aprile questo murale è stato imbrattato da una mano di vernice bianca.

L’atto vandalico è stato rivendicato dal gruppo di estrema destra «Milizia» con una telefonata all’Ansa alle 3,27. Non è la prima volta. Regolarmente, ogni anno, a poche ore dal tradizionale corteo del 25 aprile organizzato dall’Anpi, su questo murale si gioca una disfida simbolica tra la mano fascista che lo ricopre di insulti e fasci littori e la mano «partigiana» che ripristina il saluto vibrante. Scritte simili esistono anche a Garbatella, altra casamatta dell’antifascismo romano, ma a San Lorenzo questa lotta assume un sapore particolare.

Qui, tra i tanti, il Cinema Palazzo, l’atelier Esc e la recente occupazione «Communia» delle Ex-Fonderie Bastianelli in via dei Sabelli (da oggi sotto sgombero) hanno proclamato la «libera repubblica di San Lorenzo». I nuovi «comunardi» vorrebbero trasformare il quartiere in una «zona permanentemente autonoma», cioè autogovernata dai cittadini:

http://www.youtube.com/watch?v=00lSzuGt1r0

Il 25 aprile è una delle occasioni per respirare l’aria meticcia che accomuna il Prenestino al Tiburtino, un alveare metropolitano con oltre un milione di abitanti che i romani «di sinistra» chiamano, con affetto e complicità, «Roma Sud». Da Casal Bertone al Quadraro a Cinecittà, un «nido di vespe» dove i nazisti avevano paura ad entrare, sono stati organizzati cortei e feste per celebrare il sessantottesimo anniversario della liberazione.

http://www.youtube.com/watch?v=g7lC0EASGtU

Nei cortili e nelle strade attorno a piazza Santa Maria Ausiliatrice, a Casal Bertone, è stato organizzato un tour per ripercorrere la vita dei partigiani Zaccaria Verucci, Virgilio Bianchini e Giorgio Marincola. Quest’ultimo è stato definito il “partigiano nero” italo-somalo che combattè in Piemonte e in Trentino con la resistenza locale. Per capire come la storia della resistenza, e dei resistenti romani del Quadraro, sia penetrata nella memoria delle giovani generazioni, posso riportare l’esempio di un folgorante libro scritto da Lorenzo Teodonio e da Carlo Costa. Il libro è un successo editoriale da anni, e da tempo è diventato un reading di Wu Ming 2 che gira in tutto il paese. In questa lettura musicata da Egle Sommacal dei Massimo Volume Isabella Marincola, sorella di Giorgio, legge brani del libro dove si comprende la forza politica del metissage del Quadraro.

http://www.youtube.com/watch?v=WSmq6ogefEg

L’ultima correzione di bozze di “Razza Partigiana” – scrivono Lorenzo Teodonio e Carlo Costa – l’abbiamo fatta a casa di Gino, mentre la televisione annunciava l’elezione del nuovo sindaco di Roma, il primo del partito che ha raccolto l’eredità del fascismo storico. Annunciava cioè l’in- terruzione di quindici anni di amministrazione di centro-sinistra della Capi- tale; siamo rimasti qualche minuto ad interrogarci sul portato fallimentare delle strategie politico-istituzionali della memoria. «Razza partigiana, un li- bro che parla di un partigiano con la pelle nera, sarà il primo libro dell’epoca alemanniana!», ci distolse Gino. Ridemmo. Passammo, dunque, al “visto si stampi”, e pensammo poi al problema, annoso, della diffusione. Alla prima presentazione a Bologna, in compagnia di Isabella ed Antar, ne sono seguite molte altre in buona parte d’Italia. Abbiamo incontrato decine di persone sinceramente stupite dal lungo oblio in cui la storia di Giorgio Marincola era rimasta imprigionata; stupite anche da come siamo riusciti, nella precarietà che ha tormentato la nostra ricerca, a farne un libro. Qualcuno lo abbiamo cooptato nel nostro gruppo rock, convincendolo che, da quella stessa precarietà, avevamo tratto insegnamenti e risorse e che, oltre le spese, si pote- vano condividere anche la raccolta e la critica delle fonti, la metodologia e l’attenzione ad evitare forzature d’interpretazione, la scrittura collettiva e la dimensione pubblica del nostro lavoro. Abbiamo conosciuto un sottobosco di insegnanti che oscuramente e fra mille difficoltà, cercano di mantenere la scuola di questo paese a un livello accettabile come valenza realmente didattica. Abbiamo ricevuto qualche critica: recentemente una signora ci ha chiesto se davvero ne era valsa la pena. Un bambino di scuola media ha voluto sapere se Marincola, oltre che nero e partigiano, fosse anche ebreo, lasciandoci attoniti a riflettere sulle vuote mitologie degli eroi e dei martiri. A due anni dall’uscita Razza Partigiana diventa questo reading, bellissimo, e il libro è divenuto, nella definizione cinica del linguaggio commerciale, un “long-seller” o un “libro che continua a vivere” negli scaffali. La nostra spe- ranza è che i pesci rossi continuino a lungo a nuotare nella vasca dei piranha, liberi e giocondi, e che il Canone abbia voci sempre nuove e numerose.

Giorgio Marincola è una delle prime storie che si affacciano a “Roma sud”, nella città “meticcia” che ha dato il titolo ad una canzone degli Assalti Frontali. E’ cresciuta sulla dorsale tra il Prenestino e il Tiburtino, all’inizio della vecchia zona industriale creata tra il Pigneto e la valle della Tiburtina nel primo Novecento. A ridosso di questa industrializzazione improvvisata si affollava una giungla di baraccopoli, di alveari informi di sobborghi dove arrivavano sfollati da tutta Italia e anche dai paesi occupati dall’imperialismo italiano, prima liberale e poi fascista. Libici, somali, etiopi arrivavano a Roma insieme ai calabresi, ai pugliesi e ai migranti di tutte le provenienze. E si insediavano proprio nel grande quadrilatero metropolitano tra Pietralata e Cinecittà. Auro Bruni nacque a Roma, figlio di un operaio italiano e di un’immigrata eritrea. E’ morto nel rogo del centro sociale Corto Circuito, a due passi da Cinecittà:

http://www.youtube.com/watch?v=D6KUuEv-lbg

Al parco degli Acquedotti le palestre popolari e la squadra di rugby del centro sociale Spartaco organizzano da anni stage ed esibizioni per ricordare la resistenza il giorno del 25 aprile. Si auto-definiscono i «pioneri del Quadraro» e svolgono il ruolo delle case del popolo o delle sezioni di partito. Con il patrocinio del candidato a sindaco per Repubblica romana Sandro Medici, oggi mini-sindaco del X municipio, dal 2009 organizzano il torneo dei «Sei quartieri» in onore del ben più famoso «Sei nazioni».

http://www.youtube.com/watch?v=h8pNqU3MYag

Sono le tracce di una Roma oggi sfibrata, ma ancora resistente, dove non è difficile comprendere il senso di un proverbio coniato durante l’occupazione: «per sfuggire ai fascisti o vai al Vaticano o al Quadraro».

Pubblicato su La Furia dei cervelli: http://furiacervelli.blogspot.it/2013/04/da-san-lorenzo-cinecitta-geografia.html

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