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Lo scienziato borderline

Da Hebron a Bologna: riaprite quella strada

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Da Hebron a Bologna due rappresentanti palestinesi della resistenza nonviolenta per la giornata internazionale “Open Shuhada Street”

Un gentleman e una persona cristallina, oltre che amico, Roberto Morgantini, mi segnala una iniziativa molto importante dell’Assopace Palestina Bologna.

Domani, 20 febbraio, un incontro pubblico con “Youth Against Settlements“.

Sono i “giovani contro gli insediamenti illegali” e arrivano a Bologna per raccontare la resistenza nonviolenta dei palestinesi contro l’occupazione israeliana.

Izzat Karaki e Jawad Abu Aisha, rappresentanti di “Youth Against Settlements”, incontreranno la cittadinanza giovedì 20 febbraio, alle ore 18, al Quartiere San Vitale (vicolo Bolognetti 2, Bologna) in un incontro organizzato da Assopace Palestina, nell’ambito della campagna internazionale “Open Shuhada Street”, che da anni si batte contro il divieto per i palestinesi di percorrere una delle principali strade nel cuore di Hebron.

Durante l’incontro, a cui parteciperà Luisa Morgantini, già Vice Presidente del Parlamento Europeo, saranno mostrati alcuni video relativi alla situazione della colonizzazione israeliana nei territori occupati.

Oltre Bologna, i giovani palestinesi saranno in altre città italiane, da Roma a Milano, da Firenze a Venezia. In particolare: oggi 19 febbraio a Milano, il 21 a Firenze, il 22 a Perugia, il 23 a Venezia, il 24 a Brescia, il 26 a Foligno, il 27 a Cagliari.

Hebron è il centro abitato più grande di tutta la Cisgiordania. Qui vivono 170.000 palestinesi e 500 coloni, o “settlers”. Questa è l’unica località, in tutta la West Bank, dove gli insediamenti israeliani sono proprio all’interno del centro storico.

E le provocazioni sono quotidiane: le finestre delle case palestinesi sono chiuse da grate per fermare i sassi e gli oggetti che vengono lanciati contro di loro, e anche sopra alcune strade ci sono grate per evitare che gli oggetti lanciati dai coloni dai piani alti possano ferire o uccidere i passanti. Nel 1994 un colono israeliano irruppe nella moschea uccidendo 29 palestinesi. Come misura a seguito di questa strage, le autorità israeliane decisero di imporre misure severissime non contro i coloni ma contro i palestinesi: sequestro di metà della moschea e frazionamento della città.

Decine di checkpoint e centinia di telecamere sono sparse ovunque, la presenza dei militari israeliani è massiccia. Le strade sono divise, scuole diverse, negozi diversi, secondo il più classico sistema di “apartheid”.

Sulla via principale che taglia in due la città, la Shuhada Street, i palestinesi non possono camminare né circolare con i loro veicoli. Chiusi i negozi, saldate le saracinesche: cosi muore una delle città più belle e più antiche del Medioriente.

Da cinque anni, in occasione dell’anniversario della strage, in tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni per la campagna “Open Shuhada Street”, una strada un tempo frequentatissima e viva di commercio, e oggi semplicemente deserta.

Anche una delegazione del Movimento NOTAV è stata in Palestina, lo scorso autunno, ed ha visto fra le tante cose belle, orribili e terribili anche l’incubo di Hebron. Più di tante parole, pubblico alcune delle foto fatte da uno di loro, Daniele “Macaco”, le cui foto hanno anche costituito una mostra itinerante che ha toccato Torino e Asti. La galleria completa è reperibile a questo link di social network.

Qui solo le farfalle e gli uccelli sono liberi - Palestina oggi. Foto di Daniele "Macaco".

Qui solo le farfalle e gli uccelli sono liberi – Palestina oggi. Foto di Daniele “Macaco”.
La strada deserta - Palestina, oggi. Foto di Daniele "Macaco"

La strada deserta – Palestina, oggi. Foto di Daniele “Macaco”