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Cruz: a Cleveland il dito nell’occhio di Trump

Ted Cruz fischiato a Cleveland

Ted Cruz fischiato a Cleveland

Proprio quando sembrava che gli organizzatori avessero preso in mano la situazione mandando in scena un programma relativamente prevedibile del terzo giorno – quello coronato dal discorso di Mike Pence, il vice-candidato, è arrivato Ted Cruz. Il senator texano noto nel congresso per la rara antipatia che suscita nella quasi totalità dei suoi colleghi di partito era un o di tre ex-avversari invitati a parlare. Scott Walker,. Il governatore antisindacale del Wisconsin ha esortato la platea a votare per Trump con un discorso infervorato, Marco Rubio ex-golden boy che era stato deriso durante tutte le primarie da Trump come “little Mario” non era presente a Cleveland ma ha mandati un breve video, un tiepido “endorsement” del candidato conclamato ma soprattutto una specie di spot elettorale proprio per una futura elezione. Poi è toccata a Ted Cruz il neocon bastian contrario filo integralista religioso con la congenita spocchia di un primo della classe di Harvard. Cruz è stato secondo classificato nelle primarie e l’avversario più ostico di Trump specie in stati dalla forte componente reazionaria tradizionalista. I due erano venuti spesso ai ferri corti e Trump che gli aveva affibbiato il nomignolo di Lying Ted (Ted il bugiardo) era giunto ad apostrofare come “racchia” la moglie dell’avversario e insinuare che il padre avrebbe potuto avere una mano nel complotto “cubano” per assassinare John Kennedy. Fra I due da tempo non correva dunque, eufemisticamente, buon sangue. A Cleveland Cruz si è complimentato con Trump per aver ufficializzato la nomination il giorno prima, lanciandosi poi in un lungo elogio della morale conservatrice. Ha fatto la questa geremiade contro i peccati anti americani di Obama e Hillary Clinton ed esortato ogni buon repubblicano a salvaguardare il futuro dei propri figli e nipoti. Più andava avanti il discorso e più mancava l’endorsement anche se formale di Trump. Quando Cruz ha sostenuto che i princípi  conservatori sono più importanti di qualunque candidato, il pubblico già sospettoso (Cruz era stato fra i principle animatori del movimento neve Trump che lunedì aveva tentato un ultima fronda) ha preso a rumoreggiare, soprattutto nella “curva” newyorchese direttamente di fronte allo speaker. Molti nell’arena hanno cominciato a chiedere “Endorse Trump!” ad alta voce. Per tutta risposta Cruz ha chiuso invitando i repubblicani a “votare a novembre secondo coscienza per difendere la vostra libertà”. Uno schiaffo senza precedenti ad un candidato appena incoronato che ha scatenato un finimondo di fischi ed improperi al suo indirizzo. In seguito Cruz e sua moglie hanno dovuto addirittura lasciare precipitosamente il Quicken Arena accompagnati dal servizio  di sicurezza che temeva per la loro incolumità per via dei molti delegati che li insultavano. Un episodio che ha rovinato la festa “unificatrice” del clan Trump, sottratto l’attenzione dal successivo discorso di Pence e ha lasciato uno strascico di velenose polemiche sui social. E dipinto un quadro di un partito repubblicano ancora molto diviso.