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losangelista

Cronache Digitali: Final Cut

E’ il termine che a Hollywood indica il potere di decisione sul montaggio finale di un film. Diritto d’autore che potrebbe sembrare scontato e che invece e’ privilegio elusivo al punto di essere mitico nella fabbrica del cinema, perenne oggetto di contenzioso fra registi e produttori e facolta’ accordata solo in rarissimi casi ( e sempre controvoglia) ad autori di eccezionale calibro e fama dagli studios che per i contratto invece arrogano insindacabilmente a se stessi  il potere editoriale ultimo sul loro prodotto. E’ anche, non casualmente,  come  molti sapranno, il nome del sistema di montaggio video della Apple, uno dei software davvero rivoluzionari dell’era digitale. E’ un’elegante e funzionale programma di gestione delle immagini che ha abilitato un’intera generazione di film e videomaker liberandoli dagli insormontabili costi dei  mezzi di montaggio tradizionali e mettendoli in grado di produrre autonomamente video e cinema indipendente per l’irrisorio costo di $1000 : in breve uno degli strumenti piu’ democratici ad uscire da Silicon Valley. Final Cut inoltre e’ stato strumentale per posizionare la marca Apple come il computer dei “creativi” e consolidare le proprie macchine come strumenti “produttivi” guadagnandosi l’imperitura fedelta’ del proprio target. Per questo sono sorprendenti le modifiche che la casa di Steve Jobs ha applicato all’ultima versione di FC da poco distribuita. La versione 10.0, prontamente ribattezzata Final Cut Stupid da molti indignati montatori, ridimensiona fortemente il prezzo ($300) ma con esso anche le funzionalita’ operative soprattutto la capacita’ di gestione  delle miriadi di formati video che compongono l’insalata digitale sul web, la possibilita’ di acquisire immagini da videocassette (superate ma supporto di fatto di innumerevole archivio) e in generale la capacita’  di gestire a piacimento creativo il processo di montaggio da cui prende il nome. Invece il nuovo Final Cut assomiglia di piu’ ad una versione glorificata dell’ iMovie che viene gia’ montato nei computer Mac come software di base, in grado di fornire le funzionalita’ presettate per un  montaggio elementare ma non quelle necessarie al mercato professionale. Il calcolo di Steve Jobs e’ evidente: preferibile abbassare  il prezzo mirando ai milioni di giovani utenti di Youtube che non acccudire un segmento di mercato specializzato, fedele ma ristretto. E’ una scelta indicativa anche di una filosofia che privilegia  sostanzialmente il consumo sulla creativita’ d’accordo con la tendenza generale del web “consolidato”. Ora e’ del tutto possibile che molti “creativi” abbandonino il Mac a favore di sistemi su altri supporti come Avid ma probabilmente la scelta strategica di Apple in questo senso e’ gia’ stata fatta ed e’ del tutto possibile che nel futuro di Cupertino ci siano sempre meno computer, strumenti di produzione, e sempre piu’ “pod” e “pad”, lucrosi gadget per il consumo. La vicenda sottolinea inoltre il controllo verticale esercitato delle grandi aziende le cui decisoni hanno un effetto profondo sul quotidiano digitale collettivo –  quanto e piu’ di molte leggi,  ma con molto meno possibilita’ di influenzarle. Il final cut insomma e’ ancora di qualcun  altro.

  • gianbubu

    “un’elegante programma“ con l‘apostrofo? Per favore aggiorni il correttore ortografico.