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losangelista

Crepuscolo Veneziano: Festival al tramonto

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I premi elargiti dalle giurie di Venezia hanno scontentato molti , (compreso il sottoscritto). Fin qui non c’è notizia ne scandalo, i premi cinematografici sono fatti per scontentare; non possono non farlo. E così appena annunciati i Leoni sono cominciati i mugugni e le recriminazioni e gli apprezzamenti sulle facoltà critiche e deontologiche dei giurati. Come se invece c esistesse un modo non arbitrario di assegnare il titolo di “migliore” in un concorso agonistico per film che vengono valutati come esemplari ad una fiera campionaria. Ci sarebbe invece da fare una legittima riflessione sul ruolo dei festival competitivi, un modello sempre più anacronistico oltreché arbitrario. Al confronto di una rassegna come quella di Toronto che nella città canadese presenta in questi giorni più di 300 film e un numero impressionate di anteprime di ogni categoria in un format non competitivo, il modello di Venezia e se è per questo anche di Cannes sembra sempre più una pallida rappresentazione di un formato obsoleto. Questi vecchi e festival europei col loro cerimoniale e il loro galateo, con le giurie di addetti ai lavori che decretano vincitori, sembrano vestigia desuete di esposizioni universali. A Toronto, come a Sundance, le giurie sono un parte irrilevante della festa, i film sono votati perlopiù dal pubblico – che comunque opina e giudica e discute sulle piattaforme social. Ed è un modello molto più consono ai tempi, all’era di internet, dell’on-demand: una offerta ampia e orizzontale fruita da una grande massa di utenti (soprattuto a Toronto) che recepisce e discute i film. Un modello molto più dinamico di quello verticale delle giurie in passerella sul tappeto rosso e dei film del giorno in concorso, che sembra un pò il film del lunedì alla TV generalista. Non si tratta di mettere in discussion il ruolo dell critica –un discorso che pure si potrebbe fare – ma di immaginare un festival più vivo. Un festival come quello di Toronto con le file di pubblico attorno agli isolati, l’entusiasmo dei cittadini, la beata assenza di personalità politiche è davvero rinfrescante. Puoi parlare dei film coi colleghi dopo e conferenze stampa ma discuterne altrettanto animatamente col tassista che il giorno prima ha portato la famiglia alla proiezione del film Lettone. È una questione di offerta allargata, di selezioni che non sono ossessionate dalle anteprime mondiali – da festival che privilegiano l’ampia offerta al pubblico più che la coronazione degli “specialisti”. E´un modello molto più vitale, molto più simile al web: democratico orizzontale e vivace. I festival vecchio stile sembrano sempre meno al passo coi tempi, sempre più prigionieri di una bolla elitista e sterile che li vede spasmodicamente avvinghiati al passato