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losangelista

Creativita’ Artificiale


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La libera condivisione delle informazioni, senza tradizionali incentivi sotto forma di diritti d’autore o retribuzione, avrebbe dovuto aprire nuovi orizzonti per individui creativi e coraggiosi. Invece abbiamo visto successive generazioni di giovani giornalisti, artisti, musicisti, fotografi e scrittori affrontare ostacoli progressivamente piu’ insormontabili. Torniamo a citare Jaron Lanier per riparlare di internet e delle sue ripercussioni sul lavoro. E’ sempre piu’ chiaro che stiamo vivendo in un periodo di transizione epocale dei contorni di quella che si chiamava industria culturale, una rivoluzione di portata equivalente alla meccanizzazione nella prima rivoluzione industriale – a favore dell’oligopolio digitale. In confronto ai colossi di Silicon Valley ad esempio, la old economy dei contenuti – vedi Hollywood – per un secolo ha sostentato generazioni di creativi in parte ridistribuendo il benessere prodotto dalla sua industria. Ma anche nel cinema, e in particolare nelle sue propaggini digitali, si delinea una crisi drammatica come dimostra il caso degli effetti speciali dove gli effettisti tentano in extremisi di organizzarsi per far fronte al collasso dei prezzi dei digital effects. Se ne occupa in senso lato Scott Timberg  che si chiede “i sindacati potranno salvare le classi creative?”. Le prospettive ahime’ non sembrano buone di poter ottenere anche una minima parte delle conquiste di “era industriale”.Grazie alle rivendicazioni sindacali le grandi aziende dell’era meccanica hanno funzionato come motori per la diffusione del benessere e la creazione dei ceti medi. Anche le nuove aziende sono motori di dinamiche sociali ma per ora semmai quelle di liberismo, globalizzazione e polarizzazione del capitale in mano all’1%. Lo smantellamento della classe media nel nome del vangelo tecnologico.