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FranciaEuropa

Coupat è libero, ma sotto “stretto controllo giudiziario”

Julien Coupat, giovane intellettuale in carcere da sei mesi con l’accusa di essere responsable del sabotaggio delle linee del Tgv (un episodio avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 novembre 2008, che ha causato molti ritardi ma nessuna vittima),  dovrebbe uscire dalla Santé oggi pomeriggio. La Procura non si oppone più alla sua liberazione – dopo averla rifiutata a più riprese nel corso degli scorsi sei mesi – ma chiede che Coupat resti sotto “stretto controllo giudiziario”: non potrà allontarsi dall’Ile de France, né incontrare gli altri sospetti (tutti scarcerati da tempo) e per di più dovrà probabilmente pagare una forte cauzione.  Coupat ha definito il suo lungo soggiorno in carcere “una piccola vendetta ben comprensibile alla luce dei mezzi mobilitati e dell’ampiezza del fallimento” del’inchiesta. Difatti, l’accusa non è riuscita, in sei mesi, a raccogliere le prove della responsabilità del sabotaggio. Nel fascicolo dell’istruzione è stato persino preso a pretesto un libro, L’insurrection qui viendra, firmato dal “Comitato invisibile”, come se un libro potesse essere una prova di responsabilità (tra l’altro, Coupat nega di esserne l’autore).  L’11 novembre scorso, nove ragazzi erano stati arrestati, con un intervento poliziesco particolarmente teatrale, in una sperduta fattoria vicino al paesino di Tarnac. In seguito, dopo la liberazione dei co-imputati di Coupat, ci sono stati altri fermi, tra gli amici e i sostenitori del gruppo. Tutti buchi nell’acqua, perché la giustizia ha dovuto liberarli senza nessun capo di accusa, malgrado le lunghe ore di interrogatorio subite.

Per l’avvocata di Coupat, Irène Terrel, la “precipitazione improvvisa” della liberazione,  “dopo l’accanimento della procura nel mantenerlo in carcere è il segno che si tratta di un caso eminentemente politico”. Terrel parla di “giustizia spettacolo”. Coupat, in un’intervista che ha potuto fargli Le Monde  (con domande scritte), ha denunciato “la favola mediatica sul nostro conto, quella di un piccolo gruppo di fanatici che attaccano il cuore dello stato agganciando tre pezzi di ferro sul sistema elettrico” dei treni. La polizia ha definito “anarco-autonomo” il gruppo di Tarnac, che, oltre ad aver scelto una vita in una comune, si è fatto consoscere per la pubblicazione della rivista Tiqqun (restituzione, riparazione in ebraico, edita da La Fabrique di Eric Hazan). In un libro appena uscito (Contributions à la guerre en cours, ed. La Fabrique),  che raccoglie una selezione di articoli pubblicati anni fa dalla rivista, si trova una frase premonitrice sul destino che si è abbattuto sul giovane intellettuale e il suo gruppo dai richiami situazionisti: “basta pochissimo per  essere identificato dai cittadini anemici dell’Impero come un sospetto, un individuo a rischio”. Nei fatti, la prucura non molla e l’inchiesta continua. Adesso sembra che la pista seguita sia trovare un legame tra il gruppo di Tarnac e degli autonomi tedeschi, anch’essi sospettati di aver sabotato delle linee ferroviarie.

  • maurizio carena

    Michele Fabiani in italia, Julien Coupat in Francia: ovvero dei giovani intellettuali non organici al sistema sbattuti in galera sulla base di teoremi polizieschi autoreferenziali e indegni di paesi cosiddetti civili.
    La cosa piu’ scandalosa e’ il silenzio dei mainstream, occupati a seguire tette, culi e calcio per imbonire la massa telerincoglionita.
    Almeno in francia LeMonde ha intervistato l’innocente in galera. Qui invece, il povero Fabiani si e’ fatto, nell’indifferenza generale un anno di galera come prigioniero politico, a Sulmona, se non ricordo male, il “carcere dei suicidi”.
    Con quale pervertimento della realta’ osiamo definirci “democratici”?…