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losangelista

Cost Analysis

Il Los Angeles Times parla dello studio fatto da due esperti in giurisprudenza sul costo della pena della morte. L’analisi degna del reparto pianificazione finanziaria di una grande azienda, rivela che i costi di manutenzione dell’istituzione della pena capitale in California negli ultimi 30 anni sono ammontati a $4 miliardi.  La pena di morte per alcuni anni in America e’ stata dichiarata incostituzionale e sospesa prima che la corte suprema la reintroducesse nel 1978. Da allora la California che ospita 714 detenuti in attesa di esecuzione nel braccio della morte di S. Quentin ha speso centinaia di milioni per la loro carcerazione, le misure di sicurezza eccezionale previste, i processi (piu’ lunghi e complicati di quelli ordinari) e i numerosi appelli automatici previsti in ogni caso – prima statali poi federali. E’ l’onerosa burocrazia  interna del meccanismo che mentre condanna le persone a morire (a volte a torto – gli errori giudiziari sono una certezza statistica), non transige dal rituale  che lo legittimerebbe (ma che in relata’ lo rende ancora piu’ ‘igienico’ e  turpe). Ad ogni modo: pratiche lente e costose tanto che dal ’78 sono “solo” 14 i condannati in attesa effettivamente giustiziati mentre ben 54 sono deceduti per cause naturali mentre aspettavano, 18 suicidi e 6 per incidenti o violenze in carcere. Insomma la pena di morte acclamata dalla maggioranza e promessa dai politici che fanno a gara per apparire severi coi delinquenti aumentando sempre le “circostanze speciali” passibili della massima pena,  costa un sacco di soldi e il piu’ delle volte manco da soddisfazione. Lo capirebbe anche una matricola di economia e commercio e che il cliente alla fine si lamenta – specialmente quando allo stesso tempo gli chiudono l’asilo nido e gli tagliano la pensione per la crisi del bilancio. Ogni condanna a morte costa agli sfiniti forzieri  californiani 20 volte piu’ di un ergastolo e per il 2030 il costo complessivo previsto all’erario gia’ in tilt e’ di $9 miliardi – un business model che proprio non regge sostengono gli autori dello studio, il giudice Arthur Alarcon e la profesosressa Paul Mitchell – solo quest’ultima contraria alla pena di morte su basi morali; entrambi pero’ evidenziano l’assurdita’ economica del sistema  e l’ipocrisia della retorica politica che lo mantiene. In tempi post-ideologici (post-etici?)  potrebbe essere un buon argomento per farla finita una volta per tuttte.