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Cosi’ lontano da dio

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Dopo Hillary e Janet Napolitano, anche Obama in Messico. Un offensiva diplomatica sul “fronte meridionale” dove  infuria la narco-guerra che in meno di due anni ha fatto 10000 vittime, ma soprattutto fulcro di un vicinato storicamente problematico che il vicino del Sud da sempre riassume con l’adagio “Pobre Mexico: tan lejos de dios. Tan cerca de los Estados Unidos”.

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Dopo l’annucnio dei rinforzi militari  spediti alla frontiera, (presumbilmente anche per placare i falchi), Obama ha modulato la retorica: riconoscimento del ruolo dello smisurato  mercato USA nel traffico  della droga, e del fiume di armi  americane che ingrossano l’arsenale dei “narco-cartelli”. Insomma anche qui deciso shift rispetto alla politica di Bush – fino a un certo punto: la barriera blindata sul confine rimane per i Messicani una dolorosa manifestazione dei rapporti di potere. In concomitanza della tappa messicana del presidente  c’e’ stata un’altra  vigilia di protesta davanti al comando del Border Patrol per salvare Friendship Park. E’ una piazzola rotonda a cento metri dal punto dove il muro di confne si getta nel Pacifico, a Playas de Tijuana; per meta’ nella contea di San  Diego e meta’ in territorio messicano. Al centro un obelisco ricorda il trattato di Guadalupe Hidalgo che sanci’ la “conquista” americana del 1848. Storicamente e’ stato un punto di incontro per membri delle molte famiglie divise dall’emigrazione che si parlavano, salutavano e passvano lettere attraverso il vecchio reticolato. Ora il piccolo parco dell’amicizia sta per esser spianato dai bulldozer   che ne faranno una terra di nessuno fra tre barriere rinforzate e militarizzate.

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Il reverendo John Fanestil da anni dice la messa passando l’ostia attraverso la rete,  anche ai fedeli che lo seguono “dal Messico”.  Distruggere il parco afferma, sarebbe un tragico errore simbolico.