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Anziparla

Cose da maschi e cose da femmine

Nel novembre del 1972, in America, venne pubblicato un album che voleva sovvertire uno stereotipo molto diffuso e persistente: che esistono cose da maschi che le femmine non possono fare, che esistono cose da femmine che è vergognoso che i maschi facciano. Il disco si intitolava Free To Be…You and Me e aveva il preciso obiettivo di insegnare a bambini e bambine che ognuno di loro, a prescindere dal sesso, poteva essere libero di essere quel che era, oltre le strutture e gli stereotipi imposti dalla società.

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Il mondo raccontato da Free To Be era quello di un luogo in cui le ragazze potevano crescere anche senza sposarsi o diventare madri e medici insieme. Ed era un luogo in cui i ragazzi potevano piangere o giocare con le bambole, senza venire disprezzati o umiliati. A un anno dalla sua uscita, nel 1972, Free To Be aveva venduto 95 mila copie e per un’intera generazione fu un vero e proprio punto di riferimento culturale e sociale, adottato con entusiasmo in molte scuole. Nel 1974 il libro basato sull’album divenne un best-seller e il programma televisivo che ne venne ricavato ricevette due importanti riconoscimenti televisivi: un Emmy Award e un Peabody Award.

L’idea venne all’attrice e produttrice Marlo Thomas celebre negli anni Settanta per la serie tv That Girl, che fin da bambina (il padre era l’attore Danny Thomas) frequentava e aveva molte conoscenze nel mondo dello spettacolo. Una sera Marlo Thomas fece visita alla nipote di tre anni e la sera, volendo leggerle delle fiabe, rimase molto delusa dai libri che c’erano nella sua cameretta. Gli stessi libri sui quali lei era cresciuta, pieni di principesse, infermiere e mamme, ma nessuno che potesse spingere la nipote a immaginare per lei, giovane donna, un mondo differente. Così provò a cercare in libreria racconti più adatti al periodo che stavano vivendo. Era l’inizio degli anni Settanta, quelli della cosiddetta liberazione femminile nata proprio nelle università degli Stati Uniti a partire dal 1963, e quelli di un vasto e radicale dibattito, sempre in ambito americano, sulla maternità e sulla sessualità delle donne. Ma anche anni in cui,  in tutte le fiabe, la principessa era sempre bionda e il principe sempre azzurro.

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Marlo Thomas a quel tempo aveva 34 anni, That Girl era arrivato ormai alla quinta stagione e aveva fatto il suo corso. Lei decise dunque che il prossimo progetto avrebbe dovuto occuparsi di bambini, per combattere gli stereotipi sessuali e promuovere la parità di genere. Nella convinzione che le storie che si raccontano possano cambiare il mondo, i ruoli e i modelli e che «far cadere dei miti su quello che le ragazze e i ragazzi potevano fare avrebbe anche cambiato l’idea di chi potevano essere». Fu nei primi mesi del 1972 che Marlo Thomas incontrò le donne che avrebbero reso possibile il suo progetto: Gloria Steinem, fondatrice di un’organizzazione femminista (Ms. Foundation for Women), Letty Cottin Pogrebin, giornalista di Ms. rivista che si occupava di diritti delle donne, Carole Hart, produttrice di 28 anni che aveva appena vinto un Emmy Award. Insieme trascorso la primavera, l’estate e l’autunno del 1972 lavorando per registrare l’album in tempo per Natale.

I testi, nati da testimonianze, conversazioni tra amici e, soprattutto, dall’ascolto dei bambini e delle bambine, si basavano su quattro idee generali: l’unicità e l’individualità di ogni bambino e di ogni bambina, la libertà di essere e fare quel che si desidera, la convivenza e il gioco condiviso tra maschi e femmine e quello che i propri genitori potrebbero essere o possono fare. Le linee guida di queste donne si basavano a loro volta sulle teorie femministe che circolavano in quegli anni. Semplificando: la differenza sessuale è biologica, quindi è un dato di natura che non esprime alcuna superiorità di un sesso sull’altro; accanto alla tradizione che ha tradotto la differenza sessuale nella superiorità di un sesso sull’altro, con la società moderna e nonostante l’invenzione del principio egualitario, il femminile ma anche il maschile sono rimasti irrigiditi in ruoli e stereotipi validi fin dalla nascita. Ogni bambino e ogni bambina ha ad esempio un insieme di convinzioni su come ragazze e ragazzi si devono vestire, comportare, o giocare. Su come, insomma, esistano cose-da-maschi e cose-da-femmine.

free to be okUna volta stabilite le idee, a Marlo Thomas e alle sue compagne non restava che trovare degli artisti famosi per interpretare i pezzi dell’album e una casa discografica disposta a produrlo. Il progetto fu proposto a molti, ma senza successo: Carole Hart ricorda ad esempio di un discografico che le rispose: «Cosa me ne faccio di un disco fatto da un gruppo di lesbiche?». Alla fine l’album venne prodotto da Bell Records e in molti, tra cantautori, scrittori e attori, accettarono di partecipare al progetto. Tra loro, anche Diana Ross, Harry Belafonte, Mel Brooks, Michael Jackson e Dustin Hoffman.

(Twitter @glsiviero)