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Antiviolenza

Cosa provoca la Pas? se ne discute a Napoli

Per presentare questo importante incontro che si svolgerà domani, venerdì 23 novembre a Napoli alle ore 9.00 (presso Maschio Angioino – AntiSala dei Baroni – piazza Municipio), dal titolo “Adultocentrismo, separazioni conflittuali, nuove forme di violenza su donne e bambini. La terapia della minaccia e l’allontanamento coatto nelle c..d. case famiglia”, propongo la lettera che il prof. Aldo Rovatti, Ordinario di Filosofia a Trieste, ha scritto sul caso del bimbo di Cittadella (Padova) pubblicata tempo fa sul “Piccolo”, giornale di Trieste.

Lasciate in pace Lorenzo

di Pier Aldo Rovatti

Chi “ha solo bisogno di essere lasciato in pace” è il bambino di dieci anni diventato in questi giorni il bambino più noto d’Italia. Un breve e agghiacciante video l’ha mostrato a milioni di persone mentre veniva trascinato per i piedi fuori dalla sua scuola, a Cittadella di Padova, in ottemperanza a un ordine del tribunale per i minori.

Ora è custodito in una comunità che qualcuno chiama graziosamente “casa famiglia” ma che è un luogo protetto e custodito, dal quale non può uscire e nel quale la madre non può entrare. Chi ha pronunciato la frase virgolettata è il Garante per l’infanzia: dopo essere andato a visitarlo assicura che sta bene, socializza con gli altri bambini e dorme senza incubi. Come dire: tanto rumore per nulla, si calmino proteste e indignazioni popolari, è tutto okay. Ci si premura perfino di rendere noti i temi che lui compone scrivendo che gli alberi si alleano per passare indenni l’autunno. Si abbassino dunque le luci dei media, si arresti il corteo dei visitatori istituzionali che non fanno altro che disturbarlo.

Non mi interessa tanto scavare in questa storia allucinante, ripercorrere lo svolgimento dei particolari della vicenda: non sarebbe neppure possibile farlo poiché non se ne sa abbastanza. A me preme solo ricordare che è una guerra tra un padre e una madre (una delle tante o tantissime guerre sanguinose tra genitori separati) arrivata a un esito legale estremo, e che c’è di mezzo la psichiatria. È infatti in nome di una sindrome (la pas, ovvero Sindrome di Alienazione Parentale) assai discussa, al punto da non essere accreditata neppure nel Manuale diagnostico internazionale (la bibbia americana del settore), che si è arrivati all’epilogo documentato nel video che ha scosso l’opinione pubblica.

Dunque, una guerra sulla pelle di un bambino. Un epilogo violento contro la volontà di quel bambino, che si dimenava, scalciava, urlava di lasciarlo stare. Questo è l’unico aspetto che mi interessa, il centro di tutto, il limite che non andava valicato, ed è a mio parere intollerabile che questo “contro la sua volontà” venga adesso relativizzato, derubricato a un “non si poteva fare altro”, quasi cancellato, come se si trattasse di un male minore in vista di un bene maggiore. Da cui le successive (e penose) premure tranquillizzanti: “sta meglio”, “sta bene”, niente contraccolpi emotivi, guardate come dorme sereno dopo che le suore lo hanno infilato con amore nel letto e il papà gli ha dato il bacio della buonanotte.

Ci sono tanti modi per prendere in giro la gente: la favoletta che ci viene raccontata vorrebbe far dormire in pace anche tutti noi. Ma basta correggere solo un poco la frase di quel Garante dell’infanzia per far scoppiare la zuccherosa bolla di sapone. Lui ha detto: “il bambino ha solo bisogno di essere lasciato in pace”. Noi possiamo correggere: “Lorenzo aveva solo bisogno di essere lasciato in pace”. Invece è stato tirato fuori di peso dalla “sua” scuola, quasi estratto dal guscio. Non bisognava farlo, punto. Nessuna batteria di assistenti sociali, psicologi, psichiatri, neppure la migliore del mondo, potrebbe in coscienza affermare il contrario. Eppure è accaduto, e tutti hanno detto di sì al gesto poliziesco, ciascuno ha vestito l’uniforme della forza e dell’ordine, non senza l’arroganza di chi è nel giusto. Compreso il padre.

Se zoomiamo sulla scena vediamo questo padre, in prima persona, che trascina fuori il figlio (e forse potremmo anche riconoscere lì presso lo psichiatra che ha diagnosticato l’“alienazione parentale”). Bell’esempio di padre, che si prende con la forza quel che gli spetta infischiandosene delle conseguenze traumatiche. Una bella dormita nell’istituto protetto e passa tutto, i bambini – si sa – sono duttili, dimenticano presto. E, soprattutto, non hanno una volontà loro, e, se la manifestano, è una volontà fagocitata, plagiata. Appunto!

Sento già questo padre obiettare: “e la madre?”. E lei che mi ha alienato Lorenzo, che me l’ha messo contro in anni e anni di sistematica distruzione del rapporto con mio figlio! Io ho finalmente rimesso le cose al loro posto, grazie all’aiuto della Giustizia.

Ma il bambino stava bene o stava male? A quel che sappiamo, per quanto abbiamo visto, e soprattutto ascoltando il bambino, prestando orecchio al suo desiderio, non nascondendoci il suo evidente turbamento, nessuno può concludere che stava male, anzi sembra proprio che stesse bene e che godesse di una pace più che discreta. Forse era perfino felice”.

  • silvia aimone

    Finalmente un commento competente e di parte: quella dei bambini;
    non possiamo più tollerare che siano i bambini a pagare le carenze e le debolezze degli adulti,famiglia o operatori.