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Quinto Stato

Cosa ho imparato andando alle assemblee della sinistra

biani

Giochino in 13 punti, da leggere dall’alto verso il basso, o viceversa, per tornare alla casella di partenza

(repost da la furia dei cervelli)

La politica si fa convocando riunioni e assemblee dove si parla di ciò che si deve fare, non di come fare le cose

1) Organizzare assemblee  in cui si parla TANTO e le parole non corrispondono mai ad un’azione, ma alludono a un futuro, svuotato, remoto, depresso, intangibile e senza slanci

2) Nessuno deve parlare veramente e quello che si dice bisogna che nessuno se lo ricordi, anche perché ripete sempre le stesse cose nel linguaggio della mancanza e della rimozione.

3) Chi parla di solito ribadisce la legge del dovere: SI DEVE ma non si può fare; Noi FAREMMO SE, ma non lo possiamo fare. Si allude alla possibilità di esistere, anche se non si esiste. E’ la legge sulla quale è costruito il nostro paese: ci sono dei diritti, ma non si possono avere; c’è molta ricchezza, ma non la puoi avere; si può lavorare, ma non ora. Si può sognare, ma meglio farlo dopo. E così via. Un paese conservatore che conserva il suo stesso ricordo.

4) Si comunica di solito per sottintesi che la maggioranza non può né deve capire. La “sinistra” parla come un cortigiano, ha un linguaggio esoterico che non è solo quello dei “professori” o dei “saggi”. La sinistra non è intellettuale, è esoterica. Celebra un rito verbale davanti a una divinità: il significato delle sue parole, il fantasma del loro referente

5) La sinistra, sulle cose stende un velo di tristezza e di impossibilità

6) Questa tristezza è superiore alle considerazioni sulla sinistra che non esiste o sul fatto che esiste solo per dare posti di sottogoverno a una clientela famelica. La sinistra e’ depotenziamento e celebrazione della mancanza. Ancor prima delle “caste” essa alimenta la psiche e trova un ruolo nel consolidare la frustrazione, non la pienezza di un slancio o la positività e efficacia di un ragionamento o di un’azione

7)  Per la sinistra è più importante annunciare il futuro che trovare una soluzione per il presente, meglio trovare la prossima scadenza, non capire “come fare”oggi. E’ più importante sapere Chi e’ la sinistra, non sapere oggi come si vive e come costruire materialmente un’altra via.

8) Andando alle assemblee della sinistra ho imparato che è più importante l’Uno che i Molti. Volontariamente, o involontariamente, la sinistra è una parola che s’impone per governare l’infelicita del presente, non le sue potenzialità, l’impotenza di ieri non l’irruzione del domani. Sinistra non è tanto negare la democrazia, concetto in realtà complesso e sfuggente, ma è una tonalità fondamentale delle passioni ispirate al cinismo cortigiano, al doppio e al triplo senso e alla reticenza

9) Questo significa trasformare le parole  in parole baule, dove tutto rimanda ad altro e alla fine non si sa mai a cosa ci si riferisce. Così si dà vita ad un cattivo infinito e alle interpretazioni delle interpretazioni. Lo scenario è quello clinico, a cui viene negato l’intervento critico su di sé e sugli altri.

10) Una volta giunti a questo punto tutto si ferma.  Non si sa più chi ha iniziato e chi ha finito, che senso dare alla nuova riunione, o a quel si deve fare, ma che non può essere fatto perché, lo sapete, oggi non possiamo, ma forse domani…

11) Stabilire la trasformazione di chi parla  in un ceto politico e, allo stesso tempo, creare la contestazione a questo immaginario ceto politico in nome di una democrazia mancante ma sempre auspicata

12) Creare occasioni per sentirsi vittime di una rimozione, non protagonisti di un’opera infinita, una costruzione di una vita comune. Alla fine l’azione termina in un vicolo cieco e le parole coltivano una tautologia.

13) All’inizio, e alla fine, la domanda resta sempre la stessa: cos’è la sinistra? chi è di sinistra? Noi, che sappiamo essere di sinistra, cosa possiamo fare per dimostrarlo?

***Leggere a ritroso questi punti, per sapere cosa fare e, alla fine, tornare sempre allo stesso punto

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Per metterla in positivo, leggi: Rivoluzione, non sinistra