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FranciaEuropa

Corte europea: no all’accanimento terapeutico

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo dovrebbe valere “per tutta l’Europa”, affermano gli avvocati della moglie di Vincent Lambert, un infermiere di 38 anni che, in seguito a un incidente di motocicletta, da sette anni è in stato vegetativo ed è mantenuto in vita con alimentazione e idratazione forzata. La Corte europea, che per la prima volta si è espressa su questo tema, ha dato ragione a una sentenza del Consiglio di stato francese, che l’anno scorso aveva confermato una decisione del collegio dei medici dell’ospedale universitario di Reims, che avevano deciso la sospensione dell’alimentazione forzata. La decisione era stata presa sulla base della volontà del paziente, comunicata prima dell’incidente alla moglie. Ma i genitori di Vincent Lambert, cattolici militanti, si erano opposti e si erano rivolti ala giustizia.

Con la sentenza di oggi della Corte di giustizia di Strasburgo non si chiude pero’ il “caso Lambert”, perché i genitori intendono ancora esplorare nuove vie giudiziarie. Il caso Lambert ha portato in primo piano la discussione sulla fine della vita. In Francia esiste da anni una legge, la legge “Leonetti”, che permette di evitare l’accanimento terapeutico, per permettere una morte degna per chi non ha più speranze di recupero. Nel marzo scorso, l’Assemblea nazionale ha votato una leggera modifica della legge Leonetti, che rende ormai obbligatorio il rispetto delle volontà del paziente, se questo ha lasciato un “testamento vitale”, o comunque di una presa di posizione sul rifiuto di cure esagerate lasciato a “una persona di fiducia”. François Hollande aveva promesso una legge sulla fine della vita, ma il presidente non sembra ora disposto a proporre di introdurre in Francia l’eutanasia. La nuova legge Leonetti permette la sedazione, per addormentare ed evitare inutili sofferenze a chi non ha più nessuna speranza di tornare a vivere una vita normale.