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losangelista

Corea: Il Sapore dei Soldi

I titoli di molti giornali coreani questa settimana riportano il fatturato previsto  per la Samsung Group, la stima dei guadagni per il maggior gruppo industriale del paese supera quest’anno gli $8miliardi, un record, malgrado la guerra dei brevetti aperta a colpi di querele e controquerele con la Apple. Il tono e’ inequivocabilmente celebratorio e non c’e’ dubbio che il successo del comparto  elettronico sia fonte di un diffuso orgoglio nazionale, soprattutto laddove le aziende coreane contendono il dominio del mercato ai colossi giapponesi.  La passione per la tecnologia daltronde qui e’ evidente a livello capillare dal numero di negozi e prodotti in vendita, dall’uso universale di gadget, palmari, navigatori  (e vogliamo parlare dei water negli alberghi, multifunzionali con tastiera elettronica annessa?). C’e’ la sensazione netta insomma di una nazione di early adopters che ingloba felicemente ogni nuova tecnologia nello stile di vita quotidiano. E il l’orgoglio  si estende agli altri settori industriali i cui conglomerati Hyundai, Kia, Dawewoo, LG, Hankook, Hanjin sono diventati grandi protagonisti della commercio globale e della globalizzazione consumista. Un risultato notevole per un paese che 50 anni fa era agrario e povero e ben lontano dalle economie occidentali e giapponese il che spiega forse  la foga nel celebrare la propria identita’ (la scorsa settimana ad esempio e’ stato celebrato in tutto il 556mo anniversario dell’invenzione del alfabeto Hangul). Un entusiasmo comprensibile insomma anche quando pecca di eccesso di zelo – come la salda convinzione che  in tutto il mondo sia inarrestabile ormai il successo sia delle  band di K Pop che delle telenovelas coreane che qui sono in rotazione fissa e che almeno nel caso di queste ultime ci sembr una chiara sopravalutazione. Il punto di maggiore orgoglio si instuisce e’ a prosperita’ conquistata da una larga fascia di Coreani come dimostrano le folle nel mega-grande magazzino Shinsegae. La crisi qui significa una crescita del 2% e rotti invece degli oltre 4%  prerecessionari e quale stato occidentale non ci metterebbe la firma? Ma con la ricchezza  arriva anche la sua ombra e i film che la commentano come Taste of Money   di Im Sang-Soo aspra satira su di una dinastia capitalista – una specie versione orientale degli Agnelli – in preda a una dissoluzione morale fatta di connivenza con una classe politica corrotta, una spirale in  cui tutto  e’ lecito nel nome del profitto sulo sfondo di un privilegio barocco che fa da contraltare alla deindustrializzazione che e’ la location del Pieta di Kim Ki-Duk.

Fontana di Trevi replicante nel centro commerciale Shinsegae di Busan