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Islamismo

Conversazione con Shrin Ebadi

Queste affermazioni sono tratte da una conversazione (pubblica) che ho avuto con lei a Bolzano, il 3 luglio 2009.

«Se io andassi in giro per le strade di Tehran come sono vestita oggi – un tailleur pantalone, castigato, con maniche lunghe, ma senza velo – sarei punita con 80 frustate», afferma Shrin Ebadi, premio Nobel per la pace, in Italia per ritirare il premio Alexander Langer assegnato ad una delle sue più strette collaboratrici, Narges  Mohammadi, alla quale è stato ritirato il passaporto.

«Quella del velo è solo una delle leggi contro le donne approvare dopo la rivoluzione, e poi: un uomo può avere quattro mogli, la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo (anche nei risarcimenti), la testimonianza di una donna vale la metà.  Queste leggi non sono adeguate alla situazione culturale. Le donne in Iran sono molto istruite e hanno anche ruoli importanti e non possono accettare questa situazione, quindi sfruttano ogni occasione per manifestare il loro dissenso. Per questo molte donne sono scese per le strade a manifestare non solo contro i brogli elettorali, ma contro le loro condizioni di vita per ottenere un cambiamento in modo pacifico. La differenza tra l’ottenere le riforme con la rivoluzione o con un movimento pacifista sta solo nei tempi», sostiene l’avvocata impegnata nella difesa dei diritti delle donne.

Secondo Shrin la società iraniana è secolarizzata, ma non si può organizzare apertamente in Iran.

«Il movimento che chiede questo cambiamento non ha un leader, non ha una sede ma è nel cuore di tutti».

«Alla base delle leggi che discriminano le donne – secondo Shrin Ebadi – vi è la cultura patriarcale, ma un’interpretazione dell’islam (le interpretazioni sono diverse e lo dimostra la diversa situazione nei vari paesi musulmani) lo avalla. Occorre separare lo stato dalla religione, così i governi non potranno più usare la religione». (segue)