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Islamismo

Contro la tolleranza

«Né razzismo né tolleranza ma eguaglianza». La scritta è apparsa su uno striscione portato da un gruppo di migranti neri a una recente manifestazione, e mi ha colpito. Forse lo slogan non è stato nemmeno notati da molti, eppure il contenuto di questa rivendicazione è ancora tabù per molti democratici occidentali che pur si ritengono sostenitori dei diritti degli immigrati. Ci sono termini che sono legati simbolicamente a fatti storici e non possono essere riproposti per interpretare la realtà di oggi mentre altri possono avere una doppia valenza come l’hanno avuta nella storia.
Mi riferisco, per esempio, al termine tolleranza. Proprio a partire dalla storia: dall’editto di tolleranza con cui l’imperatore Costantino concesse nel 313 la libertà di culto per i cristiani alle più recenti case di tolleranza, pur se chiuse. Dunque non dovremmo avere timore nel riconsiderare oggi il termine tolleranza, soprattutto quando questo diventa il grimaldello nelle mani di coloro che in nome della tolleranza sono disposti a giustificare discriminazioni, violenze, violazioni dei diritti umani altrimenti ingiustificabili. Un’arma che viene spesso usata contro le donne, ispirata più che dalla tolleranza da una visione patriarcale del mondo che non conosce confini. Non può esserci tolleranza contro le violazioni dei diritti umani, che sono universali e in quanto tali, questi sì, non devono conoscere barriere.
I diritti universali nati dalla rivoluzione francese e diventati patrimonio di tutta l’umanità devono essere difesi senza limitazioni relativiste. Libertà, fraternità e uguaglianza, per l’appunto. Ed è proprio sull’uguaglianza che si concentrano le maggiori contestazioni, soprattutto quando si tratta di uguaglianza tra uomo-donna. Non si possono fare concessioni a coloro che si appellano ai testi sacri, alle tradizioni o alle culture per negare l’uguaglianza, nemmeno in nome della tolleranza.
La tolleranza, in tempi in cui prevale l’intolleranza, viene evocata nei confronti dei diversi, una diversità che può essere di sesso, razza, religione. Sono proprio quelle diversità che vengono negate dalle costituzioni moderne, dal diritto internazionale e dalle varie convenzioni delle Nazioni unite, magari firmare ma mai applicate. L’«altro» da tollerare o da discriminare è comunque un diverso. L’atteggiamento naturalmente è diverso tra chi considera l’«altro» un selvaggio da cacciare o isolare e chi invece ne tollera anche gli atteggiamenti inaccettabili, ma alla base vi è sempre un sentimento razzista più marcato nel primo caso, più sottile nel secondo.
Per evitare questi comportamenti la convivenza deve avere regole certe e non essere lasciata alla discrezionalità dell’individuo. Questa certezza può essere garantita solo dal diritto, innanzitutto dal rispetto dei diritti universali, perché se non fossero di tutti non sarebbero universali.
Questi problemi sono sollevati da una presenza sempre più multietnica nel mostro paese, come in tutto l’occidente, dove la tolleranza si coniuga spesso con il multiculturalismo. Esistono due modi di affrontare la questione dell’immigrazione che fanno riferimento, schematicamente, all’integrazione francese e al comunitarismo britannico. L’Italia, paese di nuova immigrazione, resta nel mezzo senza aver ancora individuato una propria strada.
In Italia si tende comunque ad accettare come positivo il multiculturalismo. Questo atteggiamento, che tende a lasciar crescere isole con culture e tradizioni diverse isolate tra di loro, tuttavia non fa della presenza di popoli diversi una ricchezza. Coscientemente o meno si vuole evitare quella «contaminazione» che contribuirebbe a un arricchimento nostro e soprattutto delle nuove generazioni. Il rispetto degli altri presuppone la valorizzazione della dignità di ognuno di noi, tuttavia senza contatti non può esservi rispetto ma solo tolleranza senza eguaglianza. Una eguaglianza di diritti e di doveri, soprattutto di diritti che nel nostro paese vengono negati a chi viene dal sud del mondo: il diritto alla cittadinanza per chi nasce nel nostro paese, il diritto al voto, alla protezione per le donne che subiscono violenze e che rischiano il peggio se rimandate a casa. Ci sono donne, e uomini ma soprattutto donne, condannate dai fondamentalisti dei loro paesi, perché rivendicano il diritto all’uguaglianza, non possiamo condannarle in nome della tolleranza.