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Nuvoletta rossa

«Condizioni»: fra Psycho e Pop con Micol Beltramini e Nate Powell

E poi ci sono gli editor. Quelli che nelle case editrici si sporcano le mani con un lavoro oscuro, matto, disperatissimo. Spesso, non sempre, bistrattato. Perché è vero che ogni buon libro ha un valore in sé. Ma è vero anche che una cura redazionale come si deve può fare un sacco di differenza. Soprattutto quando si tratta di fumetti stranieri. Soprattutto quando i fumetti in questione sono spaccati minimal di vita vissuta. Così, spazio a Micol Beltramini, cagliaritana di nascita e milanese d’adozione, blogger di successo, autrice di guide turistiche sulle bellezze nascoste della Capitale morale, favole per bambini cresciutelli e appunto fumetti come spaccati minimal di vita vissuta. Un personaggio irrequieto, mai banale, dotato di una sensibilità barometrica. E il personaggio ideale su cui puntare per la gestione “chiavi in mano” di una collana tutta incentrata sulla “diversità” intesa non tanto o non solo fra le virgolette molto limitanti delle tematiche LGBT ma come “difference”, à la francaise. Spiega Beltramini a Fumettologica: “Nella ricerca di un titolo-concept alla fine ha vinto Psycho Pop: “psycho” tende a riferirsi ai temi (tutte le distorsioni di realtà che per me sono interessanti) mentre “pop” allo stile (un calderone di tante cose, tranne il francamente brutto e il classicamente realistico, che non amo). Una sera, non ricordo più dove, ho visto un’immagine. Ho pensato che  Psycho Pop per me era esattamente quello: un lecca lecca con dentro una lametta. Volevo parlare della vita nelle sue accezioni più inquietanti e struggenti, e volevo farlo con l’allegria malata dei camioncini dei gelati americani, solo apparentemente innocui”.

La copertina del volume © Nate Powell/Edizioni BD

La copertina del volume © Nate Powell/Edizioni BD

Il risultato del lavoro monstre – fumetti scelti, condivisi, tradotti ed editati sempre in stretto contatto con autori al lavoro ai quattro angoli del mondo – sono i primi volumi di questa collana molto laterale e molto varia, da Blue dell’australiano Pat Grant, racconto sulla difficile convivenza di un forestiero/alieno con una piccola comunità australiana, a Marbles di Ellen Forney, un memoir al femminile sul disturbo bipolare. Senza dimenticare Condizioni di Nate Powell già visto alle matite e chine fra le pagine del romanzo grafico antirazzista “Il silenzio dei nostri amici”, pubblicato da Bao Publishing nel 2012 e qui in veste di autore completo. 188 pagine per 16 € di piccole storie marginali che rimandano a microcosmi narrativi fra David Lynch e Kurt Cobain. Vecchie auto che non partono, personaggi che comunicano più attraverso i silenzi che attraverso i balloon, sogni americani che per prendere quota avrebbero bisogno di ben altro che i gadget e i costumi di tanto fumetto Usa, e infatti spesso restano lì, inespressi, irrealizzati, in progress, come la vita di tanti lettori. Roba poco fumettosa, che però qui respira e palpita di brutto, in un bianco e nero magari diseguale, ma sempre dotato di una formidabile potenza evocativa. Ma una volta tanto, il valore aggiunto del volume sta proprio nel lavoro della curatrice, che ha creato questo curioso e vibrante oggetto libro a quattro mani con l’autore a partire da due raccolte inedite in Italia e con il valore aggiunto di vari contenuti che danno ai racconti disegnati di Powell un senso e una compattezza tutti particolari: dai redazionali a corredo delle singole short stories, alle traduzioni sfumate e impeccabili, fino alla copertina realizzata ad hoc e impreziosita da un errore di sillabazione che è anche testimonianza (inconscia?) delle allegre inquietudini che scorrono fra le pagine del libro. Sincerità disarmante, resistenza, coraggio, sentimento, ironia, il tutto nella miglior forma disegnata possibile: forse non è un caso che l’editore sia lo stesso del nostro Gang Bang.