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Napoli centrale

Condannati i disobbedienti di Chiaiano

 

Non ha importanza se dalla loro azione di disobbedienza civile la magistratura abbia poi aperto un’inchiesta che ha portato alla chiusura di gran parte della discarica di Chiaiano, i manifestanti sono colpevoli. Su quella cava infatti vige l’etichetta di sito militare apposta dall’allora commissario straordinario Guido Bertolaso nel 2008. Così a quattro disobbedienti è arrivata speditissima la notifica di condanna per l’occupazione dello scorso 16 luglio, 600 euro a testa. Poi ci si lamenta per la lentezza della giustizia italiana!

Gli attivisti presi a campione per dimostrare che una legge va rispettata – sebbene ormai oltrepassata dai fatti e dagli eventi, e anche alquanto orwelliana visto che trasforma le discariche in siti militari e gli abitanti in pericolosi golpisti – sono Pietro Rinaldi, consigliere comunale di Napoli è tua, Antonio Musella protavoce della rete Commons, Ivo Poggiani consigliere della VIII Municipalità e Palma Kaiser dei comitati di Chiaiano. Persone da sempre impegnati nelle battaglie ambientali, esponenti del centro sociale Insurgencia, che hanno commentato così la notifica: “Se non avessimo violato la zona militare, se quella mattina non avessimo dato il via a una serie di nuove mobilitazioni, oggi quella discarica sarebbe ancora aperta. A seguito di quell’occupazione – spiegano – fu autorizzato dalla Sapna, società proviciale che gestisce l’invaso, il sopralluogo del 27 luglio al termine del quale un geyser di percolato esplose da un pozzo di captazione. Da quell’episodio nacque poi il supplemento di inchiesta che ha portato, grazie alla mobilitazione dei cittadini, alla chiusura della discarica nel novembre scorso”. Per questo motivo a loro è andata immediatamente la solidarietà del vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano: “E’ anche grazie a queste azioni di disobbedienza civile, condotte dalla popolazione e dai comitati territoriali, che si sono accesi i riflettori sulla discarica di Chiaiano, evidenziando l’assurdità di considerare zona militare un sito su cui, invece, dovrebbe essere garantita la massima trasparenza”.

E se già si può immaginare qualche titolo o editoriale sull’amministrazione che copre le illegalità dei centri sociali, confidiamo almeno in un po’ di buon senso: visto che la discarica è stata chiusa dalla magistratura gli attivisti avevano qualche ragione a violare l’ennesima zona rossa di uno stato troppo lontano dai cittadini.

E infatti l’avvocato Rinaldi commenta: “Rifarei tutto anche cento volte. Grazie a quell’azione si è poi arrivati alla chiusura della discarica. Violare le leggi ingiuste spesso è necessario per arrivare alla giustizia”.