closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Con il crollo di Abc è spazzato via anche il Monti bis. E Bersani gongola

La verità è che l’altolà del Pdl più che far cadere il governo Monti attuale salvo sorprese fa cadere soprattutto l’ipotesi del Monti bis. La continuazione dei «tecnici» dopo il voto era uno scenario che ha dominato i calcoli dei vari partiti e delle cancellerie internazionali per quasi un anno. Oggi quello scenario non c’è più, spazzato via dalle primarie del centrosinistra prima e dal ritorno di Berlusconi poi. In un certo senso, il Pdl ha fatto le sue primarie ieri, iniziate e finite con la ricandidatura del padre-padrone e il plauso entusiasta di decine di parlamentari presunti critici o malpancisti (chi si ricorda, oggi, i dotti retroscena sull’elenco di «pisaniani» pronti a mollare Silvio per un nuovo centrodestra?).

Bersani assiste al disastro del Pdl in diretta mondiale e gongola. «La tensione col governo è tutta del Pdl e dentro al Pdl», osserva la capogruppo pd in senato Anna Finocchiaro. Bersani, del resto, aveva già garantito a Monti il sostegno «leale» fino alla fine della legislatura. Anche perché qualsiasi sia la data delle politiche (probabilmente a inizio marzo) e con il «porcellum» quasi sicuramente invariato il Pd ha tutte le carte in regola per governare: «Noi non abbiamo paura delle elezioni. Richiamiamo il Pdl alle sue responsabilità», avverte Bersani. Che vede la strada per palazzo Chigi sgombra anche dell’ostacolo più scomodo, Mario Monti.

Gli «spin doctor» democratici calcolano i premi di maggioranza regionali al senato e più d’uno suggerisce che senza passi falsi il centrosinistra potrebbe arrivare primo in quasi tutte le regioni a parte Veneto e Sicilia e domani controllare anche il senato. Perfino la Lombardia, dopo la vittoria di Pisapia a Milano, oggi è in bilico.

D’altronde in Italia, contrariamente alla retorica «settentrionalista», le elezioni politiche si vincono o si perdono al Sud. Dove prima la Dc e poi il centrodestra hanno sempre regnato quasi incontrastati. Oggi quel dominio non è più così scontato. E resuscitare l’asse del Nord Pdl-Lega sembra più una «linea Maginot» di Berlusconi e Maroni che un calcolo avveduto per la vittoria nelle urne.

Oltre al Professore, chi rischia di uscire con le ossa rotte dai 12 mesi di governo tecnico sono soprattutto Montezemolo e l’Udc, che su Monti hanno scommesso di tutto e di più. Pier Casini nell’aula della camera si appella «a qualche sussulto di dignità» dei «moderati» del Pdl (invito analogo, ma ancor meno convinto, lo rivolge anche ai banchi del Pd). «Chi vuole partecipare alla Lista per l’Italia lo dica subito. Le titubanze sono comprensibili, ma vanno superate presto. Avanti chi ci crede!» twitta il saggio consigliere e portavoce Roberto Rao.

Ma a conti fatti votano la fiducia a Monti solo in 4 pidiellini e tra questi solo Frattini e Cazzola possono essere considerati «moderati» doc (almeno secondo il lessico da transatlantico). Anche se domani le fila centriste si ingrossassero, sarebbero tutti nomi in più ai quali garantire una ricandidatura, cui prodest?

In serata alla camera Casini e Bersani si incontrano per 40 minuti nella stanza del segretario del Pd. Sono entrambi «preoccupati» dalla crisi del Pdl e dalla svolta berlusconiana. Ma l’unità di intenti si ferma, appunto, alla preoccupazione e al varo congiunto della legge di stabilità e di pochi altri provvedimenti (ad esempio i fondamentali decreti attuativi dell’equilibrio di bilancio nella costituzione).

Al massimo c’è qualche tipo di accordo sulle regionali in Lazio e Lombardia ma è tutto da verificare nei sondaggi e nella coalizione. La rotta comune dei due leader finisce qui. Bersani ormai è legittimato a candidarsi a palazzo Chigi, Casini non ha nemmeno una coalizione e un nome spendibile da presentare agli elettori. Il suo candidato, Mario Monti, è stato bocciato esplicitamente dal Colle e non sembra più l’asso pigliatutto di due mesi fa.

Il disastro economico e sociale che all’inizio presagivano solo pochi uccelli di sventura (tra cui questo giornale) oggi è sotto gli occhi di tutti. Lo descrive con dovizia di particolari perfino il pdl Fabrizio Cicchitto in un discorso alla camera che però non applaudono nemmeno i suoi. La strana maggioranza «Abc» finisce qui. Senza rimpianti.

dal manifesto del 7 dicembre 2012